Un patrimonio che va in rovina rubate le piastrelle settecentesche - Tolta alla mafia, regalata ai ladri IN MEZZO all'erba hanno sistemato dei massi. Scavalcare non è neppure un esercizio di agilità. Villa Pantel-leria è a trecento metri da qui. Da una stalla ricavata in uno dei due corpi bassi si è nel baglio di uno dei gioielli della Piana dei Colli. Tutto chiuso. Chiusa AFFRESCHI la chiesetta con Uno dei salon gli stucchi di dove pareti e scuola serpottiana. Chiuse le imposte degli alloggi della servitù, chiusi e sbarrati gli accessi ai bivacchi che hanno visto passare in anni di abbandono punkabbestia e derelitti, "okkupanti" e senzacasa, ma anche artisti indipendenti decisi a salvare il salvabile. Tutto chiuso. Fuorché la porta di accesso al palazzo principale. Hanno difeso ciò che non valeva niente e lasciato alla mercé di chiunque gli stucchi e le piastrelle del palazzo del Settecento. Hanno lasciato campo libero ai ladri. La villa e tutti vogliono e il Comune non sa difendere, dopo averla avuta assegnata come bene confiscato, è terra di nessuno. Spalle all'ingresso della villa, oltre la palma, al centro del baglio c'è un altro cancello. Difende la proprietà rosicchiata da un confinante che tiene cavalli e anatre e una capretta tibetana. Che ha demolito uno dei firriati, gli storici muri a secco, vincolati anche quelli, che disegnano le geometrie del parco. Il portale del palazzo è spalancato. Avevano sistemato una rete di ferro a difendere l'ingresso. La catena è spezzata e rosa dalla ruggine. Si entra senza ostacoli. Primo salone. Un frigo scassato, graffiti abbozzati e due cartelli a indicare che negli anni dell'okkupazione ha funzionato anche un bar. Tequila e whisky: tremila lire, una birra estera 2500. Su una parete disegni a colori. Si intravedono le scale. Di fianco c'è una porta. Con una vernice verde hanno scritto "wc donne". Oltre la porta un water sudicio. Dalla finestra viene giù l'edera. Più in là il pavimento è sventrato. Via i mattoni del Settecento. E dopo i ladri, un timido tentativo di ordine. Calcinacci e sporcizia ammassati su un lato. Niente stucchi qui. Sono al primo piano, oltre le rampe di scale che vengono dritte per curvare a elle. A sinistra, in fondo, c'è il salone con gli affreschi. C'erano anche sugli scuri, ma quelli sono spariti da anni. Non hanno osato deturpare nulla con lo spray, lasciando che il tempo e quel buco sul tetto facessero da soli. Di salone in salone è un rincorrersi di stanze e passaggi. In un minuscolo corridoio, con un pezzo di carbone, qualcuno ha scritto: «Aiuto sono solo». Più in là c'è un mesto «Ti amo» tra imprecazioni in stile punk. A destra c'è la sala dove suonavano i ragazzi della Django Reinhardt Orchestra, la formazione che Claudio Lo Cascio aveva allestito in questo che era un centro culturale. Una fucina di talenti nella Palermo della metà degli anni Settanta. La villa era ancora proprietà dei Naselli Flores ceduta a Lo Cascio per un canone simbolico. Un fodero di strumento e vecchie pubblicazioni raccontano l'ultima primavera di villa Pantelleria. Uno dei quaderni: «Un'alternativa democratica al jazz di consumo». Debuttò qui anche Dario Lo Cicero, flautista, già direttore artistico del centro, oggi, da bibliotecario del conservatorio, impegnato in una battaglia solitaria a difesa del recupero della villa. Era il 1977. Note di jazz fino al 1990. Quando arrivò lo sfratto e la vendita. Prim di allora, in collaborazione con il centro, le foto di Girolamo Naselli Flores arricchivano un volume non più ristampato edito da Novecento, opera di Gabriella Pantalena e Teresa Torregrossa. Una storia della villa e un progetto, con il sogno I di rimettere a I posto lo scalone cancellato nel 1830 e sostituito con un portico I neoclassico che è andato giù dopo. Nel 1990 arrivarono i Caravello a comprarsi villa Pantelleria. Come avevano fatto già con i terreni di Pallavicino più su verso l'Inserra. Mafiosi imprenditori abilissimi nel fare incetta di aree. Passò così di mano la dimora che Francesco Requensens e del Carretto aveva fatto erigere a partire dall'acquisto del terreno nel 1734 da Carlo Catalano. Venivano orai costruttori a occuparsi di tutto. Portarono una gru. Ma arrivarono le indagini. Nel 1995 la villa finì sequestrata. E nel 2001, con la confisca, arrivò al Demanio che la stimò due milioni di euro. Anni di incuria e abbandono. Ci provarono gli okkupanti a dare una mano di colore. Ma andavano e venivano e c'erano sempre i ladri di piastrelle e di infissi a contendergli il territorio. Nel 2003, con la confisca definitiva, la villa passò al Comune. In giunta, con Diego Cammarata c'era Michele Costa. Fu lui a ricevere dalle mani del Demanio l'atto di consegna vincolato. Villa Pantelleria doveva diventare la Biblioteca della legalità, magari ospitando le sedi di almeno quattro associazioni antimafia: i centri La Torre e Impastato, le Fondazioni Costa e Terranova. Andato via Costa, dell'idea resta solo quel vincolo nella consegna. Eppure il Comune aveva soffiato la villa ad altri pretendenti: dall'Università ad Arcidonna. C'era anche padre Bucaro che rappresentava ancora il centro Borsellino e con le buone entrature in Bankitalia fidava su uno sconto per quei 2 miliardi di ipoteca che gravavano dai tempi dei Caravelle Adesso al costo del restauro bisognerà aggiungere anche questi. Il sindaco Diego Cammarata ha promesso che i lavori partiranno non prima dell'anno prossimo. Per quella stessa strada battuta da ladri e punkabbestia è passata la troupe di "Striscia la notizia". È venuta a filmare il degrado. L'ha portata qui Lo Cicero, nella speranza che il Comune batta un colpo dopo il silenzio opposto a una petizione sottoscritta da artisti e uomini di cultura. Lo Cicero organizzerà anche un gruppo di vigilanza. Dovrà farlo. Perché dopo una denuncia i vigili del nucleo tutela Patrimonio artistico si sono fermati di fronte a un cancello chiuso e sono andati via. Non come tutti gli altri. Per loro c'è la ferrovia, il terrapieno e quel muretto da lasciarsi alle spalle con un balzo. Il portone è sempre aperto. Luogo simbolo dei beni a rischio NEGLI anni in cui c'era ancora il Reinhardt, Villa Pantelleria ospitò un convegno sulle 60 ville da salvare della piana dei Colli. Segui da li a poco la mobilitazione dell'allora Pds. In tempi più recenti, dopo il tentativo di Michele Costa sono arrivate le denunce del Prc. Si è fatta avanti con una campagna anche Legambiente che ha chiesto la villa per sistemarci un osservatorio su ambiente e legalità. Dario Lo Cicero che si è dato un gran da fare in questi anni dice: «Tutto è possibile purché si faccia presto».
la Repubblica
27 Aprile 2005
Così Villa Pantelleria muore tra l'incuria del Comune e il degrado
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Enrico Bellavia
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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