Il Comune: "Interverremo in danno dei proprietari" Il ministro chiede un report: "Confusione amministrativa e vuoti di responsabilità" LAVORI in danno, ma anche incentivi per salvare l'edilizia monumentale della città. Si interviene d'urgenza per evitare altri crolli della Galleria Umberto I, che resta transennata su via Toledo. Ieri un summit a Palazzo San Giacomo per accertare che le cause dei due crolli, su via Toledo e su via Santa Brigida a distanza di un'ora e mezza uno dall'altro - non fossero dovuti a cause insite nel monumento o nascoste nel sottosuolo. Gli esperti lo hanno escluso. I movimenti, peraltro in corso da mesi, sono dovuti all'escursione termica e alle ingenti piogge. L'assessore all'Urbanistica Carmine Piscopo, convocato dal sindaco e dal vicesindaco Sodano ha verificato la situazione proprietaria con gli uffici della sicurezza abitativa, del sottosuolo e delle infrastrutture, chiedendo gli atti delle concessioni, ossia di quali parti sono state concesse al Comune dall'Ottocento. Risulta che di competenza del Comune nella Galleria sia il calpestio (la quota zero zero, il pavimento) e la copertura vetrata, solo le parti in vetro e non i solai ciechi quindi. E in aggiunta alcune parti sotto il piano di camminamento: quattro bracci che portano al Salone Margherita e una porzione del corridoio che lo circonda. Sono certi, ora, a Palazzo San Giacomo, che a provvedere alla manutenzione del rimanente debbano essere i privati proprietari. Alla soprintendenza spetta la tutela, far rispettare il vincolo, al Comune l'intervento perché i monumenti non crollino sulla testa dei passanti. E se finora l'intervento non c'è stato, ora ci sarà. Era già pronto un piano che il Comune stava elaborando su richiesta della Banca d'Italia, che ha pagato un consistente restauro del braccio che possiede. L'ente aveva chiesto al Comune di usare la "moral suasion" prima, e lo strumento della diffida se questa non fosse servita, per persuadere gli altri proprietari a provvedere ai lavori di ristrutturazione. «Sono veri e propri restauri - dice l'assessore Piscopo - e non di un semplice edificio, quindi sicuramente onerosi. Per questo c'è da riprendere una sorta di "Progetto Sirena" del pubblico. Il Comune non può farsi carico di tutto il patrimonio privato, ma studieremo da subito forme di incentivazione e sgravi, come un risparmio sulla tassa di occupazione del suolo per il montaggio dei ponteggi o defiscalizzazioni aggiuntive a quelle esistenti. Ma chi non provvede, sarà sanzionato». Circa mezzo milione di fondi sono già destinati e sta per aprirsi la gara in seguito ad un accordo quadro per la manutenzione del centro storico con i quali il Comune interverrà sui beni monumentali. «Ho fatto un giro - conclude Piscopo - quasi nessun edificio storico è privo di reti verdi, il segno della spicconatura, che non è la soluzione finale. Per questo interverremo con urgenza, trovando le formule opportune». Intanto sui social network imperversa un'ipotesi che sa di nemesi: il fregio caduto sarebbe proprio sopra il quarto piano, oltre la loggia colonnata dell'appartamento occupato dall'Ordine degli architetti, inquilini di una società. «Ma sopra di noi, al quinto piano osserva il presidente Salvatore Visone - c'è un'associazione di ingegneri ». Anche quest'Ordine professionale è costernato: «Siamo in ansia per una vittima innocente scrive il presidente, Luigi Vinci - e intendiamo affiancare il Comune con la formula degli stage per i neoprofessionisti».
Palazzo San Giacomo avvia una sorta di "Progetto Sirena" con incentivi per i lavori
Il Comune ha deciso di intervenire in danno dei proprietari per evitare altri crolli della Galleria Umberto I. Il ministro ha richiesto un report per accertare le cause dei crolli e per individuare le responsabilità. Gli esperti hanno escluso che i crolli fossero dovuti a cause insite nel monumento o nascoste nel sottosuolo. Il Comune ha verificato la situazione proprietaria e ha stabilito che solo alcune parti della Galleria sono di competenza del Comune, come il calpestio e la copertura vetrata. I proprietari devono provvedere alla manutenzione del rimanente.
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