ATRE anni di distanza Hahn torna in Campania, stavolta accompagnato dal governo con i suoi vertici, il ministro per i beni culturali Dario Franceschini e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, per dare una accelerata ai lavori. Non è la prima volta che Hahn torna a Pompei, per verificare se, come e perché quel progetto, per quanto rinomato, sia ancora solo un progetto. Un finanziamento di 105 milioni, che ha per ora prodotto bandi aggiudicati e gare in corso per un totale di circa 10 milioni, di cui effettivamente spesi qualcosa come 500 mila euro. Il tutto mentre il sito archeologico continua a guadagnarsi le prime pagine nel mondo per gli scioperi del personale, che spesso bloccano i turisti ai cancelli, e per i continui crolli alle mura. «Ogni crollo per me è una sconfitta enorme», aveva in effetti già dichiarato Hahn appena tre mesi fa, durante l'ultima delle sue visite di controllo prima di quella di stamattina. «Quello che è stato promesso, stanziare i fondi Ue - ricordava allora Hahn - è stato fatto. Ma il resto è in cattivo stato». I fondi sono stati promessi, questo è confermato. E venti giorni fa il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, a sua volta in visita a Pompei, leggeva il bicchiere mezzo (o più) pieno, notando che i cantieri «sono aperti, i lavori procedono ». Anche Franceschini non ha mai allentato la sua at- tenzione su Pompei. Venne all'indomani della sua nomina nel dicastero Renzi, ad aprire tre domus restaurate. Lavori che erano indetti fuori dal grande progetto, come pure i due milioni per la manutenzione messi a disposizione della Soprintendenza speciale in primavera. Oggi però la missione fra gli scavi ha il sapore di una svolta. Perché, come scrive il comunicato della Soprintendenza, oggi con Hahn e Franceschini ci sarà anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, e la visita porterà alla firma di «un cronoprogramma che fisserà nero su bianco tempi e modi di realizzazione dei cantieri di restauro previsti per gli Scavi con i 105 milioni dell'Unione europea». Si parla di «una serie di obiettivi e scadenze specifiche ». Non è escluso che dietro questa formula si nasconda l'escamotage di spezzettare in due o più tronconi il pacchetto finanziario da mettere ancora a bando, da affidare ad altrettante diverse stazioni appaltanti perché la loro gestione possa essere più flessibile e rapida. Una svolta comunque la attende anche la Regione, per evitare che Caldoro si avvii alla fine del suo mandato con il solo ricordo malinconico di quella riunione del 2011.