Scoperto nel 1988 da un surfista, resta ancora sott'acqua Marsala. C'è una nave sommersa nei bassi fondali della laguna dello Stagnone. Se ne parla da tempo e, come il relitto, ogni tanto improvvisamente la notizia riaffiora destando l'attenzione di chi da decenni, occupandosi di archeologia subacquea, ha conosciuto il mare "chiuso" della Riserva dello Stagnone, tra gli isolotti di Mozia, Isola Lunga e Scola. Un mare dai fondali bassi e sabbiosi dove la fiorente civiltà fenicia ha nell'isolotto di Mozia una sua importante testimonianza e dove vennero alla luce i legni studiati dall'archeologa inglese Honor Frost che oggi sono parte della nave punica custodita ed esposta a Marsala al Museo Archeologico di Baglio Anselmi. Un mare ricco di antiche testimonianze dove, poche miglia a nord ovest dell'isola di Levanzo, venne individuato il luogo della battaglia delle Egadi che pose fine alla prima guerra punica e che sancì la sconfitta di Cartagine ad opera della flotta del console Lutazio Catulo. La scoperta C'è un carteggio, una corrispondenza con gli attori e i protagonisti della vicenda, ci sono rilievi e studi che risalgono al mese di agosto del 1988 che testimoniano per primi l'avvistamento fatto da un surfista. Il giovane, intento nelle sue piroette lungo il lato esterno dell'Isola Lunga, aveva avvisato una parte dello scheletro ligneo di una nave posto a circa due metri di profondità, non lontano da Punta Scario. Nella stessa zona dove più di venti anni prima era stata recuperata la nave punica. Se ne riparla oggi ma chi c'era e chi conosce ogni dettaglio, con certezza sa che si tratta di un esemplare unico di nave medievale. Marcello Guarnaccia, giornalista e fotografo subacqueo, presidente della Cooperativa Marenostrum di Catania, appassionato di archeologia e autore del volume "La Nave punica di Marsala - Honor Frost leggenda dell'archeologia subacquea" (Accademia internazionale di Scienze e Tecniche Subacqueee - Award 2004) parla di un sopralluogo durato due giorni nell'area dove è stato fotografato il relitto improvvisamente riemerso. Nella relazione del professore Edoardo Riccardi, esperto di architettura navale, si legge: « partendo dalla prua c'è il massiccio dello sperone dove sembra che il rostro, che è cavo, sia incappucciato alla chiglia e fasciato dai torelli e da altri legni di minori dimensioni, che probabilmente lo collegavano al dritto di prora. Un perno di ferro di grosse dimensioni attraversa i torelli, il rostro e la chiglia, rendendo solida la struttura. Il relitto è ancora da scavare». Pare essere in buone condizioni e «data l'unicità del reperto - scriveva il prof. Riccardi - è auspicabile un suo recupero totale e la sua conservazione». Un tesoretto "aureo" Una campagna di indagini archeologiche viene avviata nel 1992 nell'area tra San Teodoro e Capo Boeo, affidata alla Cooperativa Poseidon di Milano diretta da Alice Freschi e viene recuperato - come documenta sempre Marcello Guarnaccia - un "tesoretto aureo" con gioielli di diversa fattura poi esposti al Bagli Anselmi. Sarebbero necessarie indagini al C14 (carbonio 14) per avere un deciso orientamento sull'epoca del relitto. Ma non di seconda nave punica si tratta, ma di un relitto di epoca medievale. Lo zio del diciannovenne surfista scopritore, il geologo subacqueo marsalese Aldo Nocitra, ambientalista e conoscitore dello Stagnone, racconta che «a cinquecento metri dal ritrovamento della nave punica c'è uno scheletro quasi integro che può essere di grande interesse archeologico ma che difficilmente può essere il gemello della nave punica perché sarebbe stato individuato uno sperone "metallico"», ferro quindi che testimonia la sua appartenenza ad un'epoca più recente. Nocitra recuperò frammenti di ceramica e anche un chiodo. «Spettacolo mozzafiato» «Il sopralluogo - racconta Guarnaccia anche in un articolo pubblicato su una rivista specializzata - ci consentì di vedere uno spettacolo grandioso da mozzare il fiato, una nave intera che affiora dalla sabbia». E a prua viene trovata la massa ferrosa che sarà valutata in 500 chili. Il prof. Riccardi effettuò i rilievi e mandò le conclusioni: «La nave non è punica, è più recente e "presumibilmente militare"». Medievale e di interesse per gli studiosi di architettura navale. La sovrintendenza, con un certo ritardo, venne informata di tutto, ma è pur vero che si dovette muovere lentamente con gli scarsi mezzi a disposizione e una burocrazia da rispettare. Il relitto appare e riappare, nelle giornate di scirocco si intravede sotto il mare, con il maestrale s'inabissa. A circa 40 metri dalla costa, è un luogo accessibile, relativamente facile da individuare tanto che agli inizi del mese di maggio appena passato, nel corso di una mappatura dello Stagnone, presentata dall'Associazione trapanese Tempo Reale e finanziata dalla Fondazione Withaker con la collaborazione della sovrintendenza del mare, Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, si è cercato di arrivare al relitto, ma le condizioni del mare hanno frenato gli entusiasmi e fatto rinviare l'evento. La sovrintendenza del Mare, con l'impegno dell'architetto Stefano Zangara, in una prossima campagna di indagini, fondi permettendo, si è dichiarata disponibile a portare alla luce il relitto, o quanto meno studiarlo in loco. 30062014