ROMA, 25 MAR - Salvare i monumenti dalla guerra significa preservare "la memoria collettiva" dei popoli. Non e' un caso che i contingenti multinazionali, come quelli italiani in Bosnia, Kosovo, Albania, abbiano tra i loro compiti anche quello di tutori dei beni artistici e culturali. Sul rapporto tra guerra e patrimonio artistico si parlera' al Convegno 'Aree di crisi-Missioni di Pace e protezione dei Beni culturali' in programma domani e dopodomani a Roma. Se il problema si presenta oggi in Iraq, ieri lo e' stato soprattutto nei Balcani dove - ha ricordato Fabrizio Battistelli sociologo alla Sapienza di Roma - sono stati danneggiati l'ottomano ponte di Monstar, le architetture gotica-veneziane di Dubrovnik e il centro storico di Sarajevo. I Balcani hanno costituito, a giudizio di Battistelli, un caso emblematico per la violenza, la repentinita', l'apparente imprevedibilita' delle dinamiche che vi si sono sprigionate nel breve tempo che va dalla guerra in Croazia nel 1991 a quella del Kosovo nel 1999. Cio' che ha colpito della tragedia jugoslava sono le forme attraverso cui si e' manifestata, in particolare:la distruzione delle opere storiche, artistiche e religiose del nemico e lo stupro etnico. Queste due forme estreme di violenza hanno numerosi punti in comune: distruggere chiese e moschee come violentare donne non porta alcun vantaggio da un punto di vista tattico, ma lo ha - ha sottolineato Battistelli - sul piano strategico al fine di piegare la volonta' del nemico. Entrambe, infatti, puntano al cuore dell'antagonista colpendo le fonti del passato (il retaggio culturale) e le fonti del futuro (la riproducibilita' fisico e simbolica del gruppo). Come parte preziosa, come 'tesoro' della comunita', l'opera d'arte e la donna hanno costituito per millenni la preda di guerra per antonomasia. E quindi, per Battistelli, se e' fondamentale curare le ferite dei corpo, e' altrettanto importante curare quelle inferte all'anima dei popoli, cioe' ai loro territori, ai loro luoghi di culto, alle loro opere di ingegno.
Proteggere in guerra i monumenti perché memoria storica.
In un convegno a Roma, un sociologo ha sottolineato l'importanza di preservare i monumenti culturali durante le guerre. Il rapporto tra guerra e patrimonio artistico è stato discusso, con esempi come l'Iraq e i Balcani, dove sono stati danneggiati o distrutti siti storici e culturali. Un caso emblematico è stato quello dei Balcani, dove la violenza ha colpito le opere storiche, artistiche e religiose, e lo stupro etnico. L'autore ha sottolineato che la distruzione delle opere e lo stupro hanno lo stesso obiettivo strategico, colpendo le fonti del passato e del futuro dell'antagonista.
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