«Firenze sarà l'unica città d'Italia a rimanere chiusa domenica», aveva detto Rossi dopo che Firenze aveva negato un'altra volta la disponibilità ad aprire anche dopo il raggiungimento dell'accordo tra le organizzaazioni sindacali Cgil e Cisl. «Macché unica città d'Italia -continua Paolucci - anche a Roma i musei saranno chiusi». E rilancia al mittente le accuse sulla sua presunta responsabilità: «Chiedetelo ai sindacati perché i musei sono chiusi, è inutile che la Cgil abbia raggiunto l'accordo se qui a Firenze è minoritaria, qui la maggioranza sindacale è della Uil e la Uil di aprire i musei non ne vuole sapere». Così, ad entrare in causa alla fine, chiamato da più parti, tocca a Enzo Feliciani, responsabile della Uil fiorentina per i Beni culturali. «Forse è il caso di ribadire -spiega Feliciani - che a Firenze, non la Uil, ma tutte le organizzazioni sindacali hanno da sempre respinto l'apertura dei musei per il 1 maggio, tra l'altro una delle tre giornate di riposo previste dal calendario del ministero in un anno. È così vero che anche quando negli anni precedenti sono stati trovati da parte del ministero finanziamenti per l'apertura non c'è mai stato nessuno che ha aderito». Per Feliciani il punto non è tanto l'intervento o meno di Paolucci in tutta la vicenda, la questione è molto più circoscritta a incomprensioni interne tra le diverse organizzazioni sindacali. Nel fuoco del mirino stavolta ci va la Cgil. «Perché Rossi non dice che Paolucci aveva proposto l'apertura del 2 maggio e che è stato proprio lui a respingerla?»,dice Feliciani. L'oggetto del dissidio è la natura dell'accordo raggiunto tra Cgil e Cisl con il ministero dei Beni culturali, a essere messa in discussione è proprio quella disponibilità da parte del ministero a trovare i fondi per aumentare le ore lavorative ai precari che invece la Cgil aveva deciso di accogliere e di premiare. «Macché disponibilità, al momento il ministero non ha fatto niente per i precari - continua Feliciani - c'è stata solo la proposta da parte del viceministro dei Beni culturali di attingere ai fondi dei soldi del Lotto per aumentare del 50 le ore degli assistenti tecnici museali, i cosiddetti Atm, ma non c'è niente di concreto, si tratta al momento di una proposta futuribile». È futuribile per Feliciani anche l'equiparazione dei musei fiorentini a quelli del resto del paese. «Non si può paragonare la situazione del personale dei musei fiorentini a quella del Sud come fa la Cgil - continua Feliciani - quando dice che gli scavi di Pompei sono sempre chiusi. Il personale al Sud è più numeroso che qui, da noi i numeri sono insufficienti e se avere i musei aperti è un diritto hanno qualche diritto pure i lavoratori». Il rimpallo di accuse tra organizzazioni sindacali e Soprintendenza non apre di fatto di un centi-metro le porte dei musei di Firenze, sposta solo il problema ai rapporti interni tra i sindacati, sulla diversa modalità di valutazione dei segnali governativi, sulle diverse strategie di risolvere i problemi. «Come se non bastasse il progetto per l'apertura dei musei il 1 maggio è stato presentato il 26 aprile, mi sembra un po' tardivo». Qualche eccezione comunque domenica ci sarà, ma pare che il personale reclutato sarà dimezzato. Ancora una volta a scapito dei visitatori.