Al convegno sui Beni culturali di Imt c'è il ministro Franceschini, che però è rapido per non perdere l'inizio della partita LUCCA, 20 giugno - "Andrò direttamente al punto perché la passione per i Beni culturali va di pari passo con quella calcistica". Ha esordito così - alle 17,10 circa - il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Francheschini, ospite questo pomeriggio a Imt Alti Studi per il convegno "Formazione e Beni Culturali", organizzato presso la Cappella Guinigi (complesso di San Francesco) alla presenza di relatori del calibro di Salvatore Settis (presidente del Consiglio Scientifico del Musée du Louvre e Accademico dei Lincei), Sabino Cassese (giudice della Corte Costituzionale e Professore Emerito della Scuola Normale di Pisa), Lorenzo Casini (docente di Diritto Amministrativo dell'Università La Sapienza di Roma) e Maria Luisa Cantoni (docente di Storia dell'Arte Antica e Archeologia al'Imt). Il punto - dopo questo esordio che fa pensare e forse dà anche qualche spunto di riflessione sullo stato Paese - secondo il ministro sta nel fatto che bisogna "Rieducare alla cultura", partendo da una sinergia con il Ministero della Pubblica Istruzione (il 2 luglio è già in programma un incontro con il ministro Stefania Giannini) su presupposti come "riportare l'educazione della Storia nell'Arte nelle scuole, potenziandola", ma anche "facendo riscoprire agli studenti la letteratura e la musica", per compensare quel ritardo culturale rispetto agli altri paesi che - secondo Franceschini - è imputabile, in particolare, alla tv. Insomma, se gli italiani sono meno istruiti del resto dei concittadini europei - a detta del ministro - "è frutto del modello televisivo a cui sono stati sottoposti per un ventennio, che ha smontato i valori per rimontarli in una maniera diversa". Per questo adesso si deve ripartire dalle basi, per ricostruire una cultura anestetizzata. Nel mirino di Franceschini, in particolare una certa burocrazia soffocante la cui azione paralizzante ruota intorno a quella che il ministro definisce "una domanda caricaturale che ci coinvolge tutti": i Beni culturali vanno tutelati o valorizzati? Bel quesito, a cui il ministro vede la risposta in un riassetto delle competenze di Soprintendenze e musei. Le prime dovrebbero concentrarsi sulla ricerca, mentre i musei - come accade all'estero - sarebbero "liberati" da quelli che la Catoni ha definito "Enti di natura strettamente burocratica" e che dalla storia degli ultimi quarant'anni di interventi tracciata da Settis potrebbero essere una delle cause di ciò che quest'ultimo ha definito (portando esempi dagli anni Settanta in poi) "La schizofrenia italiana". Un corto circuito - quello fra formazione e beni culturali - che deve essere risolto per evitare che - sempre secondo la Catoni - "il nostro patrimonio artistico non finisca per valere zero nel tempo". Ma come si può scongiurare questo pericolo? "Facendo entrare energie nuove - ha detto Franceschini -, magari trasformando Pompei in un luogo di formazione per giovani studenti provenienti da tutto il mondo. Scaricando certe istituzioni dall'eccesso di gestioni e facendo entrare alla gestione di parte della cultura figure manageriali. Cosa ci sarebbe di male?". D'altronde - si è ricordato a Lucca - il direttore degli Uffizi oggi è un semplice funzionario pubblico senza cariche dirigenziali, dipendente dalla Soprintendenza che può deciderne in ogni momento sia la nomina che la sostituzione. "E invece al Louvre (che è il museo più visitato del mondo, ndr) - ha aggiunto Settis - la figura del 'direttore presidente' decide praticamente tutto". Già, il Louvre. Il luogo dove stanno molti capolavori dell'arte italiana come - esempio degli esempi - la Gioconda di Leonardo da Vinci. E dove l'amministratore è una donna di soli 36 anni che proviene dal Ministero dell'Economia. Ma là siamo in Francia, come si potrebbe anche solo pensare in un Paese come il nostro che a quell'età si possa arrivare così in alto? Basti pensare che a Lucca, nel passato, a venti anni Paolo Guinigi - esatto: alla cui famiglia è dedicata la cappella dove si svolgeva il convegno - dominava la città. Bei tempi, penserà qualche giovane. Oggi non gli basterebbero il triplo dei suoi anni anche solo per entrare in un CdA qualsiasi. Ma non pensiamoci, che è meglio. Stasera gioca l'Italia e infatti alle 17,33 - dopo venti minuti di intervento del ministro e un paio di domanderisposte veloci come la luce il convegno volge al termine. "Dobbiamo chiudere", dicono al microfono proprio quando si stava entrando nel vivo del dibattito. E tutti di corsa a vedere la partita della nazionale. D'altronde per "far diventare l'Italia il faro culturale del mondo intero" c'è sempre tempo...