I NUMERI «Lavorano per noi in 630 incassiamo 22 milioni l'anno da sei milioni di visitatori» Vado a far visita alla dottoressa Cristina Acidini, Soprintendente per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale della Città di Firenze. Apro una piccola porta in una stradina di Firenze che divide Palazzo Vecchio e l'edificio vasariano degli Uffizi. Lei lavora in un ufficio minuscolo, circondata da libri e documenti e cartelle e ha una scrivania ampia e sovraccarica. Le chiedo: Firenze è la città più visitata in Italia? «Non so se sia la più visitata, ma è decisamente ben posizionata in classifica. Firenze ha una rete molto importante di musei statali, tra i quali gli Uffizi, Palazzo Pitti, la Galleria dell'Accademia, i Giardini di Boboli, il Bargello, San Marco, e così via». Quante persone visitano gli Uffizi? «Un milione e ottocentomila ogni anno. Certo, non è un numero così alto se lo si confronta per esempio con il Louvre, ma è stupido farlo perché il Louvre è dodici volte più grande. Il Louvre è un museo universale. Noi abbiamo dipinti e sculture. Però moltissimi capolavori, da Botticelli a Leonardo, da Piero della Francesca a Paolo Uccello; la celeberrima Sacra Famiglia (più conosciuta come "Tondo Doni"), l'unico dipinto su tavola di Michelangelo citato da Vasari». Quanti visitatori hanno in totale tutti i musei di Firenze? «Tra i cinque e i sei milioni l'anno. Devo dire che i nostri musei hanno, più o meno, un reddito di 22 milioni di euro l'anno e che non paghiamo gli stipendi dei dipendenti. All'incirca 15 milioni sono utilizzati per la manutenzione, per conservare e restaurare il patrimonio artistico. Dobbiamo anche contribuire finanziando alcuni dei progetti del comune di Firenze». Il turismo è in crescita? «È più o meno stabile, a volte aumentano un po' i numeri complessivi. Ora abbiamo turisti provenienti principalmente da Russia, Cina e Sud America». Che cosa vogliono visitare? «Gli Uffizi e la Galleria dell'Accademia, perché vogliono vedere il David di Michelangelo. Ma molti vogliono anche vedere il Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli». Acquistate dipinti? «Normalmente non compriamo tanto, ma cerchiamo di acquistare quando troviamo sul mercato dipinti che fanno parte di una coppia che è stata divisa». In che cosa consiste il suo lavoro? «Le mie principali occupazioni riguardano le persone e il denaro: abbiamo seicentotrenta persone che lavorano per noi a tempo indeterminato. Poi, naturalmente, ci occupiamo dei visitatori. È molto importante per noi costruire partenariati con i donatori. E poi ci sono gli Amici degli Uffizi, del Bargello e di vari altri musei. Gli Amici di Firenze, in generale, sono molto attivi». Prestate molti dipinti? «Duemila pezzi l'anno, dalle monete alle grandi sculture. Molti provengono dai nostri fondi». A chi si presta? «Dal più grande al più piccolo. Abbiamo coordinato la mostra di Raffaello a Tokyo. A Bonn abbiamo organizzato una mostra di trecentocinquanta pezzi da Firenze e da altri musei. Il titolo era molto semplice: "Firenze"!». Che mi dice dei Nuovi Uffizi? «Abbiamo iniziato il progetto nel 2006, ma è molto difficile espandere l'edificio di Vasari. L'unico modo è stato trasformare le camere esistenti nelle gallerie, che ora sono completamente installate e visitabili. In questa maniera abbiamo più o meno raddoppiato lo spazio delle gallerie visitabili. Ora ce ne sono centodue. Abbiamo usato diversi colori per dipingere le pareti di alcune stanze». Da quanti anni ricopre questo incarico? «Sette anni, e sono molto soddisfatta, anche se ci sono difficoltà, non è un lavoro facile. Per una storica dell'arte come me lavorare per i musei di Firenze è il sogno della vita. Firenze è un'opportunità unica per avere un ruolo di responsabilità e per lavorarci». Ha molti giovani che lavorano con lei? «Diamo pieno accesso ai giovani ospiti curatori di mostre che vengono da noi per completare la loro formazione culturale e che danno un grande contributo. Sono molto bravi, ma non siamo in grado di offrire loro posti a tempo indeterminato, perché la pubblica amministrazione ha chiuso i battenti e ora è impossibile accedervi. Non ci sono state nuove assunzioni fino a quando, di recente, il nuovo ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha aperto di nuovo alcune posizioni per i giovani, e questo è un buon inizio, molto incoraggiante. Penso che finora fossimo moralmente in difetto per non aver dato opportunità ai giovani e d'altra parte abbiamo assolutamente bisogno di nuovi curatori. Altrimenti dovremo preoccuparci per il futuro del nostro patrimonio»