Diciannove biblioteche europee hanno firmato ieri una mozione destinata a contrastare il gigantesco programma di digitalizzazione dei libri lanciato a fine 2004 dal colosso Google. Lo ha reso noto la Biblioteca nazionale francese (BNF), promotrice dell'iniziativa. «I direttori firmatari delle Biblioteche Nazionali si impegnano ad appoggiare un'iniziativa comune diretta a creare una grande ed organizzata digitalizzazione delle opere appartenenti al patrimonio del continente - si legge nell'accordo firmato ieri a Parigi - una simile impresa presuppone una base d'unione e una stretta concertazione delle ambizioni nazionali per definire la scelta dei testi». Le biblioteche firmatarie dell'impegno provengono dalla Germania, Austria, Belgio, Danimarca,Spagna, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Iranda, Italia (Roma e Firenze), Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Svezia. Il Regno Unito ha appoggiato l'iniziativa, ma non ha firmato l'accordo. Il Portogallo si è impegnato per iscritto, Creta e Malta oralmente. Si attende una risposta dalla Lettonia. Il più grande motore di ricerca Google intende digitalizzare in 10 anni 15 milioni di libri (4,5 miliardi di pagine), attraverso l'apporto di quattro prestigiose biblioteche americane e una inglese (Oxford). In un suo famoso racconto, La Biblioteca di Babele, Jorge Luis Borges paragona l'universo a un'immensa biblioteca: «L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano...». Gli uomini sono attratti da questo sapere inesauribile e passano la vita a esplorare la biblioteca; ma nessuno ne viene a capo, scoprendone i confini estremi (se ve ne sono); e nessuno trova i libri che cerca. Questa storia ci ricorda il fascino dell'antico sogno di potere raccogliere, schedare e dominare tutto il sapere prodotto dall'umanità, senza tralasciare nulla. Un sogno che nasce dalla consapevolezza che l'essere umano non può ricordare tutto ciò che impara ed è soggetto all'oblio, a differenza di libri, codici, papiri (e ora dei computer). Un sogno che è anche un miraggio irraggiungibile per l'impossibilità di immagazzinare tutti, o quasi, i supporti fisici di questo sapere; e, secondo problema, per la difficoltà di recuperare in seguito i dati accumulati. Oggi lo sviluppo della tecnologia e delle tecniche informatiche ha portato a un'incredibile svolta: per la prima volta è divenuto tecnicamente possibile, almeno in teoria, conservare tutta la conoscenza prodotta. Per dare vita a questo sogno sono partiti vari progetti. Riproduzione Il più grande motore di ricerca su Internet ha da poco lanciato la sua sfida con Google Print. Il progetto in dieci anni porterà a digitalizzare 4,5 miliardi di pagine di testo, con l'aiuto di alcune grandi biblioteche (delle università di Harvard, Stanford, Michigan, Oxford e della biblioteca di New York). L'aspetto apparentemente più problematico, la scansione dei libri, si è rivelato il più semplice. I testi moderni vengono scannerizzati automaticamente, una volta rimossa la rilegatura; quelli più pregiati sono riprodotti a mano pagina per pagina in vari centri sorti in India e nelle Filippine, a costi irrisori; quelli pregiati, di grandi dimensioni o con immagini particolari, sono scannerizzati in laboratori specializzati degli Stati Uniti. Certo, si tratta sempre di un numero limitato di volumi rispetto a tutti quelli esistenti, anche per problemi di copyright. Un progetto che lascia perplessi alcuni addetti ai lavori e che tra l'altro ha suscitato la resistenza di alcune grandi biblioteche europee. Ma altri colossi del mondo informatico sono scesi in campo: Amazon sta creando una sua immensa biblioteca digitale per favorire la vendita di libri; il Million Book Project di Brewster Kahle del Mit si propone di garantire l'accesso libero e gratuito a tutti i testi digitalizzati con l'aiuto di varie istituzioni culturali, e così via. E i promotori di questi progetti sono sicuri che ulteriori miglioramenti tecnologici nei prossimi anni velocizzeranno l'acquisizione dei testi in misura oggi impensabile. CONSERVAZIONE Mentre varie iniziative tentano di riprodurre i testi a stampa, tradizionali supporti del sapere, cosa succede alla produzione tipica dei nostri giorni, vale a dire all'immensa mole di dati generata su Internet? Effettivamente essa ha una vita breve: si calcola che la durata media di una pagina web sia di 100 giorni. La flessibilità