La riforma presentata dal ministro Franceschini prevede "supermanager" per Uffizi, Accademia e Bargello. Spiazzati e critici gli attuali responsabili. La Galleria del David declassata con dirigente di seconda fascia C'è chi lo ha già ribattezzato «decreto ammazza direttori». La riorganizzazione dei Beni culturali presentata dal ministro Dario Franceschini, che renderà venti musei italiani, tra cui Uffizi, Accademia e Bargello, «uffici dirigenziali» dotati del «massimo status amministrativo», i cui direttori «potranno essere scelti tramite selezione pubblica tra interni o esterni all'amministrazione anche stranieri», sdoganando, di fatto, l'introduzione di "supermanager" al posto degli attuali dirigenti, sta scatenando un putiferio negli uffici del Polo museale fiorentino. Tra scambi di mail, ipotesi catastrofiche, ma soprattutto tanti dubbi. A cominciare da quello sul destino della stessa soprintendenza speciale al Polo museale, un sistema in cui, in virtù dell'autonomia finanziaria concessa nel 2003, sono proprio i musei "big", Uffizi e Accademia, a permettere il sostentamento di decine di ville, cenacoli, dimore storiche e gallerie minori. Non parla la soprintendente Cristina Acidini, limitandosi a precisare che «molte cose dovranno essere chiarite». Tanto più che un vero testo di legge non sembra esistere, e quelle passate sui tavoli di via della Ninna sono le stesse, generiche linee guida pubblicate sul sito del Mibac. Sulla stessa linea di Acidini il direttore degli Uffizi Antonio Natali: «Prima di parlare, voglio capire bene, e per il momento non c'è stato il modo di farlo». Per Beatrice Paolozzi Strozzi, direttrice uscente del Bargello, si tratta di «una riforma radicale, profonda, di cui però al momento si mostrano solo le linee programmatiche, mentre i fondamentali dettagli tecnici dovranno essere precisati. Dovranno essere banditi concorsi per reclutare giovani, perché in tanti andiamo in pensione. Io dal primo di settembre, abbandonando il carico di angosce che una riforma tanto radicale si porta dietro». Parla di «clima di rottamazione» il direttore della Galleria dell'Accademia, Angelo Tartuferi: «Sapevo che ci sarebbe stato un supermanager che avrebbe affiancato i direttori, così cambia tutto. Ho molti dubbi considerando che quelli che sembra si vogliano mandare a casa sono professionisti conosciuti in tutto il mondo, dal Metropolitan agli Uffizi. Ma soprattutto mi lascia perplesso il fatto che nel testo di Franceschini si parla solo di valorizzazione, mai di tutela: che ne sarà dell'insostituibile scuola delle soprintendenze?». Nella lista stilata dal ministro, fra l'altro, l'Accademia finisce, insieme al Bargello, tra i musei che richiederanno un dirigente di seconda fascia e non di prima, quasi un declassamento rispetto a Brera, Capodimonte o alla Gnam di Roma: «Mi sembra strano, quando siamo il terzo museo più visitato d'Italia, dopo Uffizi e Palazzo ducale di Venezia che ci supera di sole 100 mila presenze all'anno». Soddisfazione invece dal sindaco Dario Nardella, che parla di «un deciso passo in avanti soprattutto in tema di semplificazione, sistema della valorizzazione dei nostri beni culturali e gestione dei musei». «Finalmente commenta il primo cittadino si stabilisce nell'organizzazione del ministero un principio di parità tra tutela e valorizzazione per il quale quest'ultima non è più l'ancella del sistema dei beni culturali in Italia, subordinata allo strapotere della tutela».
Musei, l'ansia dei direttori da "rottamare"
Il ministro Dario Franceschini ha presentato una riforma che prevede la creazione di "supermanager" per i musei italiani, tra cui Uffizi, Accademia e Bargello. Questa riforma potrebbe portare a una riduzione del potere dei direttori attuali e a una maggiore valorizzazione dei musei. Tuttavia, molti critici e dirigenti dei musei hanno espresso dubbi e preoccupazioni sulla riforma, che potrebbe portare a una riduzione del potere dei direttori e a una perdita di autonomia dei musei. La soprintendente Cristina Acidini ha precisato che molte cose dovranno essere chiarite, mentre il direttore degli Uffizi Antonio Natali ha espresso dubbi sulla riforma e sulla possibilità di bandire concorsi per reclutare giovani.
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