ROMA - La casa comune per il Polo "non può essere solo un assemblaggio ma deve essere un'identità politica europea, che in Europa si chiama Partito popolare europeo". Il ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglìone, ritiene "molto buona" l'idea lanciata dal premier Silvio Berlusconi e pensa che la "nuova formazione debba essere il Partito popolare europeo in Italia". Rispondendo alle domande dei giornalisti a margine dell'assemblea di Confcooperative, Buttiglione ha detto che per An vi sarebbero "porte aperte" anche perché "mi sembra che loro siano favorevoli". Quanto alla Lega, invece, "non appare intenzionata e forse è opportuno" che non ne faccia parte. E il ministro per si è quindi detto convinto che l'Italia debba prendere a modello la Germania dove vi è una coalizione a due tra democristiani e liberali. Buttiglione fa poi un'analisi puntuale sulla situazione in cui si trova l'esecutivo. «All'interno del governo - dice Buttiglione - le turbolenze fra le diverse forze politiche sono ancora forti, nel senso che c'è ancora un marcato moto ondoso ma mi sembra che la rotta sia tracciata». E così risponde immediatamente a chi, a giudicare anche dalla freddezza in aula dell'Udc mentre Berlusconi parlava, aveva parlato della possibilità di non votare la fiducia al governo. "Se qualcuno pensa che l'Udc non darà la fiducia al governo è fuori dalla realtà". Lo ha ribadito a chiare lettere Rocco Buttiglione. "Abbiamo sempre detto che avremmo sostenuto il governo perché abbiamo un patto con gli elettori prima che con gli alleati, e non veniamo meno. Poi i governi bisogna aspettarli in Parlamento perché è importane che le intenzioni si trasformino in fatti". E intanto Buttiglione ha anche descritto gli obiettivi che si pone il suo ministero. Al primo punto delle sue priorità c'è la valorizzazione della nostra cultura, dei monumenti, dei siti archeologici, che sono la "nostra memoria e la nostra identità", e anche "il nostro biglietto da visita nel mondo". Ma le cose che stanno a cuore al neo ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione sono "tante, tantissime", a cominciare dal rapporto con la Cina. E con una premessa: l'impostazione del suo ministero, annuncia, "sarà la stessa dì Urbani". Il colloquio tra i due professori , Urbani e Buttiglione avviene in quello che per quattro anni è stato lo studio privato del suo predecessore. Alla fine Buttiglione commenta: "Spero di portare a compimento quello che così bene è stato avviato". Sotto due profili, fa notare, quello della memoria e dell'identità e quello della diffusione all'estero della cultura italiana. I due lati si completano, spiega, "memoria dell'identità e apertura di questa identità al mondo". Non ci sono dubbi però. La priorità è quella della valorizzazione, di un miglioramento dell'accesso e della fruibilità delle nostre ricchezze culturali: in Italia, fa notare Buttiglione, abbiamo Beni Culturali come nessuno al mondo, "ma le condizioni di fruibilità sono spesso inadeguate, la valorizzazione è ridotta. Il cittadino passa davanti e nemmeno capisce di cosa si tratta". Adesso, sottolinea, "abbiamo il Codice preparato da Urbani a cui possiamo appoggiarci e Questo dovrebbe darci più forza per perseguire questo obiettivo". Senza dimenticare la collaborazione con le regioni, i comuni, e i privati, "molto importante per arrivare a investire risorse e a utilizzare in modo ottimale il nostro grande patrimonio". Il rapporto con la Cina, annuncia poi il nuovo ministro, "è uno degli aspetti che Urbani ha avviato e io intendo continuare" . E' "un paese dì grandissima cultura che sta avviando un gigantesco programma di valorizzazione dei Beni Culturali", spiega, "Un campo in cui noi possiamo offrire una collaborazione fattiva e di alta qualità ". Come la Cina l'India. Ma non solo: "esiste una grande opportunità data dall'allargamento della Unione Europea", fa notare il nuovo ministro, "Paesi che hanno antichi legami con la nostra storia e cultura". Il professore non rinuncia ad una parentesi colta: "Pochi sanno che la casa d'Angiò ha governato per un certo periodo la Polonia e l'Ungheria, il Regno di Napoli e una parte della Francia, creando connessioni e scambi culturali che sono stati elemento portante del formarsi progressivo dell'identità europea. Il richiamare queste radici e documentare questa comunanza di cultura ci aiuta a capire che siamo davvero tutti europei".