SCIOPERANO da ieri i cavatori nelle province di Carrara, Massa e di Lucca. Il blocco delle attività è legato al Piano del paesaggio che oggi il consiglio regionale discuterà in aula per votarne l'adozione. Contro le nuove regole, che pure sono state molto ammorbidite rispetto al progetto iniziale dell'assessore Anna Marson, si schierano compatte 150 imprese, le Associazioni industriali di Lucca e Massa Carrara, il consorzio marmi della Garfagnana, il Cam e il Cosmave, in pratica l'intero settore produttivo della zona. Ieri nessuno ha lavorato, oggi succederà lo stesso. Gli imprenditori vorrebbero che il presidente Rossi rinviasse il dibattito su un piano che per la prima volta fissa criteri precisi per le estrazioni e sottopone le autorizzazioni al doppio controllo Comune-Regione. A Pietrasanta il segretario del Pd toscano Dario Parrini ha incontrato un gruppo di cavatori, i Democratici nella commissione Ambiente del consiglio regionale hanno presentato vari emendamenti al piano della Marson per scongiurare l'ipotesi che il documento limitasse l'attività nel Parco fino al punto di imporre la chiusura delle cave esistenti. Non è bastato, a parere delle aziende del marmo, serviva qualcosa di più. Proprio il contrario di quanto pensino gli ambientalisti che vorrebbero veder cessare per sempre lo scavo nella montagna. «Facciamo appello ai consiglieri regionali perché approvino il piano con il minor numero di modifiche possibili », dice il presidente di Legambiente toscana Fausto Ferruzza. Contrario anche alle correzioni fatte dalla commissione al testo della Marson. «Non c'è alcun bisogno di allentare le norme per salvaguardare l'attività di estrazione che, all'85 per cento, è esterna al territorio tutelato del parco. Chi dice che le disposizioni che entreranno in vigore con il nuovo piano distruggono il settore del marmo mistifica la realtà. Da un piano paesaggistico ci si aspettano prescrizioni, non disposizione vaghe». E Mauro Chessa, presidente della Rete dei comitati per la difesa del territorio guidata da Alberto Asor Rosa, definisce la vicenda delle Apuane «una questione di civiltà, come hanno ben capito le oltre centomila persone che negli ultimi giorni hanno sottoscrittolapetizioneonline"2-4 ore per fermare la distruzione". Ci auguriamo che i membri del consiglio non si facciano influenzare. Il piano paesaggistico non è un atto amministrativo tra i tanti». La Rete ricorda che «fin dal 1985 i cittadini con una legge di iniziativa popolare ottennero l'istituzione del Parco delle Apuane, che l'Unesco ha inserito nella rete mondiale dei geoparchi. Ricordino i consiglieri», dice Chessa, «che le Apuane oggi non si vedono solo dalla Versilia, ma dal mondo intero». Bloccato tutto il settore produttivo oggi si ripete la protesta per il ridimensionamento dell'attività