A guardarla dall'alto la galleria Umberto fa davvero paura. Vetri, stucchi, ori e negozi lucenti. Ma anche porte serrate, bidoni, biciclette e materassi abbandonati. La suggestione c'è tutta: non a caso la scena è stata scelta da Lina Wertmuller per il suo «Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti» e dagli autori de «La Squadra» per fare da sfondo a rocamboleschi e tragici inseguimenti. Ma il dramma di Salvatore e della sua famiglia impone l'analisi dei fatti. Non a caso ieri gli inquirenti hanno fatto un lungo e accurato sopralluogo alla facciata salendo sui tetti, scalando gli abbaini, affacciandosi dai fabbricati che fronteggiano la galleria. I cornicioni-killer. E allora guardiamoli questi cornicioni killer. Cornicioni, al plurale. Sì, perché la facciata che domina via Toledo, racconta già a un primo ravvicinato sguardo di una serie successiva di interventi C'è il rosone centrale formato a sua volta da una serie di fregi che mostra almeno due punti di rottura, uno nella zona centrale e un altro dal lato del civico numero 7 di piazzetta Matilde Serao. Il masso che ha colpito Salvatore si è staccato, secondo gli accertamenti dei vigili del fuoco, dal lato del fabbricato di Matilde Serao, a poca distanza l'altro rosone è stato spicconato per metterlo in sicurezza. E molti detriti, anche di discrete dimensioni, restano ancora sul cornicione. L'amministratore del condominio, Marco Fresa, li ha fotografati e ha portato le immagini ai magistrati che ha incontrato ieri mattina ed è stato sentito come persona informata dei fatti. Per il momento tutta la parte della galleria che affaccia su via Toledo è transennata e quindi non ci dovrebbero essere altri pericoli, come resta interdetta ai pedoni l'altra zona dove si sono verificati crolli, quella che dà su via San Carlo, proprio di fronte, al teatro. Il pericolo-grondaia. Ma anche il lato del fabbricato di via Toledo porta il segno di una messa in sicurezza: la grondaia è avvolta in una struttura protettiva. E l'intera parte centrale della facciata è da tempo ingabbiata da una rete verde. Quindi, una cosa è certa: il pericolo c'è, c'era, è stato segnalato e gli interventi si sono susseguiti. Ma nessuno è stato risolutivo. Lo testimoniano tutti quelli che abitano nella zona che ricordano i vigili del fuoco più volte al lavoro. Spiega l'avvocato Francesco Grillo che ha lo studio proprio di fronte alla Galleria: «Negli anni passati ci sono stati molteplici interventi: i teli che si vedono non sono stati certo messi adesso». E, quindi, si arriva al nodo delle responsabilità. A scioglierlo dovranno essere i magistrati. Le proprietà dei palazzi. Ma anche su questo versante è possibile cominciare a fare un po' di chiarezza. É possibile capire, ad esempio, chi sono le parti in causa. I palazzi che affacciano su via Toledo, dicevamo, sono due: quello di piazzetta Matilde Serao numero 7 e quello di via Toledo 210. Uffici e abitazioni appartengono tutti a privati cittadini. Tranne uno. Il Comune si è accorto ieri di essere proprietario di 62,45 metri quadrati coperti realizzati sul terrazzo del fabbricato di via Toledo. La proprietà non figurava nell'elenco dei beni consegnati dalla Romeo che fino al 2012 ha gestito il patrimonio del Comune, ma ieri gli uffici tecnici attraverso l'analisi dei dati catastali hanno scoperto di essere proprietari della sopraelevazione che è arrivata nel 1982 in seguito a un decreto del presidente della giunta regionale. Valore catastale 41.484,40 euro. La casa dell'ex custode. Probabilmente si trattava di una costruzione abusiva acquisita per legge dall'amministrazione ed attualmente abitata da un ex custode. Una storia curiosa, ma che, a quanto sembra, non ha influito in alcun modo sulla tragedia di Salvatore e che poco conta dal punto di vista delle responsabilità. Perché il punto centrale è sempre lo stesso: a chi toccava (e a chi tocca) la cura delle facciate. Secondo il Comune ai privati. L'atto dell'Ottocento. A sostegno della tesi dell'obbligo dei privati di curare le facciate c'è l'atto di concessione del 30 dicembre del 1886 rogato dal notaio Francesco Scotto di Uccio con il quale il Comune di Napoli, sindaco Nicola Amore, cedeva alla società anonima «Impresa Esquilino» la concessione per la bonifica del quartiere Santa Brigida in base alla legge per il risanamento del 1885. Il Comune cedeva al concessionario tutte le aree fabbricabili e quelle destinate agli abbattimenti e gli affidava gli espropri e le successive costruzioni dei nuovi edifici e della Galleria Umberto I. Lo stesso atto stabiliva che al termine dei lavori tornassero al Comune «le strade sia coperte che scoperte, le fogne e quant'altro fa parte dell'opera suddetta, compresa la tettoia della Galleria». E anche che il Municipio, diventandone proprietario, «dovrà provvedere alla relativa manutenzione». Quindi risulterebbero di proprietà del Comune di Napoli «la tettoia a vetri, il passaggio comune al piano terra e i passaggi situati al piano cantinato». E ancora si legge all'articolo 24: «restano obbligati i concessionari della manutenzione alla decorazione interna ed esterna della galleria in ogni tempo». La tesi dei privati. Ma l'amministratore del condominio di via Matilde Serao 7, Marco Fresa, non è convinto dalla tesi dell'ente pubblico e sostiene: «Non è certo da dove sia caduto l'intonaco e in ogni caso non è possibile frazionare la responsabiità: se ci sono condomini diversi, la parte centrale potrebbe essere del Comune. E non solo: se anche tutto appartiene ai privati, l'intera galleria non è di un solo condominio perché ci sono parti comuni che come tali sono indivise e indivisibili». I lavori a metà. L'amministratore ricorda poi che nel 2009 sono stati fatti dei lavori alla facciata che si sono fermati a 50 centimetri dai rosoni «perché si è sempre ritenuto che quell'area fosse di competenza del Comune. E del resto i progetti sono stati presentati all'amministrazione e alla Soprintendenza e nessuno ha avuto niente da eccepire». Poi la conclusione amara: «La verità è che fino al giorno della tragedia nessuno si è preoccupato». Il ballatoio-deposito. E in realta i due fabbricati, quelli di via Toledo e quello di piazzetta Matilde Serao sono collegati da un lungo ballatoio che corre alle spalle della facciata e dei fregi: una sorta di terra di nessuno chiusa da due porte di ferro. Al centro una specie di deposito dove si trovano bidoni, materassi, pezzi di legno. Ma, sostiene il portiere di piazzetta Matilde Serao, con un solo accesso, quello da via Toledo. La porta dall'altro lato è chiusa e può essere aperta solo da quel condominio. La scena è impressionante, ma per niente misteriosa. Ieri gli inquirenti, nel corso del sopralluogo, hanno fotografato tutto. Al Comune sono stati prelevati tutti i documenti: toccherà ora ai magistrati stabilire chi doveva provvedere alla manutenzione della facciata. E chi dovrà provvedere negli anni a venire. Intanto, sarà bene accertarsi di altri possibili pericoli. Per evitare altre tragedie.