Quattromila anni di storia sotto le pietre della città La battaglia per custodire e valorizzare questo «tesoro» Metti una sera d'estate in cerca delle tue radici profonde. Di quelle che possono spiegare il perché di una natura bifronte e ingarbugliata divisa fra Oriente e Occidente. Con un caldo vento da Est che ti sospinge fra ruderi preziosi, sconosciuti, disvelanti. E' la Bari sotterranea. Un percorso nella storia, in compagnia della direttora del Centro operativo della Soprintendenza, Francesca Radina, e della archeologa Claudia Lucchese dell'associazione ArTA, promosso dall'associazione Il Murattiano. Il cuore di questo viaggio sta tutto nella città vecchia che, nel corso dei secoli, è rimasta nella sua concezione morfologica quasi del tutto simile ai nostri giorni. Un borgo che si è stratificato sempre uguale su se stesso. Una collinetta, un'altura artificiale che è cresciuta sul suo corpo originale, protesa nel mare come un'antica Manhattan, su una piramide di ruderi che vanno via via dall'Età del Bronzo (1800 a.C.), a quella peuceta (VI sec. a. C), all'età imperiale (II sec. a.C. al II sec. d.C.), all'epopea bizantina (anno Mille), alla Bari medievale (XII-XIII secolo) fino ai nostri giorni. Un fascinoso viaggio a ritroso nel tempo, lungo 4 mila anni, nelle radici della terra, strato dopo strato. Dal racconto delle pietre emerge subito l'antica Bari: aperta, civile, libera. I segreti di Bari sotterranea Una Samarcanda del Mediterraneo. Un reticolo di chiese di ogni confessione e di strade abitate da ebrei, armeni, slavi, arabi e greci che convivevano gomito a gomito (spesso le tracce dei reperti hanno dimostrato che chiese bizantine e cristiane sorgevano a pochi metri le une dalle altre), una città di scambi culturali e commerciali, frutto di una lungimiranza che rese potente la capitale dell'Impero bizantino d'Occidente. Tutto questo è scritto in profondità, nella terra. Gli scavi del castello Nella sera delle meraviglie si comincia dal Castello svevo e si scende a quota VIII e IX sec d.C. Un balzo di mille anni per osservare come fra i nostri predecessori fosse in uso costruire le case anche a ridosso delle mura di cinta. Anzi, quelle mura ne erano parte integrante. Ecco allora gli antichi focolari, con le tracce di bruciato e il vasellame. Di qualche secolo più tardo sono invece i resti di Sant'Apollinare (X secolo d.C.), prima basilica della città. Sono proprio le chiese a tracciare la storia del borgo, perché è attorno a queste che anticamente si strutturavano i quartieri. Un po' come è costruita l'attuale città vecchia disseminata di chiesette. Le archeologhe ora indicano i piani di calpestio stratificati e salta agli occhi come il borgo sia cresciuto su se stesso con l'accavallarsi di una tomba sull'altra. Il succorpo della Cattedrale Le soprese più abbaglianti le riserva il succorpo della Cattedrale (fase romana, II sec. a. C.-III sec. d.C.). La prima ad apparire è la stele in marmo con l'epigrafe del liberto Lucio Gellio, sacerdote, che ringraziava la città per aver ottenuto un bisellium, cioè una «poltrona di prima fila» in teatro. Usata come soglia di una costruzione successiva, la stele fu rinvenuta con sorpresa dagli archeologi che, rigirandola, poterono ricostruire un pezzo importante della storia della città. La scritta testimoniava, infatti, la presenza di un teatro in epoca romana, cosa che accerta l'importanza della Bari antica, ma di cui non resta più alcuna traccia. Ipotesi lo vogliono collocato in largo Albicocca. A poca distanza uno spaccato lastricato della via Traiana. Addentrandosi nel sottosuolo - splendido - appare un mosaico a tessere conservato quasi intatto (il mosaico di Timoteo) che adornava l'ingresso di una chiesa che ha radici nel IV sec. d.C. In realtà, il mosaico venne realizzato due secoli più tardi e questo dimostra l'importanza e la durata di quel luogo di culto rimasto attivo fino al 1034. La chiesa di Santa Maria que est episcopio, questo il nome, a tre navate, dai pavimenti interamente mosaicati con motivi orientali con pesci, polpi, fiori tipici delle maestranze greche è ciò che resta di una delle più antiche basiliche paleocristiane di Bari. Accanto, i resti di una chiesa ortodossa, simile in tutto a quelle dei nostri giorni, riconoscibile dall'iconostasi ancora parzialmente in piedi (il tramezzo di divisione tra presbiterio e navate). Palazzo Simi Camminando per strada Lombardi, proprio di fonte al convento di Santa Teresa dei Maschi, appare il complesso altomedievale destinato dal Politecnico a mediateca, fin dalla fine degli anni '90, che resta ancora desolatamente chiuso. Palazzo Simi, poco più avanti, centro operativo della Soprintendenza per i Beni archeologi della Puglia, fu acquistato da una famiglia toscana nel '500; nel succorpo si nascondono i resti di una chiesetta del X secolo d.C., che insiste su una costruzione di epoca romana. Ad un piano superiore è visibile un antico forno medievale, di cui si intende avviare il restauro, utilizzato fino agli anni '50 per infornare i dolci della pasticceria Stoppani e le «tielle» del vicinato. La Soprintendenza ne ha ricostruito la storia recente anche grazie alla testimonianza di Uei 'op, il vecchio garzone del fornaio, soprannominato così perché passava per la città in bicicletta con un asse sulla testa per raccogliere pagnotte lievitate e teglie da infornare, e per annunciarsi gridava: Uei 'op. Santa Maria del Buonconsiglio Nel cuore del borgo antico c'è una piazzetta in cui si innalzano colonne e capitelli. Prima che crollasse il tetto era una chiesa (IX secolo d.C.), è Santa Maria del Buonconsiglio. Qui la città ha assistito alla rappresentazione di Romè e Giugliett, la tragedia di Shakespeare in vernacolo solo qualche anno fa. Proprio in questo luogo, gli scavi di Nino Lavermicocca e Francesca Radina hanno restituito in prossimità dell'abside i resti di una capanna dell'Età del Bronzo e indicato il nucleo insediativo più antico della città. Una scoperta che ha aperto uno squarcio nella storia delle civiltà antiche di cui Bari fa parte a pieno titolo. Il giro è terminato nel cuore della terra. Si fa scuro e gli impiegati vanno via e si sente rumore di chiavistelli. C'è ancora molto altro da vedere, ci sarà una prossima volta. I presenti notano che non c'è nemmeno un cartello che indichi i tesori appena visitati. Il Comune si era impegnato e, invece, si aspetta ancora