La settimana prossima, al teatro greco-romano, è in calendario una trivellazione dell'orchestra per valutare la possibilità di fare defluire le acque sorgive che la invadono nella prospettiva di avviare ulteriori scavi ARCHEOLOGICI dell'area e di rendere di nuovo visibili i magnifici marmi policromi da cui è ricoperta. Si tratta di una parte di un progetto più complesso, presentato nell'ambito dei fondi Por, che - approvato e ottenuti i finanziamenti - ha avuto inizio a marzo e dovrà essere concluso e rendicontato entro dicembre del 2015. Il progetto - firmato dalla dottoressa Maria Grazia Branciforti, direttrice del «Museo interdisciplinare archeologico di Catania» di cui il teatro è parte, dall'arch. Giovanna Buda e dal geologo Fernando Chiavetta - prevede vari interventi: la sistemazione delle passerelle, che tanti problemi hanno creato per l'utilizzo di questo spazio per spettacoli, la ricostruzione di alcuni archi, ulteriori scavi in parti non ancora esplorate e, soprattutto, il ripristino dell'accesso da piazza San Francesco d'Assisi. Questo era il prospetto laterale, a mare, del teatro, quello romano a due elevazioni, poi ampliato con un terzo ambulacro sulle cui mura, dopo il grande terremoto del 1669, furono costruiti alcuni edifici nobiliari, a partire da palazzo Gravina Cruyllas, dove nacque Vincenzo Bellini. Da questo lato, attraverso un enorme portico - che i Gravina utilizzarono come cantina - ai tempi dei romani defluiva parte del pubblico che aveva preso parte agli spettacoli. Ed è in questa zona che nel 2005, durante una campagna di scavo, è emerso un brandello di muro greco fatto in blocchi di calcare squadrati, posti in maniera sfalsata e assemblati a secco, come facevano i greci. Un ritrovamento eccezionale dal punto di vista archeologico perché è la prima traccia visibile che certifica l'esistenza a Catania di un teatro greco e proprio nello stesso luogo dove poi i romani costruirono il loro. E che dovesse essere proprio lì lo dicevano le caratteristiche del sito - un declivio che guarda il mare, come facevano i greci - e la toponomastica che, nei millenni, ha conservato il nome di via Teatro Greco sebbene quello che si vede sia un un teatro romano. Il muro retto riportato alla luce rivela che si tratta di un teatro greco arcaico di forma trapezioidale sul modello delle piazze gradonate al cui centro i politici parlavano al popolo. Che Catania avesse un teatro greco lo racconta lo scrittore di età tardo latina Frontino che, riassumendo la Storia di Tucidide, narra che proprio qui Alcibiade arringò i catanesi ad unirsi agli ateniesi nella lotta contro Siracusa alleata di Sparta. Ripristinare l'accesso da piazza San Francesco d'Assisi significa valorizzare queste testimonianze del teatro greco arcaico e rendere fruibili spazi suggestivi che i catanesi non hanno mai visto. Ed è nell'ambito di questi lavori che la dottoressa Maria Grazia Branciforti ha previsto la trivellazione dell'orchestra nell'ottica di liberarla dell'acqua sorgiva che la invade così da potere effettuare ulteriori scavi e restituire alla vista i preziosi marmi policromi originari. La trivellazione, di appena venti centimetri di larghezza, è volta a valutare la possibilità di impedire l'affiorare dell'acqua deviandola. E' probabile, infatti, che l'acqua - che sgorga da una sorgiva all'altezza di palazzo Fasanaro, oltre via Grotte, uno dei tanti rivoli di quello che una volta era il fiume Amenano, poi interrato dalla colata lavica del 1669 - scorra sopra uno strato d'argilla difficile da intercettare così come l'eventuale deviazione su uno strato lavico. Si tratta, dunque, di un tentativo, ma un tentativo fatto alla luce di una scelta progettuale, quella di liberare dall'acqua l'orchestra del teatro che, negli ultimi anni, ha assunto questo aspetto insolito che incanta visitatori, turisti e quanti hanno assistito a spettacoli resi ancora più suggestivi dalla struggente bellezza della luna e delle scene che si specchiano in questo «lago» tra le antiche pietre. Ne è splendido esempio l'«Ifigenia in Aulide» di Mircea Eliade, con Branciaroli, portato in scena nel 2012 per la stagione dello Stabile di Catania. Si tratta di un'immagine recente del teatro, non certo storicizzata, dal momento che nell'antichità l'acqua non affiorava, anche se la zona ne era ricca, come dimostra l'esistenza di pozzi in epoca medievale quando il teatro è stato ricoperto da costruzioni dalle quali è stato liberato solo nel secondo dopoguerra. L'acqua non c'era neppure negli anni '90, epoca in cui - in una importante campagna di scavo diretta anche allora dalla dottoressa Branciforti - sono stati portati alla luce i marmi originali del pavimento. La sorgiva ha cominciato ad affiorare in modo impetuoso dopo il 2000, probabilmente come esito della costruzione di una parete in cemento armato, realizzata per mettere in sicurezza la fognatura di via Vittorio Emanuele, parete che probabilmente ha intercettato la linea di deflusso delle acque. Poiché il «lago» nel cuore del teatro antico è un'immagine ormai cara ai catanesi, sulla vicenda si è aperto un dibattito che ci auguriamo sereno in vista della scelta migliore. 30062014