«UN'EMORRAGIA che va fermata». Non usa mezzi termini Roberto Grossi, presidente di Federculture, anticipando alcuni dati del decimo rapporto annuale che verrà presentato giovedì al conservatorio di Santa Cecilia, alla presenza dei ministri ai Beni culturali e all'Istruzione, Dario Franceschini e Stefania Giannini, e del sindaco, Ignazio Marino. Come già rivelavano i numeri del primo semestre, presentati a dicembre, il 2013 è stato un anno nero per i consumi culturali nella capitale. A Roma lo scorso anno si è registrata, infatti, una flessione a due cifre per molti settori: il teatro, in termini di spesa del pubblico, ha perso il 17, la musica classica il 19. Ma il dato peggiore è quello delle mostre, che hanno registrato addirittura una flessione del 27. E se l'investimento del Comune per la cultura nel 2008 era del 4, nel 2013 è sceso al 2,5 del totale del bilancio. Ecco perché Grossi parla di un «disegno tutto da ricostruire fuori dalla logica delle emergenze ». Perché la capitale «ce la può e ce la deve fare, ma bisogna dimenticare il mito della Roma Caput Mundi e ripartire con umiltà da una programmazione seria». Se la spesa del pubblico per la cultura nel 2013 è andata male, «è stato anche perché mancava l'offerta» afferma Grossi. Il Comune «deve essere la cabina regia di questo cambiamento, ma con sussidiarietà rispetto a altri soggetti come lo Stato, la Regione e i privati. Se Roma vuole tornare a essere il luogo della contemporaneità, come 10-15 anni fa, quando ha fatto questa scommessa con il Maxxi, il Macro e l'Auditorium, deve superare le paure e riprendere uno spirito di convergenza, con idee chiare, che riporti a investire su una nuova produzione». Un cambio di rotta non facile, soprattutto in un momento in cui la poltrona dell'assessorato capitolino alla Cultura è vacante. «Ci aspettiamo che superati i problemi del bilancio il sindaco faccia una scelta lungimirante trovando assessore in grado di far partire e mandare avanti questo processo» auspica Grossi. Anche perché «la cultura è l'elemento che guida lo sviluppo. Dobbiamo smettere di parlare della crisi e iniziare a parlare di progresso. Occupandoci anche della qualità della vita delle persone e, quindi, di avere una città non degradata». Per quanto riguarda il contributo dei privati, più volte auspicato dal sindaco Marino e dal ministro Franceschini, soprattutto per il restauro di mo- numenti e siti archeologici, Grossi fa notare: «I dati dimostrano che quando crolla l'intervento pubblico, crolla anche quello privato che non investe laddove il pubblico non dimostri di crederci. Per questo dice l'invocazione di Franceschini rischia di cadere nel vuoto». Anche se «fa bene i ministro a preoccuparsi per la Domus Aurea e per la Casa del Jazz. Perché se non ci sarà un progetto di sviluppo per Roma legato alla cultura, difficilmente ce ne sarà uno per il Paese». Sulla possibile perdita di fondi per le Camere di Commercio, Grossi infine avverte: «Se il decreto verrà convertito così com'è, perderemo il 50 del budget della Camera di Commercio, il che significa che a Roma perderemo quasi 10 milioni di euro fissi su realtà come la Festa del Cinema, il Parco della Musica e Santa Cecilia».