Su un tronco accanto a quello dell'incidente c'è una linea elettrica "Non credo proprio che siano stati autorizzati, così non va bene" NONsono tutti uguali gli alberi delle Cascine e non c'entrano niente le specie o la differente altezza. Chi li guarda con occhi esperti riesce subito a scoprire eventuali magagne, capisce se le piante siano sane o malate, distingue le vecchie dalle giovani, giudica la qualità della potatura, vede persino i movimenti che nel tempo il fusto ha prodotto per far resistenza al vento, per stare meglio in equilibrio, per tenersi saldo nel terreno. E per non rischiare - appunto - di perdere pezzi, di piegarsi, di crollare. Passeggia col naso per aria Paolo Gandi presidente dell'ordine dei dottori agronomi e foresta- di Firenze. I giardini è abituato a progettarli, lavora sia con i privati che con le amministrazioni pubbliche, nella sua testa costruire la geografia del verde e metterla in relazione con l'uso che ne faranno le persone è un esercizio quotidiano. «Il parco è ben curato», dice Gandi, «francamente non vedo piante a rischio rottura e non ci sono elementi per presupporre una mancanza di manutenzione. Alcune piante sono un po' secche», osserva camminando lungo il viale che costeggia le Pavoniere, accanto all'albero maledetto messo sotto sequestro e circondato da vigili e pompieri. Sono le quattro del pomeriggio, il sole illumina il punto esatto del tronco da cui il ramo si è staccato all'improvviso. «E' quasi un taglio netto», dice, «e il legno che è rimasto scoperto è bianco, non ci sono tracce necrotiche, questo albero sta bene, tra l'altro la chioma è stata sistemata, diradata, non è in stato di abbandono ». Nota che sulla pianta vicina, che ha un tronco biforcuto, sono stati fatti passare dei cavi dell'elettricità, in questo c'è qualcosa che non va. «Non credo proprio che siano stati autorizzati», ipotizza Gandi, «in ogni caso saranno saliti con una piattaforma, non so, non va bene però». Oltre non si spinge, forse il carrello elevatore avrà urtato l'albero che si è spezzato? «Nessuno può saperlo, di certo quei cavi dovranno essere tolti di lì». Si guarda intorno con grande attenzione, legge le piante, ne decifra il linguaggio. «Il bagolaro può rappresentare un pericolo solo se la massa vegetale diventa importante, questo ramo a terra in effetti è molto grande e pesa diversi quintali, forse il verde era cresciuto troppo ma neppure questo può giustificare quello che è accaduto. Il problema esisterà certamente ma non si può vedere ad occhio nudo, almeno non a quindici metri di distanza». Gandi conosce il gruppo di agronomi che collabora con i boscaioli del Comune, sono loro che realizzano i Vta, i Visual trees assessment, controlli visuali appunto che i tecnici fanno periodicamente ricavandone un censimento completo, albero per albero. «Queste piante sono regolarmente tenute sotto vigilanza dal 2000», dice il presidente degli agronomi. «Ogni volta che si ritenga necessario vengono fatti approfondimenti con interventi strumentali e, nei casi più dubbi, con la risonanza magnetica. Rili cordiamoci che le Cascine non sono un luogo qualsiasi, qui ci sono vincoli paesaggistici e della Soprintendenza, si tratta di piante monumentali in molti casi». Continua a camminare, si ferma di fronte alle cortecce che hanno ferite aperte, caverne alla base del tronco, macchie particolari che solo allo sguardo di un profano si possono confondere con i licheni, tocca con un coltellino formazioni di funghi, si avvicina ad una sequoia malata. «Tutte le piante che presentano segni patologici sono state messe in sicurezza, potate, alleggerite dei rami pendenti, le chiome sono state diradate, si vede che qui c'è una cura e un'attenzione costante», ripete ancora. «I bagolari sono le piante più "pericolose" dei parchi perché fanno molta resistenza al vento e quindi bisogna preoccuparsi di non fare infoltire troppo la cima in modo che l'aria possa passare». Gandi fa un paio di telefonate per rinfrescarsi la memoria. «Quando era assessore Claudio De Lungo furono piantati quattromila nuovi alberi a Firenze e quasi 800 furono destinati alle Cascine. Lecci in prevalenza, poi platani, roveri, frassini, qualche cipresso, si distinguono le piante più giovani». Quella che ha ucciso venerdì sera ha oltre settant'anni. «Sono tutti alberi molto alti, li hanno lasciati crescere, per tanto tempo questo parco non è stato gestito come verde cittadino ma un po' come una foresta », dice Gandi. «Probabilmente dopo questa tragedia si potrebbe ripensare a un ricambio generazionale che inserisca alberi più raccolti, tenendo conto del valore d'insieme e sostituendo il vecchio col nuovo in modo da garantire la permanenza del parco stesso. Ci vogliono sicuramente piante che non soffrano a causa dell'umidità, qui ce n'è molta, la falda acquifera è alta e alcuni tronchi sono bagnati ». Nessuna incuria, insomma, ma qualche riflessione si impone a forza. «Dove c'è molta frequentazione come nell'area delle Pavoniere, lungo i viali dove tutti corrono e vanno in bici, servono forse controlli ancora più mirati». Il problema delle risorse sarà di ostacolo? «Calcoliamo che le Cascine hanno tra nove e diecimila piante e la metà circa stanno lungo le strade interne. Si parla di grandi numeri e di un patrimonio botanico immenso. Che va alimentato, seguito, pulito, reso vivibile e messo in sicurezza. E' un compito molto delicato e importantissimo».
Il presidente degli agronomi "Le Cascine sono ben curate ma perché ci sono quei cavi?"
Il presidente dell'ordine dei dottori agronomi e forestali di Firenze, Paolo Gandi, visita il parco delle Cascine dopo l'incidente di un ramo che si è staccato da un albero. Gandi osserva le piante e nota che il parco è ben curato, ma ci sono alcune piante che sembrano essere a rischio di rottura. Nota che sulla pianta vicina sono stati fatti passare dei cavi dell'elettricità, ma non è sicuro se siano stati autorizzati. Gandi conosce il gruppo di agronomi che collabora con i boscaioli del Comune e che realizza i Visual trees assessment, controlli visuali appunto che i tecnici fanno periodicamente ricavandone un censimento completo.
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