e la funzionalità del supporto digitale comportano, come rovescio della medaglia, una grande deperibilità: i siti e le pagine web scompaiono senza lasciare alcuna traccia materiale. Un importante passo per la conservazione di questa documentazione è stato fatto dal già citato Brewster Kahle, un ex studente del MIT, divenuto milionario con la vendita dei primi software per motori di ricerca. Nel 1996 egli crea l'Internet Archive, che permette a chiunque di tornare indietro nel tempo, in pratica di richiamare pagine web del passato che un programma registra automaticamente a scadenze fisse. Una copia di questo archivio, composto di 10 miliardi di pagine web, è stata donata alla nuova Biblioteca di Alessandria d'Egitto. In quella occasione, a chi gli ricordò come l'antica biblioteca voluta da Tolomeo fosse stata bruciata e tutti gli antichi documenti fossero andati perduti per sempre; Brewster Kahle rispose: «La lezione è quella di tenerne più di una copia». Modificazione I progetti ricordati dovrebbero consentire, almeno in prospettiva, di conservare tutto il sapere prodotto e, altro punto fondamentale, di reperire rapidamente le informazioni. La digitalizzazione dei testi permette infatti una ricerca per parole chiave che può richiamare immediatamente tutti i testi dove esse compaiono. Ora si cerca di andare anche più in là, sistematizzando tutto il sapere in un'enciclopedia universale, dove ogni cosa abbia una breve ma efficace descrizione. Dai tempi dell'iniziativa settecentesca di Diderot e d'Alembert, molto è cambiato e oggi le opere enciclopediche sono fruibili anche ordine, con funzioni di ricerca prima impensabili (la più vasta ora disponibile è probabilmente l'Enciclopedia Britannica). Ma l'impostazione non è cambiata molto e ci si affida a un numero più o meno ristretto di esperti per la redazione delle singole voci. Tutto muta con le nuove enciclopedie open-source, come Wikipedia. Quest'ultima è il prodotto di migliaia di volontari: chiunque può collegarsi al sito, scrivere un articolo grazie a un semplice software, e immediatamente immetterlo nel corpus dell'enciclopedia. Chiunque può modificare in qualsiasi momento le voci presenti, che sono protette da una licenza non restrittiva (possono essere riutilizzate in altre sedi). Sorprendentemente, il livello medio di questi articoli è buono; si è anzi formata una specie di comunità fra i contributori più assidui, tutti convinti della necessità di garantire a tutti libero accesso alla cultura. In soli quattro anni la libera enciclopedia di Wikipedia è cresciuta fino a comprendere 1 milione 300mila voci in numerose lingue (490.000 in inglese), divenendo senza paragoni la più grande iniziativa del genere. Il numero delle voci aumenta del 7 per cento ogni mese. Ad oggi vanta 16mila contributori di tutti i Paesi ed è considerata un'opera di un livello del tutto paragonabile a quello delle enciclopedie tradizionali (anche grazie al lavoro di controllo di un gruppo di entusiasti collaboratori, in genere studenti universitari). Democratizzazione Tutto risolto dunque? È solo questione di tempo per avere a disposizione immensi archivi di libri, pagine web o enciclopedie in grado di contenere tutta la conoscenza universale? Se le questioni tecniche sembrano superate, o in via di superamento, si pongono però nuovi problemi. Il passaggio da un medium all'altro, ad esempio da un libro al testo digitale, fa perdere varie informazioni; la scelta del linguaggio di codifica dei dati porta a differenti risultati finali; la conservazione dei nuovi supporti digitali comporta specifiche difficoltà. C'è poi un problema all'origine, e cioè il controllo sulla qualità dei testi prodotti e immagazzinati, tradizionalmente affidata a esperti provenienti da riconosciute istituzioni culturali, e che adesso viene meno. La qualità, ed è questo un segno dei nostri tempi, sembra cedere di fronte alla quantità. Forse in questo modo si realizza compiutamente il passaggio da una cultura aristocratica e ristretta a pochi eletti a una cultura «democratica» e accessibile a tutti. L'utopia del sapere universale si avvera, ma a un prezzo: cambia il concetto stesso di conoscenza.
il Giornale
28 Aprile 2005
Guerra per il sapere universale. Le biblioteche contro Google
EM
Emanuela Scarpellini
il Giornale
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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