SAREBBE stato lui a "rifilare" una serie di clamorosi falsi ai musei italiani, compreso quello di Napoli che durante la dittatura di Benito Mussolini accolse sette "ritratti policromi di età ellenistica". Tutti falsi, come i vasi e le terrecotte del museo di Archeologia dell'Università di Catania. Proprio da queste ultime ha preso le mosse lo studio dell'Istituto per i beni archeologici e monumentali del Cnr, che ha svelato l'identità del falsario, avanzando sospetti sull'autenticità di altre opere ospitate in musei nazionali ed esteri e in collezioni private. Secondo i ricercatori si tratta di Antonino Biondi, lo stesso autore che riprodusse i ritratti donati a Mussolini nel 1939. I ricercatori hanno condotto analisi con me- todologie non distruttive su alcune opere, e hanno studiato il carteggio tra gli archeologi dell'epoca in contatto con Centuripe, cittadina siciliana sede in quegli anni di un'agguerrita "scuola" di falsari. E provvidenziale si è rivelato il taccuino di Biondi, noto falsario e ricettatore sul quale sin dall'inizio delle ricerche ricadevano i maggiori sospetti. «In alcuni schizzi, infatti, si riconosce la mano che ingannò il responsabile della collezione catanese e addirittura Benito Mussolini», spiega Daniele Malfitana, direttore dell'Ibam. I ritratti dipinti su tondi in terracotta furono infatti personalmente consegnati al duce da un non disinteressato mecenate che li aveva acquistati per una somma considerevole sul mercato antiquario, dietro intermediazione e consulenza del senatore Pietro Fedele, presidente del Poligrafico dello Stato e della Consulta araldica e accademico dei Lincei. Nel 1939 furono poi donati dal ministro all'Educazione nazionale Giuseppe Bottai al Museo di Napoli. Dopo la pubblicazione delle opere nella serie dei "Monumenti della pittura antica scoperti in Italia", nel 1940, uno studioso ne mise però in dubbio l'autenticità causando una vivace disputa accademica, chiusa ora dalle analisi.