La stagione d'oro del Rinascimento italiano in mostra nella città marchigiana, dopo il restauro della celeberrima Madonna col bambino e i santi. Di scena opere del tardo Quattrocento. E poco lontano, si vedono le maioliche della stessa era Nove mesi, quanto un bambino in grembo, tanto è rimasta la tavola del Perugino nel laboratorio di Urbino al fine di essere restaurata. Il dipinto in questione è quello conservato nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Senigallia, ora diventato pezzo forte della mostra "La grazia e la luce, armonia e discordanze nella pittura marchigiana di fine Quattrocento", in corso al Palazzo del Duca di Senigallia fino al 2 novembre. L'esposizione raccoglie opere che, come quella del Perugino, sono state realizzate nell'ultimo decennio del Quattrocento. La mostra è anche il primo evento culturale dalla tragedia dell'alluvione che ha colpito la città lo scorso maggio. Si è potuto contare, per il restauro, sul sostegno e sui finanziamenti dell'Accademia della Tacchinella oltre che sull'impegno del comune e della diocesi di Senigallia stessa che, assieme alla Soprintendenza della regione Marche, hanno ideato l'esposizione. Una raccolta di pezzi pregiati, tra cui spicca anche l'"Annunciazione" di Giovanni Santi (il padre di Raffaello), di cui si può ammirare nuovamente, dopo due secoli, l'olio su tela che fu realizzato nel 1490 per la chiesa di Santa Maria Maddalena. Il pezzo forte, però, è senz'altro la Pala d'altare di Perugino: la "Madonna col Bambino e Santi Giovanni, Battista, Ludovico, Francesco, Pietro, Paolo e Giacomo Maggiore", il cui restauro è stato portato avanti anche facendo riferimento alla sua pala "gemella", quella di Fano. Il lungo lavoro di restauro compiuto per portare l'opera al suo splendore iniziale, è spiegato al visitatore, per tecniche e metodologie usate, all'interno della mostra stessa, con pannelli informativi posizionati negli spazi che precedono la sala in cui la pala è esposta in maniera magistrale, allestita per renderla visibile anche dalla parte posteriore dove si possono notare, tra le altre cose, anche i sigilli posti all'epoca da Pasquale Rotondi, soprintendente delle Marche che salvò diverse opere dai bombardamenti in periodo di guerra. La pala del Perugino è esposta a conclusione di un percorso in un crescendo di pathos e bellezza che culmina dopo aver ammirato altre opere pittoriche di artisti coevi meno famosi ma pur sempre significativi, ciascuno con la propria tecnica, come Timoteo Viti, di cui è in mostra la "Maddalena" dai lunghi capelli biondi del 1508, o i fratelli veneti Carlo e Vittore Crivelli che tanta influenza esercitarono sui marchigiani. E poi ancora lo stendardo di Antonio da Fabriano e le opere di Luca Signorelli, Bernardino di Mariotto, Stefano Folchetti, Francesco di Ottaviano, Dionisio e Girolamo Nardini, Pietro Alemanno, Ludovico Urbani, Marcantonio di Andrea di Bartolo. Una frase che si legge nel ricco catalogo della mostra, a firma di Papa Francesco che dice "Il bene che appare come bello porta con sé la ragione per cui deve essere compiuto" ben racconta come si possa uscire dalla crisi con iniziative artistiche come questa, che testimoniano la sinergia tra pubblico e privato, territorio e istituzioni. Nella Rocca Roveresca, a due passi dal Palazzo del Duca, i fasti del rinascimento marchigiano continuano con l'esposizione "Lacrime di smalto", plastiche maiolicate tra Marche e Romagna sempre nel periodo a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, in corso fino al 31 agosto.
Torna la Pala del Perugino, a Senigallia è show
La mostra "La grazia e la luce, armonia e discordanze nella pittura marchigiana di fine Quattrocento" si tiene al Palazzo del Duca di Senigallia fino al 2 novembre. La mostra raccoglie opere del tardo Quattrocento, tra cui la "Madonna col Bambino e Santi Giovanni, Battista, Ludovico, Francesco, Pietro, Paolo e Giacomo Maggiore" di Perugino, restaurata dopo due secoli. La pala è esposta in maniera magistrale, con pannelli informativi che spiegano le tecniche e metodologie usate per il restauro. La mostra è anche il primo evento culturale dalla tragedia dell'alluvione che ha colpito la città lo scorso maggio.
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