Jan Vermeer (Delft 1632-Delft 1675), Pittore nello studio, o L'arte della Pittura, 1665-1670. Vienna, Kunsthistorisches Museum. UN ARTISTA MISTERIOSO Quasi tutto quello che sappiamo del misterioso pittore Jan Vermeer è contenuto nei suoi straordinari dipinti: dove non accade nulla, il tempo è come fermo e sembra che la pittura, descrivendo frammenti di vita normale bagnati da una luce meridiana, parli in verità solo della pittura stessa. La prima notizia di questo quadro risale al 1676, cioè un anno dopo la morte dell'autore e tra i cinque e i dieci anni dopo l'esecuzione del quadro. In quell'anno la vedova dell'artista cede alla propria madre il quadro (cercando probabilmente di salvarlo così dai numerosi creditori che andavano divorando l'eredità), che in tale occasione viene indicato come «De Schilderconst», cioè l'«Arte della pittura». È probabile, ma non certo, che si tratti dello stesso dipinto che un catalogo d'asta del 1696 descrive come: «Ritratto di Vermeer in una stanza, con vari accessori. D'una bellezza rara. Dipinto da lui stesso». Così, o si è letto il quadro come un'allegoria o della pittura olandese (a causa della grande carta dell'Olanda appesa sopra la modella), o delle arti in genere (a causa degli oggetti simbolici sparsi sul tavolo); oppure lo si è invece ritenuto un 'semplice' autoritratto, rifiutando ulteriori implicazioni. Forse il titolo che meglio spiega ciò che vediamo è L'Atelier: è stata appena scostata, proprio per noi, la pesante tenda colorata che vediamo sulla sinistra, e così possiamo rubare l'insolita vista del pittore al lavoro, nel suo studio. Il pavimento, il lampadario, la seggiola con le borchie lucide sono quelli che si ripetono ossessivamente in molti dei quadri di Vermeer, e dunque probabilmente sono quelli della sua casa: niente di più facile che il pittore rappresenti allora proprio il suo tavolo, i suoi oggetti di scena, il suo cavalletto, la sua vera modella e infine se stesso, con un costume più o meno di fantasia, ma certo non con un abito di lavoro. Questo abbigliamento solenne e il fatto che non vediamo il viso del pittore spingono a pensare che Vermeer abbia voluto rappresentare tutti i pittori di tutti i tempi, e dunque anche la pittura stessa. E che il quadro sia dunque una sorta di riflessione meglio: un riflesso sullo studio del pittore: un luogo magico, come il teatro. Un luogo dove va in scena una finzione che è più vera del vero. Un specchio capace di catturare tutta la luce del mondo, e di imprigionarla per sempre in un quadro: ma solo se è lo studio di Vermeer.