SEI anni di multe, ordinanze e cornicioni che cadono sul marciapiede si risolvono con lo smantellamento dell'intera facciata di un palazzo di metà Ottocento. Nel pieno centro di Torino, a due isolati da piazza Vittorio, il rischio crolli non è imputabile al Comune, ma ci sono voluti anni di lamentele perché la proprietà (privata) dello stabile pericolante trovasse una soluzione: una squadra di muratori che, mazzetta e scalpello, smantella tutti i fregi che ornano finestre e balconi. La soluzione più semplice, ma anche più devastante, per un edificio costruito durante la riqualificazione di borgo Vanchiglia, progettata dall'architetto Alessandro Antonelli, e sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. «È un peccato smantellare stalli di pregio, ma la proprietà ci ha affidato il compito di procedere alla messa in sicurezza delle facciate», racconta Ranieri Costa, l'ingegnere genovese (come la proprietaria) che è stato incaricato di adempiere alle ordinanze comunali. Gli abitanti della zona hanno denunciato, per anni, la caduta di calcinacci e parti del tetto. Il primo luglio la polizia locale aveva disposto la chiusura al traffico del tratto di via Verdi interessato: «Fino a che non sarà messo in sicurezza il palazzo, la via resterà chiusa» avevano spiegato i vigili. Da allora gli esercizi commerciali al piano terreno sono stati costretti alla chiusura: sulle serrande del ristorante giapponese, della panetteria e dello storico circolo Arci Tabacchi, penzolano cartelli che annunciano la chiusura a tempo indeterminato. «Giusto di fronte ci sono l'uscita della scuola elementare e quella dell'aula studio universitaria. Sono anni che denunciamo ai vigili il pericolo che qualcuno si faccia male denuncia uno dei proprietari dello stabile vicino Ci sono diversi esposti in procura, ma nessuno non ha fatto nulla». Negli ultimi anni c'erano stati diversi interventi dell'amministrazione che aveva costretto prima allo sgombero il terzo e il quarto piano del palazzo (ora completamente abbandonati) e poi, nel marzo 2013, all'imbragatura dell'intera struttura: «Fino a che non hanno chiuso la strada tutto il palazzo era coperto da ponteggi. Non perché stavano facendo dei lavori, ma solo per raccogliere i pezzi in caduta libera» aggiungono i vicini. Gli uffici del comune non vogliono commentare lo smantellamento dei fregi: «C'è un'ordinanza per la messa in sicurezza. Sappiamo che la proprietà sta provvedendo » sono le uniche parole del geometra comunale responsabile della pratica. Su come la messa in sicurezza stia avvenendo molti abitanti però hanno dei dubbi: «Com'è possibile che in tanti anni nessuno abbia fatto nulla e ora l'unica cosa che il comune riesce a ottenere sia la distruzione della facciata?» è la domanda arrabbiata di un'altra residente. «Molti dicono che quelle facciate siano poste sotto tutela continua Abbiamo scritto alla Sovraintendenza che ci ha detto sarebbe intervenuta, ma non abbiamo mai visto nessuno». Subito oltre corso San Maurizio si staglia la celebrata Fetta di Polenta: i fregi intatti sono gli stessi che gli scalpelli stanno facendo saltare duecento metri più in là.