FORSE sarebbe il caso di discutere di paesaggio per intendersi di che cosa si parla. Altrimenti non si capisce di cosa si parla e, come si usa dire in modo offensivo per l'intelligenza altrui, "la gente non capirebbe". Dunque: che cosa è il paesaggio? E c'è un paesaggio immateriale in aggiunta a quello che materialmente è sotto gli occhi di tutti? Il Vesuvio, il Golfo di Napoli, l'isola di Capri, tanto per fare esempi facili e ricorrenti, sono paesaggi naturali. La costruzione di un palazzo, magari un grattacielo, che ne ostacoli la attuale visibilità è un'alterazione di quei paesaggi. Se, poi, queste costruzioni sono anche obbiettivamente brutte, il danno è ancora maggiore. Ma se fosse un famoso architetto a firmarle e fossero anche esteticamente belle, gradevoli, importanti, la questione assumerebbe altri aspetti. Perché il paesaggio non è una realtà statica, ma dinamica. E non è solo quanto la natura offre al nostro piacere di osservatori, ma è anche una costruzione umana e, come tale, può subire mutamenti che sono il frutto dei tempi e della storia dei luoghi. Talora i segni di questo passaggio hanno caratteristiche di eccezionale valore storico, architettonico, monumentale. Tale da richiedere una rigorosa conservazione perché le generazioni future ne possano godere allo stesso modo di quella presente. Benissimo. Ma attenzione al modo di intendere la conservazione. La stessa natura interviene nel modificare i suoi paesaggi. Il Vesuvio, tanto per rifarmi a uno degli esempi che prima citavo, ha modificato più volte la sua forma in seguito a eruzioni ed esplosioni vulcaniche. E allora anche la conservazione va intesa in modo, per così dire, più elastico e al passo con i tempi facendo naturalmente attenzione rigorosa a toglierne la gestione dalle mani degli speculatori soprattutto edili. Ma è anche vero, come diceva Francesco Compagna al suo caro amico Antonio Iannello, «se nel Cinquecento vi fosse stata Italia Nostra, non avremmo avuto il Rinascimento». D'altra parte è soprattutto vero che se a Napoli non vi fosse stata Italia Nostra (e non solo) le "mani sulla città" avrebbero proseguito il massacro perpetrato da Ottieri e sodali. È dunque un realistico equilibrio che va auspicato. Tale dovrebbe essere quello tra Comune di Napoli e Soprintendenze che vivono, invece, un lungo periodo di conflittualità. Il più recente riguarda la pedonalizzazione del lungomare e la rimozione dei "baffi", cioè della scogliera realizzata in occasione dei preliminari di Coppa America. Il primo problema attiene all'aspetto "immateriale" e lo possiamo ricavare dalla dichiarazione del direttore della Soprintendenza speciale per i beni archeologici per Napoli Gregorio Angelini: «La pedonalizzazione pressoché totale del lungomare appare in contraddizione con l'identità di un pezzo di città». L'identità è appunto un aspetto immateriale del paesaggio napoletano. Ed è, ad esempio, quella ricostruibile attraverso le lettere e i diari dei viaggiatori del Grand Tour. L'identità è meno dinamica del paesaggio, ma fa parte della storia e talora è anche meglio dimenticarla. Se è identità quella di andare in auto anche solo per andare dal tabaccaio a cinquanta metri, meglio scordarsela L'altro problema è più di paesaggio naturale le cui caratteristiche verrebbero compromesse dalla permanente presenza di un'opera innaturale. Tale da consentire di affermare che «i pareri e le autorizzazioni di competenza della Soprintendenza potranno essere rilasciati solo a seguito dell'eliminazione del prolungamento delle scogliere foranee». Insomma, mi pare di capire, ciò vale a dire che se il Comune ha un piano per il lungomare lo può realizzare solo se rimuove i "baffi" e, magari, vi fa scorrere qualche migliaio di automobili. Mi pare di capire. Ma dette così le cose (come si sentono e si leggono) la gente (io nella fattispecie) non capisce.
MA IL PAESAGGIO È UNA REALTÀ DINAMICA
Il testo discute il concetto di paesaggio e se sia possibile discuterne in modo oggettivo. Il paesaggio non è solo una realtà naturale, ma anche una costruzione umana che può subire mutamenti storici e architettonici. La conservazione del paesaggio è importante, ma deve essere intesa in modo elastico e al passo con i tempi. Il testo esamina il caso specifico del lungomare di Napoli, dove la pedonalizzazione e la rimozione dei "baffi" (scogliere) sono state proposte, ma che potrebbero compromettere l'identità immateriale del paesaggio. La Soprintendenza speciale per i beni archeologici per Napoli ha espresso preoccupazioni sulla pedonalizzazione, che potrebbe alterare l'identità della città.
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