UNA da torino è venuta a Firenze per mille euro al mese e ha preso in affitto un posto letto. Altre per mille euro al mese hanno lasciato contratti a progetto in biblioteche o centri culturali, a Livorno o in altri posti. Perché si sono dette: «Viviamo nell'era digitale, cosa c'è di più certo di un lavoro di catalogazione libri per conto di Google? ». Ma questo tempo non consegna più certezze e così un percorso che doveva andare avanti secondo le indiscrezioni per sei o sette anni, si ferma alla prima salita. E loro che, per un anno e mezzo sono rimaste chiuse per otto ore al giorno in una stanza alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ex sala musica al primo piano, adesso sono quasi senza parole. Si sono alternate ai computer per catalogare una parte dei tesori di questa istituzione partecipando al progetto Google Books, ovvero la costruzione della più grande biblioteca digitale e free del mondo. Libro dopo libro, mattone dopo mattone: la casa non è finita, ma i lavori adesso sono fermi. «Non ci sono più soldi» dice una rappresentanza dei 18 lavoratori, in gran parte catalogatrici (curiosamente tutte donne) e in parte movimentatori (cioè chi prendere materialmente in consegna i volumi e li carica sui container che devono andare al centro Google per essere digitalizzati). La presidenza del consiglio e il Mibac (il ministero per il beni culturali) non hanno previsto altri finanziamenti così il programma di rendere fruibile sui computer migliaia di volumi custoditi dalle tre Biblioteche Nazionali Centrali, oltre a Firenze anche Roma e Napoli, si arena. Sessanta circa i lavoratori che rimarranno al palo. «Abbiamo catalogato circa 70 mila libri dalle Cinquecentine in poi, anche volumi rari o danneggiati. Questi ultimi - raccontano le lavoratrici sedute in cerchio al caffè Letterario delle Murate - non potevano essere digitalizzati a differenza dei libri del Settecento e dell'Ottocento che sono andati al centro di Google. Ma noi dovevamo arrivare a 120 mila». Finiti i soldi invece si resta in mezzo al guado, fermi a poco più di 70 mila. «Erano stati stanziati 2 milioni e 300 mila euro - racconta il direttore della Biblioteca Centrale di Roma, Osvaldo Avallone che è anche il coordinatore nazionale di Google Books per le Bnc - e avremmo dovuto complessivamente catalogare 343 mila volumi, ma siamo arrivati a quota 272 mila. E' davvero un peccato lasciare l'opera incompiuta, ma non ci sono altri fondi e quindi i contratti si chiudono tutti entro i primi di agosto». A Firenze anche prima. Hanno fatto in tempo a mettere in rete Ariosto, Tasso e le sue edizioni della "Gerusalemme liberata", hanno catalogato libri rari sepolti nei magazzini, li hanno riportati in vita e messi a distanza di un clic sulla tastiera per i computer di tutto il mondo. «Non sappiamo cosa succe- derà, ma noi speriamo che questo progetto possa riprendere che senso ha fermarlo adesso?» si chiedono queste catalogatrici che hanno dai 28 ai 55 anni e che vengono da storie e luoghi diversi, ma da una radice comune, una specie di bandiera di questi anni: contratti precari, a tempo determinato. Com'è lontano il tempo in cui il ministro Sandro Bondi al tempo del governo Berlusconi prometteva un milione di libri su Google.
Finiti i soldi per Google Books la biblioteca digitale ferma a metà dell'opera
Una squadra di lavoratrici della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ha iniziato a catalogare libri per conto di Google Books, un progetto che mirava a creare la più grande biblioteca digitale del mondo. Tuttavia, a causa di mancanza di fondi, il progetto è stato fermato e i lavoratori sono stati costretti a lasciare i contratti. La squadra, composta da 18 lavoratrici, aveva catalogato circa 70 mila libri, tra cui volumi rari e danneggiati, ma non era riuscita a raggiungere l'obiettivo di 120 mila libri. I lavoratori hanno espresso la loro delusione e preoccupazione per il futuro del progetto, che sembra essere stato fermato per sempre.
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