UN WORKSHOP internazionale di progettazione alla facoltà di Architettura di Valle Giulia e poi, il 3 luglio alle 15, un convegno per la presentazione dei progetti a Corviale, nella sala del Consiglio dell'XI municipio. Con una domanda che impegnerà i progettisti: "come trasformare luoghi abbandonati nella città in centri di servizi socio assistenziali per i più bisognosi?". E così dal dipartimento della Sapienza è partito il progetto, coordinato dalla docente Lucina Caravaggi per l'assessorato alle Politiche sociali della Regione, che ha al centro la richiesta in aumento di servizi da parte di chi è in difficoltà, anziani, minori, immigrati, persone con problemi psicosociali o affette da patologie invalidanti «Gli architetti e gli studenti » spiega la Caravaggi «si sono allora esercitati sul riutilizzo di ex caserme, conventi, forti, stabilimenti industriali, casali della campagna romana di proprietà pubblica, ex colonie. Per riprogettarli alla luce delle esigenze di accessibilità, interazione con il quartiere, eliminazione delle barriere, funzionalità e riconoscibilità». Per la sperimentazione sono stati scelti luoghi precisi. È il caso del Borgo Ragazzi Don Bosco lungo la via Prenestina, punto di riferimento storico per il recupero e l'accompagnamento di giovani con problematiche psicosociali, e di Casa Vittoria sulla Portuense, comunale, che accoglie a titolo gratuito, a differenza delle case di riposo, adulti in difficoltà, in attesa della pensione, tra i 60 e i 67 anni. Un secondo tipo di spazi da ripensare è quello delle grandi strutture moderne, realizzate nel rispetto di tutti gli standard tecnici, con grande dispendio di risorse, ma dimostratesi rigide e poco efficienti, tanto da essere state spesso parzialmente o totalmente abbandonate. Come nel caso dell'ex presidio sanitario di Valcannuta, dove è stato affrontato il progetto architettonico e paesaggistico di una cittadella dedicata agli anziani, in stretta relazione con la riserva naturale dell'Acquafredda e il quartiere Boccea. E poi sono state riprogettate le strutture industriali e militari in abbandono, il cui recupero, per la realizzazione di servizi socio-assistenziali, è decisivo. È il caso del Forte Portuense e degli archivi militari vicini. E qui il piano è finalizzato a trasformare il forte in un centro innovativo per la promozione della salute e per servizi rivolti prevalentemente ai minori in difficoltà e alle loro famiglie. Il sogno degli architetti è quello di creare una vera e propria rete di servizi che nasca dalle strutture abbandonate o sottoutilizzate e che possano essere raggiungibili tra loro con dei collegamenti dedicati. Il tutto nello spirito riassunto recentemente dall'archistar Renzo Piano, che ha lanciato la parola d'ordine di "ricucire le periferie" delle grandi città e di Roma in particolare.