Secondo l'accusa Paola Quattrini, in servizio alla Soprintendenza dei Beni archeologici del Lazio, chiedeva mille euro per far ottenere i nullaosta ai cantieri ROMA - Tangenti da mille euro in cambio dei nullaosta per interventi edilizi in aree con il vincolo archeologico. Con l'accusa di concussione i finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno arrestato l'assistente archeologa del ministero dei Beni culturali Paola Quattrini, di Frosinone, funzionaria della Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio. Quattro gli indagati, due dei quali colleghi d'ufficio della Quattrini. Percentuali Le indagini dell Nucleo tributario hanno fatto emergere numerosi episodi in cui l'arrestata ingenerava nel soggetto che aveva bisogno del nullaosta una sorta di sudditanza psicologica, in modo che questi accettava di affidare la supervisione dei lavori ad archeologi imposti, o almeno «caldeggiati», dagli indagati. In alcuni casi la Quattrini incassava personalmente i compensi spettanti al supervisore e gliene riversava una parte. In altri, era l'archeologo che consegnava una percentuale alla collega arrestata, grato che lei gli avesse procurato dei clienti.
Tangenti per lavori in aree vincolate, arrestata archeologa soprintendenza
Secondo l'accusa Paola Quattrini, in servizio alla Soprintendenza dei Beni archeologici del Lazio, chiedeva mille euro per far ottenere i nullaosta ai cantieri ROMA - Tangenti da mille euro in cambio dei nullaosta per interventi edilizi in aree con il vincolo archeologico. Con l'accusa di concussione i finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno arrestato l'assistente archeologa del ministero dei Beni culturali Paola Quattrini, di Frosinone, funzionaria della Soprintendenza per i beni archeologici del Lazio. Quattro gli indagati, due dei quali colleghi d'ufficio della Quattrini. Percentuali Le indagini dell Nucleo tributario hanno fatto emergere numerosi episodi in cui l'arrestata ingenerava nel soggetto che aveva bisogno del nullaosta una sorta di sudditanza psicologica, in modo che questi accettava di affidare la supervisione dei lavori ad archeologi imposti, o almeno caldeggiati, dagli indagati. In alcuni casi la Quattrini incassava personalmente i compensi spettanti al supervisore e gliene riversava una parte. In altri, era l'archeologo che consegnava una percentuale alla collega arrestata, grato che lei gli avesse procurato dei clienti.
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