Nella splendida villa di Oplontis, dedicata a Poppea, un party per pochi eletti che sono arrivati in abito da sera e tacchi a spillo. E oggi arrivano Hahn e Franceschini NAPOLI - Non è un caso che oggi, dopo la grande rivoluzione delle Soprintendenze il Commissario europeo per la politica regionale, Johannes Hahn, il ministro per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, Dario Franceschini e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Graziano Delrio saranno a Pompei dove è prevista la firma di un «Piano d'azione» congiunto tra la Commissione europea e il governo italiano per accelerare i lavori del «Grande Progetto Pompei». O forse sarebbe meglio dire per chiedere una proroga perché il ritardo è grande. I RITARDI DEL GRANDE PROGETTO - Ma non «colposo», come riferiranno i vertici dei ministeri al commissario europeo, perché loro sono appena arrivati. Già nei giorni scorsi Delrio aveva spiegato: «La visita è stata ben preparata. Abbiano analizzato tutti i ritardi e stilato un cronoprogramma da sottoporre all'Europa con una piccola dilazione sui tempi. Abbiamo fatto anche un piano di accelerazione molto forte e contiamo di convincere Hahn».Franceschini a sua volta presenterà al commissario la sua rivoluzione: un soprintendente per regione e 20 musei di interesse nazionale dotati di piena autonomia gestionale e finanziaria con direttori altamente specializzati e selezionati con procedure pubbliche. OSSERVATORIO: È UN FALLIMENTO - Molti in Campania. Tra loro Pompei, Ercolano e Stabia, Reggia di Caserta, Museo di Capodimonte, Museo Archeologico di Napoli e Paestum. Ed è nell'ambito di queste azioni che il ministro ieri ha espresso un suo desiderio: «Vorrei - ha detto - che ci fosse una Scuola di Archeologia a Pompei. Chissà quanti studenti sognano di formarsi in questo settore in un sito come Pompei». «L'ammissione del sottosegretario Delrio sui ritardi degli interventi del Grande progetto - spiega Antonio Irlando dell'Osservatorio Patrimonio culturale - da un lato rappresenta la necessaria assunzione di responsabilità per accelerare gli interventi ma al contempo è la conferma del clamoroso fallimento che è stato fin qui il Grande progetto. Su trentanove interventi da concludere entro il dicembre 2015, un solo cantiere del valore inferiore ai 500 mila euro è terminato, rispetto ad una disponibilità di 105 milioni di euro cofinanziati dall'Ue». INTANTO SI FA FESTA - Ma a Pompei il clima non è buono. Soprattutto perché i residenti, le associazioni, i comitati, si sentono derubati del loro patrimonio culturale e archeologico. Sabato sera nella villa di Poppea, nell'antica Oplonti, oggi comune di Torre Annunziata, si è svolta una festa privata. Un party organizzato da un'azienda britannica che ha affittato la villa di duemila anni fa appartenuta alla moglie di Nerone, per appena cinquemila euro. VESTITI DA ANTICHI SCHIAVI - Un party con circa settanta invitati con tanto di catering, allestimenti e luci soffuse. E ovviamente figuranti, travestiti da antichi schiavi con tuniche alla Spartacus. Sigarette buttate per terra e signore che allegramente hanno camminato sui mosaici conservati intatti in duemila anni di storia. Fuori dai cancelli la protesta dura e forte contro la Soprintendenza archeologica di Pompei, che ha dato la concessione in base a quello che prevede la legge nazionale sull'affitto di siti storici e museali. «Per organizzare una festa per soli ricchi - ha denunciato il circolo cittadino di Sinistra ecologia e libertà, che ha inviato una dura lettera di protesta a Franceschini e una battaglia in parlamento - si è messo a rischio il patrimonio archeologico di un'intera città». Mobilitati anche gli attivisti del Movimento 5 stelle e le mamme vulcaniche. D'altra parte qui non si tratta di vendere il patrimonio archeologico, ma di svenderlo. Chissà quale ristorante di lusso avrebbe accettato solo cinquemila euro per quel party.