Carandini: il fanatismo nuoce alla causa stessa per cui si combatte Gentile Direttore, un commento a quanto scritto nel pezzo Stupidario dei Beni Culturali nel box 13 a pagina 39, firmato da Vittorio Emiliani, pubblicato su left-avvenimenti il 7 giugno. In Archeologia Classica, della Einaudi (2008) - pubblicata prima di diventare Presidente del Consiglio Superiore - ho criticato (p.159 ss.) alcuni soprintendenti "talebani", con alcune associazioni benemerite e la sinistra radicale, per i quali il Ministero e le Soprintendenze non sono criticabili, per chiusura corporativa, ad esempio nei confronti delle università e dei fruitori, e in certi atteggiamenti di fondamentalismo conservativo che reputavo controproducenti. E' possibile essere amici delle Soprintendenza e di Italia Nostra e avere idee diverse della promozione culturale, della tutela e del coinvolgimento dell'intera Repubblica nella salvaguardia del paesaggio e del patrimonio storico e artistico, capace di evitare i rischi, mai sopiti, della deregulation voluta dall'anarchismo liberista, proprio in quegli anni all'assalto? Ricordo quanto ho dovuto combattere perché il Codice dei beni culturali non venisse menomato! Il termine "talebani", da me non più usato, è poi diventata un'arma rivolta a me di quelli che ritenevo alquanto estremi. Il fanatismo nuoce sovente alla causa stessa per la quale combatte. Fra qualche anno tutti i funzionari del Ministero andranno in pensione e il Governo dovrà decidere cosa fare. Una certa ragionevolezza e una certa libertà di critica potrebbero evitare soluzioni sciagurate. E' senz'altro una sciocchezza estrapolare un termine senza entrare nel dibattito di allora, solo per screditare l'avversario, tipica mossa da massimalista. Il Ministro che mi ha nominato è stato il primo, sopraggiunta la crisi, a tagliare fondi e personale del Ministero, a cui mi sono sempre pubblicamente opposto, dando due volte le dimissioni. Se il metodo dei tagli orizzontali era pessimo, altrettanto pessimo è stato il vedere gonfiare la spesa pubblica divenuta colossale senza fiatare. Andrea Carandini Emiliani: gli scempi non li hanno fatti i "Talebani" della tutela Il termine "talebani" il professor Andrea Carandini, per la verità, lo utilizzò ancora: ad esempio nell'intervista rilasciata al "Corriere della Sera", sempre nel 2008, in cui si dichiarava favorevolissimo ai parcheggi interrati in pieno centro storico, quindi anche a quello sotto il Pincio a Roma (per fortuna mai realizzato). Il termine "talebani della conservazione" aveva il chiaro fine - contesto o non contesto - di delegittimare i Soprintendenti, a suo dire, troppo portati a dire dei "no", meno sensibili magari alla "valorizzazione", le associazioni più decise (non molte, purtroppo) nella difesa di un territorio, di un paesaggio che non è certo stato sfigurato dai comportamenti "talebani" nella tutela, o da "inutili scavi archeologici" bensì da un consumo speculativo di suoli agricoli o boschivi, comunque liberi, dissennato. Che purtroppo continua anche se ha coperto di cemento e asfalto da noi una superficie doppia rispetto alla Germania. Il prof. Carandini mi dà del "massimalista". Succede spesso a noi riformisti che non accettiamo nomine da ministri come Sandro Bondi (in luogo di dimissionari che, nel caso di Carandini, si chiamavano nel 2009 Salvatore Settis, Cesare De Seta, Andrea Emiliani, Andreina Ricci). O veniamo "epurati": come capitò dal Consiglio Nazionale dei Beni Culturali, nel 2002, a Giuseppe Chiarante, da poco rieletto alla unanimità vice-presidente esecutivo, ad opera di un altro ministro di Forza Italia, Giuliano Urbani (e del suo sottosegretario Vittorio Sgarbi) e, più modestamente, anche al sottoscritto. Il quale, col permesso del professor Carandini, ora presidente del FAI, continua a ritenere che il termine Talebani sia inappropriato visto che i medesimi hanno distrutto, e non conservato, i Buddha di Bamyian. Vittorio Emiliani
Carandini: il fanatismo nuoce alla causa stessa per cui si combatte. Emiliani: gli scempi non li hanno fatti i "Talebani" della tutela
Il professor Andrea Carandini ha scritto un articolo in cui critica i "talebani" della tutela, un termine che utilizzava per descrivere alcuni soprintendenti e associazioni che riteneva troppo conservatori e contrari alla promozione culturale. Carandini sostiene che il fanatismo e la critica estrema possono nuocere alla causa stessa per cui si combatte. Ha anche criticato il Ministero dei Beni Culturali e il suo ministro, che tagliarono fondi e personale del Ministero. Carandini è stato criticato per il suo utilizzo del termine "talebani" e per le sue posizioni sulla tutela e la promozione culturale.
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