Cinque a uno. Cinque sono le righe che occupano le didascalie di alcune opere d'arte esposte nei musei italiani, tante ne servono per indicarne le appartenenze. Molto più semplice all'estero dove la carta d'identità dei beni culturali si semplifica: se un quadro appartiene alla Francia, basta indicare semplicemente "Parigi, Museo del Louvre". Per Anna Coliva, direttrice del Museo e Galleria Borghese, «questo è il frutto del riformismo degli ultimi vent'anni che, in virtù della semplificazione, ha creato i Poli museali che invece di snellire l'appartato e dinamizzare al massimo alcuni grandi musei e renderli competitivi anche sul piano internazionale, hanno finito per creare una serie di sovrastrutture che non aiutano nella gestione». In altre parole non si sa più che cos'è il museo, al punto che servono perifrasi complesse per spiegare la procedura burocratica che porta a identificare, ad esempio, che cos'è la Galleria degli Uffizi. Ma i musei non hanno solo bisogno di uno snellimento burocratico e di un alleggerimento dell'appartato gestionale, per essere competitivi e funzionali, dice Anna Coliva, necessitano di «una programmazione di attività, di iniziative, di mostre che dovrebbero essere solo quelle necessarie, cioè quelle che nascono dalle esigenze del luogo». Nel caso della Galleria Borghese, non avendo sale Anna Coliva, direttrice del Museo e Galleria Borghese dedicate alle esposizioni, è stato necessario mettere a punto una nuova metodologia che portasse alla realizzazione di mostre che avessero al centro la collezione permanente e il suo studio. «E stata una metodologia accolta all'estero e studiata all'Institute of Fine Arts di New York che finora ha funzionato. Le mostre devono essere di studio e di ricerca perché questo è lo scopo di un museo e allo stesso tempo devono essere spettacolari e attrattive senza perdere di vista il criterio fondamentale del rigore». Per creare affezione e mantenere quindi vivi i luoghi espostivi, serve una programmazione certa. «Per avere i grandi prestiti, un museo deve sapere quale opere chiedere, dare certezze agli sponsor, poter entrare nel circuito internazionale, anche del turismo, là dove ormai c'è una programmazione da anni e avere accanto una presenza costante di mecenati e donatori».
Gli Stati Generali della Cultura - Museo e galleria Borghese. Anna Coliva: Meno burocrazia per i musei
Il direttore del Museo e Galleria Borghese, Anna Coliva, critica il sistema dei Poli museali creato negli ultimi vent'anni, che ha portato a una sovrastruttura burocratica e a una perdita di senso di identità dei musei. Coliva sostiene che i musei non solo hanno bisogno di uno snellimento burocratico, ma anche di una programmazione di attività e iniziative che nascano dalle esigenze del luogo. Ha implementato una nuova metodologia per la Galleria Borghese, che combina studio e ricerca con spettacolarità e attrattività. La programmazione certa è essenziale per creare affezione e mantenere viva la presenza dei luoghi espostivi.
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