A rendere greve la città reale, e a tagliare le gambe alle idee e alle persone di buona volontà, c'è la burocrazia che si arrocca contro ogni cambiamento, e lo ostacola, con argomentazioni assurde, oltre che ridicole. E' il caso del dipartimento Affari generali della Regione che ha stoppato la proposta del responsabile dell'Urp del costituendo «parco ARCHEOLOGICo di Catania» di servirsi delle associazioni di volontariato per rendere fruibili i monumenti archeologici. Il dottor Fabrizio Nicoletti ha fatto così per le terme della Rotonda stipulando un protocolo d'intesa con l'associazione di volontariato «Etna 'ngeniousa» grazie alla quale il monumento ARCHEOLOGICo è aperto e visitabile mercoledì e domenica mattina. «Ho proposto di firmare analogo protocollo con l'associazione "Officine culturali" per l'apertura dell'anfiteatro e delle terme dell'Indirizzo, ma il dipartimento Affari generali, a Palermo, mi ha fermato costestandomi, in questo come nel caso precedente, l'uso dell'art. 112 del Codice dei beni culturali che dice che, nel caso di uso diretto dei monumenti, non è dovuto alcun pagamento». L'art. 112 dice che se lo Stato o la Regione usano per spettacoli o rappresentazioni un proprio bene demaniale, quale è, per esempio, il teatro greco- romano di Catania, nulla è dovuto perché l'uso è diretto. Nel caso in cui, invece, l'uso è indiretto, perché la gestione è data a privati, allora - secondo l'art. 115 - bisogna pagare una somma e, per le varie iniziative, prevedere un bando di gara. Ed è quando sostiene l'ineffabile dipartimento regionale Affari generali secondo cui il fatto che un monumento è aperto grazie ai volontari equivale ad un uso indiretto da parte loro e, pertanto, non è possibile prevedere affidamenti, ma bisogna fare bandi di gara. E alla obiezione sbalordita del dirigente - «ma che cosa potrebbero offrire di più visto che aprirebbero gratis? » - la risposta è stata spiazzante: «Potrebbero darvi dei soldi». Come dire che bisogna pagare per fare il volontario. Surreale. Anche per questo la Sicilia muore, per l'ottusità e l'ostruzionismo di tanti burocrati e per l'incapacità della politica di proporre soluzioni alternative e di imporle a vantaggio della collettività. Ma non disperiamo, per necessità più che per convinzione. P. L. 25062014