"Piano paesaggistico, per Agrigento non possono essere utilizzati pesi e misure diverse dal resto della Sicilia: la soprintendenzA convochi gli ordini professionali per affrontare le criticità e ritirare il piano". Divampa nuovamente la polemica sullo strumento urbanistico, ad oggi fortemente contestato nella nostra provincia da Agronomi, Architetti, Geologi, Geometri, Ingegneri e Periti agrari. Un piano zeppo di errori che ammazzerà la crescita, hanno fin dall'inizio denunciato, con la soprintendenzA ai beni culturali di Agrigento impegnata fino ad oggi a negare la possibilità di ogni confronto successivo all'approvazione. Adesso in quella versione, denunciano gli ordini, si è creata una frattura dopo che a Trapani il soprintendente ha avviato in questi giorni la concertazione istituzionale con i cosiddetti "portatori di interesse diffuso" per la redazione del documento, ai sensi dell'articolo 144 del Codice Urbani. Così ai presidenti degli Ordini non è rimasto altro da fare che scrivere al governatore Rosario Crocetta. "Non siamo considerati così culturalmente elevati per potere partecipare ad un dibattito che coinvolge il futuro del nostro territorio, il futuro dei nostri figli e dei figli dei nostri figli - scrivono provocatoriamente -. Chi, all'epoca ha avviato la redazione del piano, ha deciso in maniera autonoma e totalmente arbitraria che un passaggio, di così alta democrazia, ovvero la concertazione con i portatori d'interessi diffusi, poteva essere tranquillamente omesso in spregio a quella stessa legge che tanto si vanta di fare rispettare. Chi ha redatto il piano - continuano - si è arrogato il privilegio di potere decidere delle sorti economiche del nostro territorio e chi lo ha firmato oggi non ha compreso le ricadute che lo stesso può avere su dei cittadini inconsapevoli delle strategie che un ramo dell'amministrazione pubblica stava mettendo in atto, lasciando sulla loro pelle le conseguenze di alcune scelte dettate dalla fretta di avere un piano a tutti i costi". Secondo gli Ordini, tra l'altro, sussiste concretamente il rischio che i privati, ai quali ad esempio vengono bloccate delle pratiche, possano presentare e vincere i ricorsi contro le pubbliche amministrazioni e la Regione. La vicenda di Trapani, tra l'altro, avvalorerebbe dal loro punto di vista questa tesi, "perché la lettera in questione diventerà prova testimoniale di una violazione di norma". "Speriamo - concludono - che il Governo regionale prenda coscienza che siamo ancora nei tempi per fare un passo indietro ritornando a discutere, con tempi celeri e contingentati, un piano che tuteli il territorio producendo ricchezza attraverso le sue bellezze e le sue peculiarità senza doverle imbalsamare o museificare". Dalla soprintendenzA, intanto, arriva un "no comment", giustificato dalla volontà di non "alimentare altre polemiche". "Continueremo - dicono solo - a rispettare la legge e le direttive della Regione" G. S. 28062014