Palma di Montechiaro. Il primo intervento per salvare e recuperare alla storia e all'arte l'immenso patrimonio della Chiesa Madre, lasciato in eredità al clero e ai palmesi dalla santa famiglia dei Tomasi, duchi di Palma e principi di Lampedusa, si sta avverando. La soprintendenzA alle Antichità ha infatti deciso, dopo tanti anni di oblio, di intervenire per procedere al restauro del simulacro del Cristo risorto benedicente. Di quella statua cioè che, alla presenza di migliaia di fedeli palmesi nel giorno della santa Pasqua, prima in via Turati ai piedi del Monastero delle suore benedettine di clausura e, dopo un'ora, in via Amendola sotto il Collegio di Maria, al suono delle campane e trasportata a spalla di corsa, viene incontro al simulacro della Madonna, unendosi per significare l'abbraccio del Figlio resuscitato con la Vergine. Il restauro è stato affidato alla dottoressa Rita Guarisco il cui delicato lavoro di rifinitura è iniziato in un ambiente idoneo della sacrestia, da dove il Cristo risorto fra non molto uscirà nuovamente in tutto il suo splendore e con i tipici colori che danno un senso di pace e di gioia. Domenico Celona, docente emerito di Storia dell'arte, ha spiegato che il simulacro, risalente alla fine dell'800 e realizzato in materiale di cartapesta, potrebbe essere fattura artigianale e cioè affidato alle mani abili della scuola di cui sono stati precursori le famiglie Provenzani, Cartannilica e Vinci. Lo stesso Celona, considerato come un provetto restauratore, si è detto disponibile a prestare la sua collaborazione per l'eventuale restauro della pala, opera del pittore Raffaele Manzelli, staccatasi anni fa dal soffitto e raffigurante la samaritana che si reca al pozzo di Giacobbe. È doveroso sottolineare ancora una volta che l'arrivo all'arcipretura della Chiesa Madre di don Franco Giordano, (nella foto) sta coincidendo con l'apertura di una nuova era in una parrocchia e in un monumento dove si respirano trasparenza, zelo e interesse per la salvezza dell'antico patrimonio. f. b. 03072014