LA PITTURA È COME IL SOGNO In questo quadro meraviglioso non succede niente. Non succede nemmeno che il pittore che si chiamava Paolo Veronese abbia l'idea del quadro. Perché questa composizione strepitosa l'ha inventata un altro pittore: Raffaello, come noi (e Veronese) sappiamo da una stampa incisa e fatta circolare da un suo allievo, che si chiamava Marc'Antonio Raimondi. Ma di chiunque sia, questa idea è bellissima, perché è semplicissima. Una bella donna seduta su una panca di pietra davanti ad una finestra spalancata, si è addormentata. Così: senza un perché. Perché succede. Perché è estate, è pomeriggio e fa caldo: e questo ce lo dice Veronese, con il suo colore dorato. A Raffaello l'idea doveva essere venuta pensando a Danae, la ragazza chiusa in una torre che Giove visitò come pioggia d'oro, entrando dalla finestra. E chissà che la croce in volo non sia stata un'aggiunta di Marc'Antonio: perché la posizione di questa donna torna più con una Danae che con una Sant'Elena. Ma questo è un problema secondario. Tutto è secondario di fronte alla meraviglia del vestito di Elena: un colore inzuppato nella luce fa vere queste stoffe. Vere che verrebbe voglia di toccarle, di carezzarle, di sentirle frusciare. E anche Elena è vera: verrebbe voglia di tirarle la treccia. Di spostarle il gomito: così, come farebbe un fratellino minore dispettoso. Per il gusto di farla svegliare. La vera protagonista di questo quadro è una finestra. D'altra parte Leon Battista Alberti, che di quadri se ne intendeva, l'aveva scritto: la pittura è come una finestra spalancata sul mondo. La finestra del sogno, sembra dirci Veronese: quella che rende tutto visibile. Ma tutto evanescente. In sogno puoi vedere tutto, ma senza poter toccare nulla. Proprio come nella pittura. In questo sogno Elena vede due bambini grassottelli. Hanno le ali, sono due angioletti: fanno una fatica d'inferno (di paradiso, volevo dire) a sostenere una croce grande, molto più grande di loro. Sembrano degli uccellini minuscoli che vogliano farsi un nido con degli stecchi enormi. La trascinano fino alla finestra, perché Elena la veda. Ma come può vederla, se dorme? Ma forse sono nel sogno? E allora perché li vediamo? Veronese gioca con i nostri sensi, i nostri occhi, i nostri limiti. Ma Veronese sa che Elena, sant'Elena imperatrice, si sveglierà e andrà a cercare la croce: quella con la c maiuscola, quella vera, quella di Gesù. La troverà, e la storia del mondo cambierà. A volte succede: per questo è importante tenerle aperte, le finestre.