Eppure il costituendo «parco ARCHEOLOGICo» potrebbe gestire autonomamente i circa 150.000 euro l'anno che incassa e che deve versare all'erario regionale senza avere indietro nulla. E i progetti non mancano, inclusi i percorsi a tema I turisti possono attendere, anzi farebbero meglio a cambiare meta. Pagano il biglietto d'ingresso, ma i bagni dei monumenti archeologici sono chiusi per mancanza di pulizieri, sui ruderi si cumula immondizia, ovunque crescono erbacce e rovi e presto ci saranno pure le zecche. Questa è l'accoglienza che offrono Catania e provincia, così come i territori delle sovrintendenze di Siracusa, Ragusa, Trapani, Enna. Il contratto quinquennale con la Consip è scaduto a maggio e la Regione, in assenza di Finanziaria, non può prorogarlo né rinnovarlo. Così sovrintedenze e siti archeologici sono abbandonati a sé stessi. La sovrintendente di Catania facente funzione - che per dare l'esempio si è rimboccata le maniche e, munita di guanti, ha provveduto per le parti di sua pertinenza - una settimana addietro ha annunciato che l'assessora regionale ai Beni culturali aveva trovato le somme necessarie e che presto si sarebbe potuto procedere a fare pulizia. Ma non è successo niente e la situazione è come prima, peggio di prima. E per funzionari e dipendenti è irricevibile il messaggio della Regione che, di fatto, dice: «arrangiatevi». Le disfunzioni sono particolarmente pesanti nei siti del cosiddetto «Museo regionale interdisciplinare», cioè nel costituendo «Parco ARCHEOLOGICo di Catania», che non riceve un euro da un più di un anno. E, poiché la Regione non paga, sono stati tagliati i telefoni - che possono solo ricevere perché non si può sospendere un servizio pubblico - e dipendenti e funzionari sono costretti ad usare i propri, così come le stampanti, i computer, la carta... E il Comune ha sollecitato il pagamento di una bolletta dell'acqua di 900 euro, lievitata a causa degli arretrati. E questo sebbene il «museo» introiti 150.000 euro l'anno con i quali potrebbe soddisfare le tante esigenze e attivare nuove iniziative e progetti. E, invece, queste somme vanno versate, non al Dipartimento dei Beni culturali, ma nelle casse dell'erario regionale, cioè nel calderone generale, che le utilizza per tutt'altri fini. Basterebbe completare l'iter per la costituzione del «parco ARCHEOLOGICo» che, diventato ente, avrebbe autonomia giuridica e gestionale. A quel punto, per decreto, verrebbe costituito un «comitato tecnico scientifico» del quale, per legge, faranno parte il sovrintendente, il sindaco e i rappresentanti delle associazioni del territorio, e questa sarebbe una maniera per restituire i beni archeologici ai cittadini e coinvolgerli nella loro gestione. «Se il parco ARCHEOLOGICo potesse contare sui soldi che guadagna - sottolinea il dottor Fabrizio Nicoletti, responsabile dell'ufficio relazioni con il pubblico - potremmo garantire non solo l'apertura quotidiana del teatro greco-romano, come avviene oggi, ma tenere sempre aperto l'anfiteatro di piazza Stesicoro, ora chiuso domenica e lunedì e spesso anche il sabato, in base alla disponibilità del personale. Potremmo tenere sempre aperte le Terme della Rotonda, ora visitabili mercoledì e domenica mattina grazie ai volontari di "Etna 'ngeniousa". Potremmo aprire le Terme dell'Indirizzo, ora chiuse, e rendere visitabile il "portico dell'atleta", sotto via dei Crociferi, con i suoi mosaici, affreschi e statue che nessuno conosce. E non includo le terme Achilleane che, pure dello Stato, sono gestite dalla diocesi come se fossero di sua proprietà, anche se le bollette della luce - salate, visto che bisogna attivare le idrovore - le paga il Comune. Insomma potremo valorizzare la Catania archeologica che, dopo Roma, è la città vivente con maggior numero di monumenti romani. Una città che possiede un teatro che neppure Roma ha, eppure il turista che arriva all'aeroporto, chissà perché, trova la gigantografia del teatro di Taormina». Di più. Il dottor Nicoletti sogna di poter aprire tutti i monumenti e prevederne la visita curando percorsi turistici a tema. «Si potrebbe fare il tour dei mausolei, per esempio, dal momento che anche Catania ha una sorta di via Appia. Si potrebbe partire da piazza Stesicoro, dalla cripta di Sant'Euplio per poi passare alla tomba di Stesicoro, sequestrata nell'area militare all'interno della chiesa del Carmine, per poi visitare le tombe conservate sotto la Rinascente e raggiungere il mausoleo Modica, all'interno dell'omonima villa su viale Regina Margherita, e poi il colombario della Mecca, sotto la chieda di San Gerolamo all'interno dell'ospedale Garibaldi centro, fino all'ipogeo quadrato di via Sanfilippo, vicino piazza Lanza, l'unico oggi visitabile, su prenotazione». E ricorda che un itinerario romano esiste già, promosso dall'«Associazione regionale guide siciliane» che, ogni martedì, con partenza alle 9 dalla libreria Prampolini e per la durata di mezza giornata, a prezzi ridotti, organizza la visita delle terme dell'Indirizzo, del complesso del teatro, delle terme della Rotonda e dell'anfiteatro. Progetti affascinanti e di buon senso, peccato che la città possibile si scontri, e ceda, di fronte a quella reale. 25062014
SICILIA - Beni culturali quale gestione
La Regione siciliana non paga i soldi che il Parco Archeologico di Catania guadagna, che sono destinati a mantenere i siti archeologici. Il parco, che gestisce autonomamente i 150.000 euro all'anno, non ha i soldi per pulire i monumenti, tagliare i telefoni e i computer, e pagare le bollette dell'acqua. I funzionari e dipendenti del parco sono costretti a utilizzare i propri mezzi per svolgere il loro lavoro. Il Comune di Catania ha richiesto il pagamento di una bolletta dell'acqua di 900 euro. Il Parco Archeologico potrebbe avere autonomia se fosse costituito come ente, ma la Regione non ha ancora completato l'iter per la sua costituzione.
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