(ANSA) - ROMA, 16 LUG - Venti grandi musei staccati dalle soprintendenze, con nove poli super strategici, dagli Uffizi a Brera, dalla Reggia di Caserta alle Gallerie dell'Accademia di Venezia o la Galleria Borghese di Roma, affidati ad un direttore manager scelto per concorso anche al di fuori della PA e altri 11, dalla Galleria Sabauda al Museo archeologico di Reggio Calabria, con un direttore dirigente di II fascia. Un'unica grande soprintendenza 'belle arti e paesaggio' che ingloba arte e architettura. Ma anche poli museali regionali destinati a diventare una sorta di 'policlinici' della cultura in collegamento con università e istituti di ricerca e più spazio al contemporaneo con una nuova direzione generale dedicata ad arte e architettura di oggi. Franceschini presenta alla stampa la sua riforma del ministero, oggetto di un decreto che dovrebbe arrivare entro il mese in Cdm. E conferma che per il vecchio dicastero fondato nel 1974 da Spadolini sarà vera rivoluzione: "Da questo governo il Paese si aspetta non prudenze ma grandi riforme, vere e coraggiose", sottolinea battagliero il ministro. Che respinge anche le critiche di chi legge nell'accorpamento delle soprintendenze una diminutio in particolare per gli storici dell'arte: "A dirigerle - assicura - non ci saranno solo gli architetti". Apprezzamenti arrivano dalla Uil, mentre lo storico dell'arte Tomaso Montanari (che aveva fatto parte della commissione Bray) aspetta di leggere il testo ma parla di provvedimento con 'luci e ombre', sottolineando l'esigenza di investimenti ("vere riforme a costo zero non esistono"). Rivoluzione o no, il decreto porterà ad un cambiamento molto forte per il ministero, che vedrà ridisegnata la sua architettura per la quinta volta nei suoi 40 anni di vita (la prima nel 1998 e poi ancora nel 2004, 2007 e 2008) e provocherà una serie di importanti cambiamenti ai vertici di musei e uffici dirigenziali. Punto di partenza, ricorda il ministro, sono i tagli imposti dalla spending review, ma l'occasione è stata presa al balzo per affrontare i nodi più caldi, dalla mancanza di integrazione tra cultura e turismo alle troppe linee di comando, dal congestionamento dell'amministrazione centrale alla cronica carenza di autonomia dei musei, al ritardo nelle politiche di innovazione e formazione. Da qui la riforma (di cui però non viene diffuso il testo) che riprende in larga parte il lavoro fatto un anno fa dalla commissione incaricata dall'ex ministro Bray e taglia una serie di uffici dirigenziali (da 30 a 24 quelli di I fascia e da 198 a 167 quelli di seconda fascia), rafforzando il potere del segretario generale (che avrà tra gli altri compiti quello di coordinare la programmazione dei fondi comunitari e il monitoraggio sull'art bonus). Dodici le direzioni generali, con tre novità: la direzione generale per l'arte e architettura contemporanea e periferie (in qualche modo si torna alla vecchia Darc), la direzione per la Ricerca, Studio e Formazione, nonché una nuova direzione generale per i Musei che ingloberà l'attuale Valorizzazione. L'innovazione più forte riguarda comunque i musei per i quali si accoglie un'esigenza avvertita da tempo (ad oggi, nota il ministro, anche il direttore degli Uffizi è un funzionario "senza poteri di firma"). Nei primi 9, viene sottolineato, un caso a parte riguarda Pompei e il Colosseo, affidati a soprintendenti con poteri rafforzati (equiparati a dirigenze di prima fascia) e per gli scavi campani non ci saranno cambiamenti fino al termine del Grande Progetto Pompei. L'operato dei nuovi direttori manager, assicura il ministro, verrà periodicamente valutato da una commissione di esperti, come già succede in gran parte del mondo. Tutti gli altri musei rientreranno nei 'poli museali regionali', pensati per favorire la creazione di una rete tra musei statali e non, sia pubblici che privati. E ancora, cambiano ruolo le direzioni regionali, declassate e trasformate in Segretariati regionali del Mibact, in pratica uffici di coordinamento amministrativo con competenze anche per turismo e promozione, mentre le Soprintendenze dipenderanno dalle direzioni centrali. A differenza del progetto di Bray, rimane la direzione centrale per l'archeologia mentre vengono accorpate le soprintendenze per i beni storico artistici con quelle per i beni architettonici. Per gli archivi, i direttori degli Archivi di Stato delle città capoluogo di regione avranno anche il ruolo di soprintendente. Le biblioteche nazionali di Roma e Firenze saranno poli bibliotecari. Nasce il comitato di coordinamento regionale (presieduto dal segretario regionale e composto dai soprintendenti) che deciderà anche su vincoli e dichiarazioni di 'interesse culturale'. (ANSA).