«Senza beni culturali non c'è sviluppo» Nicoletta Picchio ROMA «Senza cultura non c'è sviluppo». Benito Benedini, presidente del Gruppo 24 Ore, conclude il suo intervento agli Stati generali della Cultura. Sottolineando un aspetto: la valorizzazione dei beni culturali, non potrà avvenire se non cambia la reputazione del Paese. Ma perché ciò avvenga devono cambiare i comportamenti: «La percezione di corruzione legata all'Expo o al Mose o al restauro dei beni colpiti dal terremoto dell'Aquila è una ferita profonda alla cultura italiana ed è un pessimo biglietto da visita nella competizione internazionale». Dobbiamo cambiare, ha insistito Benedini, «e dare fiducia a chi è in grado di cambiare. Matteo Renzi e la sua squadra credo che siano sulla strada giusta, abbiano l'energia, la visione e il coraggio per rompere le troppe incrostazioni italiane». Alternative non ci sono: altrimenti la cultura resterebbe «separata dal Paese, con un'eredità che non meritiamo e lo sviluppo continuerà a farsi attendere». È una precondizione che deve fare da cornice alle misure che il governo ha già preso e che verranno: bene il credito d'imposta al 65 per interventi di privati ed è «doveroso» per Benedini «dare atto al ministro Franceschini di aver introdotto questo provvedimento». Certo, la situazione dell'Italia «non è incoraggiante», c'è un «vero e proprio malcostume che coinvolge in pieno anche l'offerta museale e culturale». Benedini si è soffermato sul caso de L'Aquila: l'intervento dei Cavalieri del Lavoro, di cui è stato ex presidente, ha permesso il recupero della chiesa di Santa Maria di Farfa, restaurata rispettando il termine previsto di un anno. «So che non è facile fare la stessa cosa in poco tempo per tutto il centro storico, ma noi abbiamo il dovere morale di ricordare, incalzare, denunciare omissioni e ritardi». L'amore per la cultura, ha aggiunto, va trasmesso nelle scuole. Ma abbiamo altre due sfide: la manutenzione delle opere e superare gli ostacoli della burocrazia. E poi occorre che le opere simbolo del Paese possano muoversi, reagendo al potere di veto delle Sovrintendenze, «le stesse che usano i permessi in deroga quando vogliono». L'Expo sarà un volano per l'Italia: perché allora non portare i Bronzi di Riace, si è chiesto Benedini, per far conoscere di più il Paese e la Calabria.