Ci voleva l'uscita del neovicepremier Giulio Tremonti - vendiamo le spiagge e finanziamo piani turistici nel Mezzogiorno - per unire centrodestra e centrosinistra sardi in una battaglia comune all'insegna del «non se ne parla neanche». Non se ne parla per i Ds e la Margherita, e fin qui ci sta anche la contrapposizione politica, ma se poi la levata di scudi arriva anche da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc e Fortza Paris, allora probabilmente significa che Tremonti l'ha detta proprio grossa. Il centrosinistra E proprio sul dissenso arrivato anche dal centrodestra richiama l'attenzione il coordinatore regionale della Margherita, Antonello Soro. «Lo scarso successo incontrato presso i suoi lascia intendere che l'idea resterà una boutade, e tuttavia segnala lo spessore della cultura tremontiana dello Stato. Dopo aver dissestato i conti pubblici con la finanza creativa -sottolinea Soro - ora vorrebbe usare lo stesso approccio sul patrimonio ambientale. Con le sue leggi ha difeso gli interessi degli evasori contro lo Stato, ora gli speculatori interessati alle coste trovano un alfiere nel governo. Segno chiarissimo che il Berlusconi bis non promette niente di nuovo». Secondo il segretario sardo dei Ds, Giulio Calvisi, «la proposta di Tremonti si commenta da sola: sbagliata, antistorica, offensiva e umiliante per la le popolazioni che hanno la fortuna di vivere sul mare. Si vede già che il vicepremier, come tutto questo governo, ormai è già alla frutta, prima di avere iniziato il pasto, non bisogna dargli quindi molto affidamento. Più che un problema politico mi pare che ormai dobbiamo affrontare un problema psicologico o antropologico del centrodestra nazionale e regionale». All'attacco anche il Psd'Az: «In Sardegna non sono in vendita nè le spiagge, ne "TreMonti"», località del sassarese dove si produce un vino di alta qualità. «In questi ultimi anni è stato tutto un rincorrersi - dice il segretario sardista Giacomo Sanna - di proposte che definire strampalate è poco. Purtroppo, ancora una volta si rischia di sollevare polveroni che una volta diradatisi rivelano uno scenario desolante nel quale le idee e i progetti seri sono sostituiti da provocazioni che allontanano i cittadini dalla politica». Il centrodestra È contro gli integralismi ma anche decisamente contrario alla proposta di Tremonti il capogruppo di FI, Giorgio La Spisa. «Un ambientalismo integralista non aiuta certamente a valorizzare le potenzialità che offre la Sardegna. Però lo sviluppo deve essere legato alla politica del territorio, pensata e sviluppata con equilibrio da chi vive e amministra i comuni. Non possiamo rispondere con lo stesso estremismo della sinistra ambientalista ma il modello di sviluppo della Sardegna non è quello del turismo di massa, delle spiagge adriatiche, che avrebbe gravissime controindicazioni per il valore ambientale della nostra isola. Dobbiamo pensare ad un modello di fruibilità delle spiagge che si integri con le peculiarità dell'interno, e solo chi amministra i territori può farlo». Secondo Carlo Sanjust, consigliere regionale forzista, «privatizzare le spiagge, privandole di un controllo diretto da parte dell'amministrazione pubblica significherebbe distruggere, nel giro di poco tempo, quanto si è costruito negli ultimi dieci anni, un grave attentato a un sistema economico che con grande fatica e in silenzio ha generato in questi anni cica 5.000 posti di lavoro stagionali inventandosi da zero». Sono «una provocazione e nulla di più», per il consigliere di An Matteo Sanna le dichiarazioni di Tremonti, «una sparata che si sarebbe potuto risparmiare. Le coste sarde non si toccano, non saranno mai in vendita e anzi ci auspichiamo che vi sia una maggiore tuteala da parte di questo governo». Sindaco di Castiadas e consigliere di Fortza Paris, Eugenio Murgioni individua nell'idea dell'ex ministro all'Economia «il limite evidente di una visione neocolonialista della Sardegna. L'ambiente è un bene primario non rinnovabile e la sola idea che possa essere oggetto di mercimonio per ripianare disavanzi pubblici non creati dai sardi, o finanziare fantomatici piani di turismo nazionali, dài brividi».