MILLE euro in cambio di un nulla osta della Soprintendenza per costruire o fare lavori in aree tutelate da vincoli archeologici. Così, dietro il pagamento di una mazzetta, Paola Quatrini, un'assistente archeologo del ministero dei Beni e attività culturali e del turismo, in servizio presso la Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio, riusciva a far rilasciare permessi altrimenti impossibili da ottenere. Gli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza l'hanno arrestata ieri per concussione. Soltanto denunciati invece 2 suoi colleghi e altri due complici. Le indagini svolte dalle fiamme gialle hanno consentito di far emergere un giro di tangenti che veni- vano richieste per assicurare il buon esito delle procedure amministrative volte al rilascio del nulla osta della Soprintendenza. Ovvero di quell'autorizzazione che la legge richiede ai proprietari di aree tutelate dal punto di vista archeologico, che vogliano eseguire opere di intervento edilizio. In poche parole, l'assistente archeologo, per agevolare ogni procedimento amministrativo che le veniva assegnato, costringeva il privato a rivolgersi a un archeologo esterno all'organico della Soprintendenza per sovrintendere ai lavori. E lei stessa si auto-affidava la supervisione del controllo del loro operato. In alcuni casi, la dipendente della Soprintendenza incassava personalmente i compensi che spettavano all'archeologo privato chiamato a collaborare, per poi riversargli solo una parte della somma ricevuta. In altri casi, invece, gli archeologi scelti dal privato riconoscevano al funzionario che aveva caldeggiato, se non addirittura imposto, l'affidamento dei lavori, una percentuale per avergli consentito di esercitare la propria attività professionale e avergli procurato clienti.