Alla cultura italiana non servono lavoratori militarizzati. Ora mi aspetto che vengano ridotte le direzioni generali del ministero e snellita la burocrazia centrale». Lo storico dell'arte e archeologo di fama mondiale Salvatore Settis, presidente del consiglio scientifico del Louvre, ha guidato il Consiglio superiore dei beni culturali e grandi istituti come il «Getty» di Los Angeles. «Confido che adesso Dario Franceschini faccia una riforma del dicastero in grado di aumentare sul territorio gli addetti dei musei e delle sovrintendenze riducendo invece i dipendenti a Roma». La precettazione è utile? «Le soluzioni vanno negoziate. I salari dei dipendenti sono molto bassi rispetto alla Francia e alla Germania. E tra i 28 Paesi europei l'Italia è quella che investe meno in cultura. Tagliare risorse e precettare i dipendenti non risolve i veri problemi e cioè l'errata organizzazione del sistema museale e la scarsità di risorse economiche». Quali sono le soluzioni? «Negli ultimi anni non c'è stato turnover. A 5500 pensionamenti è seguito appena qualche centinaio di assunzioni. Intanto si continua a gonfiare il centro impoverendo la periferia. Un Paese senza cultura è un Paese senza futuro e il diritto alla cultura è espressamente garantito dalla nostra Costituzione». I sindacati contano troppo? «La questione non è l'eccesso di sindacalizzazione. Non si può procedere a colpi di precettazioni. Bisogna ridistribuire la forza-lavoro. In Italia i beni culturali hanno una testa enorme e un corpo gracile. Abbiamo la rete più capillare di sovrintendenze e musei eppure li svuotiamo di personale a tutto vantaggio di una burocrazia centrale sempre più elefantiaca. I turisti hanno diritto di poter visitare sempre i musei e i siti archeologici però non si risolve la questione degli scioperi militarizzando il settore». E dove si trovano le risorse? «L'Italia è il terzo Paese al mondo per evasione dopo Messico e Turchia. Se recuperiamo anche una piccola parte dei 154 miliardi di euro l'anno di tasse non pagate potremmo procedere ad una riorganizzazione efficiente. Da parecchi anni le riforme del ministero della cultura si succedono senza affrontare veramente i nodi cruciali. Siamo ormai a quota sei. In pratica ogni nuovo ministro fa la sua riforma ma poi il risultato è invariabilmente l'aumento del numero delle direzioni generali e di funzionari centrali del dicastero. E invece servirebbero subito almeno 2 mila nuovi dipendenti nelle periferie dove sono custoditi i nostri veri tesori d'arte». L'età media è troppo alta? «Sì. n primo risvolto negativo del blocco delle assunzioni è che nelle sovrintendenze ci sono sempre più addetti la cui età media è 57-58 anni. Anche rispetto alle linee d'intervento dell'Ue, dovremmo saper mostrare che senza nuovi investimenti e una progettazione seria non si fa molta strada».
Salvatore Settis, archeologo: "Militarizzare non risolve i problemi. Spostiamo i burocrati da Roma"
Il presidente del Consiglio scientifico del Louvre, Salvatore Settis, ha espresso la sua preoccupazione per lo stato del ministero della cultura italiana. Settis ha sottolineato che il ministero non ha lavoratori militarizzati e che è necessario ridurre le direzioni generali e snellire la burocrazia centrale. Ha anche chiesto di aumentare gli addetti dei musei e delle sovrintendenze nelle periferie e di ridurre i dipendenti a Roma. Settis ha affermato che le soluzioni vanno negoziate e che i salari dei dipendenti sono troppo bassi rispetto alla Francia e alla Germania.
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