La cronaca della visita a Venezia del Commissario anticorruzione Raffaele Cantone in due articoli di Monica Zicchiero e Alberto Zorzi IL CAPO DELL'ANTICORRUZIONE INCONTRA MAGISTRATI e CONSORZIO: «UN COMMISSARIO? VALUTEREMO» VENEZIA «Il commissariamento delle imprese corruttrici negli appalti pubblici è una norma storica. Il senso è: non solo ti mettiamo in carcere, ma non ti permettiamo di prenderti i soldi del reato che hai commesso. Ci proveremo ad applicarla anche a Venezia per il Mose». Strappa l'applauso della folla il presidente dell'Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone, invitato a parlare di legalità e appalti con il senatore Felice Casson dall'associazione Umberto Conte in un teatro Aurora strapieno nonostante il caldo. Dopo l'incontro con il Consorzio Venezia Nuova «ho preso delle carte per approfondimenti » e con la Procura di Venezia, a Marghera il magistrato si toglie giacca e cravatta e comincia a parlar chiaro. «Il commissariamento applicato alla Maltauro nel caso di Venezia ha un problema: qui non ci sono imprese aggiudicatarie perché non c'è mai stato un appalto». Tutto nasce dalla famosa legge speciale del 1984. «Una legge che ha attribuito denaro pubblico a privati che lo hanno gestito senza controllo», sottolinea. «Così la più grande opera pubblica in Italia viene sporcata perché la legge è stata fatta male e con deroghe di ogni tipo che hanno permesso una gestione privatistica di soldi pubblici - alza il sopracciglio Cantone - Adesso mi chiedo chi farà la manutenzione. Sarà l'affare successivo e bisogna avere occhi aperti. Solo chi ha costruito l'opera, sa come funziona. Il famoso disegno dell'appalto che dura tutta la vita e anche oltre». Anche se proprio nel corso della visita al Consorzio il presidente Mauro Fabris gli aveva chiarito la sua posizione. «Noi vogliamo concludere i lavori e accelerare il più possibile la fase di avviamento - spiega - ma poi la modalità di gestione la sceglierà il governo. Noi come Consorzio non ci candideremo ». La questione della conclusione dei cantieri è l'altro punto caldo. «Mi pare poco praticabile l'idea di accantonare un'opera completata all' 85 per cento», dice Cantone, ma dal pubblico si alzano contestazioni: «Hanno speso l'85 per cento dei soldi, non fatto l'85 per cento delle opere ». Lui alza le mani: «La politica si deve assumere la responsabilità di dire cosa va fatto». E al massimo può dire alla politica cosa non va fatto. Perché, come dice il senatore Casson, «il fatto che ci siano le stesse persone in campo e in galera nella prima e nella seconda Tangentopoli milanese e veneta è un modo di intendere gli affari». Primo, non sottovalutare i corruttori. «In Italia corruttori ed evasori fiscali sono simpatici, è gente che se la sa cavare e nessuno si scandalizza se tornano in Parlamento. Invece devono essere considerati come i mafiosi ». Tra prescrizioni dimezzate per i reati di corruzione e falso in bilancio depenalizzato, Cantone critica il codice degli appalti, «che si applica sono agli sfigati è che per l'Expo è stato derogato 86 volte». Parole dure anche per la legge obiettivo, che ha fatto fare il salto di qualità al Mose, ma anche al sistema corruttivo. «I general contractor sono gli stessi dieci grandi costruttori che decidono il bello e il cattivo tempo delle opere pubbliche», avverte il magi- strato, secondo il quale servono sanzioni semplici ed esemplari: «I corruttori vanno allontanati dai posti di comandi e per i politici non deve esistere la presunzione di innocenza: deve esserci la certezza della specchiatezza». Resta solo la consolazione che nell'«affaire» Mose non ci sono infiltrazioni mafiose e che l'indagine è stata «da manuale », perché che ha dimostrato come la corruzione abbia permeato anche il sistema dei controlli. «Peggio Milano o Venezia? Peggio Venezia, secondo me», dice Cantone. Il magistrato alle tre era arrivato all'Arsenale per incontrare il presidente Fabris e il direttore Hermes Redi. «Ci eravamo già visti un paio di settimane fa, sono stati due incontri costruttivi e molto concreti - è stato il commento di Fabris - Lui vuole capire, noi con la massima trasparenza gli stiamo dando le informazioni che chiede». Il presidente del Consorzio preferisce non entrare nel merito degli argomenti trattati, ma la posizione è piuttosto chiara: il sistema della concessione unica è stato creato con delle norme statali, e non c'è stata nessuna «privatizzazione», visto che il soggetto pubblico nel Mose c'è ed è il Magistrato alle Acque. Alle quattro e un quarto, sbarcando da un motoscafo della Guardia di Finanza, Cantone è invece arrivato in Procura a Venezia, dove ha incontrato il procuratore capo Luigi Delpino, il nuovo procuratore aggiunto Adelchi D'Ippolito (che ieri era in visita di cortesia, ma che si insedierà a settembre) e i tre pm che coordinano l'inchiesta sul Consorzio e sulla Mantovani: Stefano Ancilotto, Paola Tonini e Stefano Buccini. Il presidente dell'Anticorruzione ha spiegato che aveva la «necessità di parlare con i colleghi», ma ha spiegato di «non poter rivelare i contenuti del colloquio». In mezz'ora si è parlato dell'inchiesta (su cui peraltro era molto aggiornato) e appunto dell'applicabilità della norma sulle mazzette negli appalti al caso del Consorzio, oltre agli sviluppi futuri, anche dal punto di vista della tempistica.
Corriere della Sera
18 Luglio 2014
MoSe: Cantone a Venezia
AL
Alberto Zorzi
Corriere della Sera
Il commissario anticorruzione Raffaele Cantone ha visitato il Consorzio Venezia Nuova e ha espresso le sue preoccupazioni sulla gestione del progetto Mose. Cantone ha criticato la legge speciale del 1984 che ha attribuito denaro pubblico a privati senza controllo, e ha sottolineato che la gestione privatistica di soldi pubblici ha portato a una corruzione profonda. Ha anche criticato il sistema degli appalti e ha chiesto sanzioni semplici ed esemplari per i corruttori. Cantone ha anche espresso la sua preoccupazione per la conclusione dei cantieri e ha criticato l'idea di accantonare un'opera completata all'85%.
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