Continua lo scontro tra il soprintendente Cozzolino e la giunta comunale circa il destino dei prolugamenti della scogliera De Magistris e la sua giunta si rivolgono al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, pur di non rimuovere i «baffi» della scogliera di via Caracciolo. Quei prolungamenti, si ricorderà, furono autorizzati a valle di polemiche e proteste da Stefano Gizzi, all'epoca soprintendente ai beni ambientali e paesaggistici, a condizione però che fossero rimossi subito dopo le gare. Furono realizzati in un paio di mesi e sono costati circa due milioni di euro. Sono ancora lì, come può constatare chiunque. Esempio mirabile del provvisorio che si fa definitivo. Il ritardo non è andato giù alla Soprintendenza. Il 13 febbraio di quest'anno il successore di Gizzi, Giorgio Cozzolino, ha dunque firmato il decreto numero 26 col quale il ministero per i Beni Ambientali e Culturali ha obbligato il comune di Napoli ad eseguire «le opere necessarie alla reintegrazione dello stato originario del manufatto denominato Scogliera foranea, antistante la Rotonda Diaz, consistenti nella totale rimozione dei prolungamenti realizzati in occasione dell'America's Cup World Series 2012». Sono trascorsi invano, da allora, l'ultimo scorcio dell'inverno e la primavera tutta. Il 13 giugno, allo scadere del termine dei 4 mesi che la normativa concede a chi intenda impugnare un provvedimento innanzi al Capo dello Stato, ecco che la giunta de Magistris delibera di presentare il ricorso straordinario a Napolitano. Assessore proponente è Francesco Moxedano, titolare della delega all'Avvocatura. Presenti in aula, quel giorno, oltre al sindaco, il suo vice, Tommaso Sodano, e gli assessori Mario Calabrese, Roberta Gaeta, Salvatore Palma, Enrico Panini, Carmine Piscopo, Monia Aliberti. Ma come giustifica il sindaco una iniziativa che parrebbe assolutamente in contrasto con quanto fu stabilito due anni fa per dare il via libera ai lavori? «All'epoca fanno sapere da Palazzo San Giacomo erano previste due possibilità. La prima: la rimozione dei baffi. La seconda: il mantenimento degli stessi, ma in forma di barriera soffolta. La giunta non ritiene utile eliminare tout court i baffi, ma vorrebbe appunto mantenerli a pelo d'acqua. La Soprintendenza, però, nel provvedimento di febbraio, scrive che se vogliamo realizzare la barriera soffolta, dobbiamo contestualmente rimuovere anche gli scogli in prossimità del muro borbonico, quelli messi lì trent'anni fa. Un insostenibile aggravio dei costi. Per questo abbiamo presentato ricorso». Continua dunque lo scontro tra il soprintendente Cozzolino e la giunta de Magistris circa il destino dei baffi della scogliera. Vicenda ormai perfino antica. Era, infatti, il 21 settembre 2012 quando il dirigente ministeriale, da poco insediatosi, disse al Corriere del Mezzogiorno, in una intervista: «Ecco, su questo (sulla rimozione del prolungamento) non c'è da esprimere opinioni. Cosa si deve fare è già scritto in un provvedimento che è norma: i baffi devono essere rimossi a cura delle amministrazioni competenti». Più recentemente, ha ribadito questa posizione ed ha stigmatizzato l'inerzia dell'amministrazione comunale. Su via Caracciolo, peraltro, si sta giocando anche un'altra partita tra Comune e Soprintendenza. C'è un progetto, presentato a palazzo San Giacomo da alcuni privati, di allestire una sorta di villaggio sul lungomare, con attività di ristorazione, dove ospitare eventi ed iniziative per i mesi estivi. Comprese, naturalmente, quelle del Forum delle Culture che partiranno a metà luglio. La Soprintendenza ha imposto severe prescrizioni che, di fatto, demoliscono il piano. Il Forum avrà dunque una cornice ben più leggera: palco e tribuna. Anche sulla realizzazione di questi ultimi, peraltro, dovrà ovviamente pronunciarsi Cozzolino. Alla luce dei rapporti tutt'altro che idilliaci instauratisi in questi due anni tra Palazzo San Giacomo e Palazzo Reale, negli uffici del sindaco de Magistris non si dormono sonni tranquilli. Insomma anche quest'ultimo confronto-scontro con la Soprintendenza sarebbe alla base dell'estate in tono minore a Napoli con il Comune che ancora non sa bene come regolarsi perché teme di spendere soldi e poi ritrovarsi con una serie di paletti e divieti. Il braccio si ferro tra le due istituzioni sembra tutt'altro che finito.