Troppi anni sono passati da quando quattro riesini avrebbero messo in piedi, assieme ad altre persone già giudicate a Gela, un presunto traffico di reperti ARCHEOLOGICI raccolti da alcuni siti della Magna Grecia. Troppi anni e quindi ci ha «pensato» la prescrizione a chiudere il processo per Angelo Chiantìa, Gaetano Paterna, Francesco Saccone e per il collaboratore di giustizia Giuseppe Giovanni Laurino, tutti di Riesi. Il Tribunale (presidente Antonio Napoli, giudici a latere Claudio Emanuele Bencivinni ed Alex Costanza) ha emesso una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione dalle accuse contestate loro a vario titolo, ovvero associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di reperti ARCHEOLOGICI, scavo clandestino in zone protette, furto, falsificazione e ricettazione. I fatti risalgono al 2007, quando l'indagine congiunta di carabinieri e guardia di finanza mise a nudo una serie di episodi di furti di reperti ARCHEOLOGICI in alcuni dei più importanti siti siciliani, con i reperti che sarebbero stati trafugati e poi rivenduti ai migliori negozi d'antiquariato e case d'asta di Monaco di Baviera, Barcellona, Zurigo e persino negli Stati Uniti, dove venivano commercializzati ed acquistati da collezionisti. L'inchiesta, avviata dalla Procura di Gela ed approdata nelle aule giudiziarie per la fase processuale nel 2009, portò all'incriminazione di cinquanta persone giudicate quasi tutte dal Tribunale della città del Golfo, mentre l'ultimo stralcio si è celebrato a Caltanissetta. Il pubblico ministero Maria Carolina De Pasquale aveva chiesto 2 anni e 2 mesi per Laurino, 1 anno e 7 mesi a testa per Chiantìa, Paterna e Saccone ritenendoli componenti della presunta rete di «tombaroli», mentre gli avvocati difensori Vania Giamporcaro, Giampiero Russo, Calogero Buscarino e Vincenzo Crimì avevano chiesto l'assoluzione sostenendo la mancanza di riscontri ed in subordine avevano sollecitato la prescrizione. Vincenzo Pane
SICILIA - Erano accusati di furto di reperti ARCHEOLOGICI nel Gelese
Il Tribunale di Gela ha emesso una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione contro quattro persone, Angelo Chiantìa, Gaetano Paterna, Francesco Saccone e Giuseppe Giovanni Laurino, accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di reperti archeologici. I fatti risalgono al 2007, quando un'indagine congiunta di carabinieri e guardia di finanza mise a nudo una serie di episodi di furti di reperti archeologici in Sicilia. I reperti furono trafugati e rivenduti a negozi d'antiquariato e case d'asta in Europa e negli Stati Uniti.
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