Non solo la linea Pontremolese, anche la Via dell'Amore è stata inserita da Legambiente tra le 101 opere incompiute del Bel Paese. Il dossier dell'associazione ambientalista prende in considerazione i motivi per cui i differenti interventi sono fermi o procedono allo slow motion da tempo e lancia lo slogan sbloccafuturo. Per la Via dell'Amore, una delle emergenze ambientali e delle attrazioni turistiche più note d'Italia, il problema è quello della messa in sicurezza del tratto che franò il 24 settembre del 2012. Da allora due milioni di potenziali visitatori sono senza una Via dell'Amore. Vengono da tutto il mondo per percorrere quel chilometro di sentiero sul mare blu delle Cinque Terre che unisce Manarola a Riomaggiore. Ma dal settembre del 2012 - scrive Legambiente nel documento - sono tutti costretti a rinunciare alla passeggiata piu romantica del mondo perche la via dell'Amore e chiusa dopo l'incidente causato dalla caduta di un masso pericolante su un gruppo di turiste australiane che se la sono cavata con qualche ferita. Si calcola che fossero circa due milioni i turisti che ogni anno percorrevano il sentiero che e diventato negli anni un'infrastruttura strategica per l'economia turistica della zona. Il Comune di Riomaggiore (ente appaltante) sta lavorando di concerto con la Regione Liguria che ha gia destinato ai lavori di messa in sicurezza del sentiero circa un milione di euro. Ma sulla data d'inizio dei lavori ancora non c'e chiarezza. Si e parlato di inizio 2014, poi della primavera dello stesso anno, infine del 2015, ma solo per una riapertura parziale. Nel frattempo la pagina dedicata agli atti amministrativi sulla Via dell'Amore sul sito del Comune e desolatamente ferma all'8 ottobre 2013. Un altro stralcio di sbloccafuturo, dove si spiegano le ragioni della campagna: 101 opere: utili e giuste Abbiamo individuato, in poco più di 10 giorni, un primo blocco di 101 opere, selezionate in base ai criteri sopra esposti e la cui mancata realizzazione pesa negativamente sulla salute dei cittadini, sulla loro libertà di movimento, sulla possibilità di migliorare la qualità della vita di intere comunità, sull'economia locale e nazionale. Queste 101 opere mancate, queste 101 storie incompiute ci raccontano di un'Italia migliore, più bella, più efficiente, più sicura, più moderna, che avremmo potuto avere e che per responsabilità diverse, dislocate su tutta la scala dei livelli istituzionali, in alcuni casi anche con il contributo del mondo imprenditoriale, ancora non abbiamo. La voce relativamente più consistente riguarda il sistema dei trasporti (ferrovie, trasporti urbani, mobilità dolce), insieme alla messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico. Poi, a seguire, bonifiche, depurazione, riqualificazione urbana, sicurezza sismica, abbattimento di manufatti abusivi, impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti. Sono opere tra di loro molto diverse, sia per impegno finanziario che per consistenza dell'intervento, ma sono tutte opere bloccate da venti di ordinaria follia, a volte lievi a volte parossistici, che restituiscono un'immagine malata e paradossale del Paese. La più drammatica è senza dubbio la situazione che si sta determinando a L'Aquila e negli altri 56 Comuni colpiti dal terremoto 2009, dove il finanziamento di centinaia di progetti, già approvato e pari circa ad un miliardo di euro, è bloccato dal patto di stabilità europeo. Ma l'oscar del paradosso se lo aggiudicano a pari merito il progetto dell'idrovia Padova-Venezia, avviato solo nel 1963, e l'abbattimento dell'albergo sulla scogliera di Alimuri, a Vico Equense, la cui procedura di abbattimento è partita anch'essa nel 1963 con la dichiarazione di difformità del manufatto rispetto all'autorizzazione concessa. Mentre il premio per la follia più contraddittoria spetta a due progetti siciliani, due impianti di compostaggio a Ragusa e Vittoria bloccati l'uno dalla mancanza di personale per farlo funzionare e l'altro dalla mancanza della cabina elettrica, e siamo in una Regione martoriata dalla disoccupazione e che ha ancora la quota di raccolta differenziata più bassa d'Italia, inferiore al 15. Mentre la storia della diga sul Metramo (RC), insieme alle altre 11 dighe calabresi incompiute, è paradigmatica: il costo, preventivato nel 1978 per 15 mld di lire, è via via lievitato fino ad arrivare a 420 mld di lire, i lavori completati nel 1994, collaudata la diga nel 2013, ma manca il sistema di canalizzazione e distribuzione, una diga inutile, o meglio un fulgido esempio di diga che dà da mangiare ma non da bere! Chi blocca chi Ma al di là di situazioni paradossali ed estreme, questo viaggio per l'Italia bloccata ci conferma alcuni ostacoli, di cui si parla ormai in ogni occasione. E' il caso del Patto di Stabilità interno che blocca opere di ogni tipo e di differenti livelli di impegno tecnico e finanziario, dalla bonifica dall'eternit di Casale Monferrato, una delle bonifiche simbolo della nostra era, alla ristrutturazione della Circumvesuviana, al risanamento della galleria cittadina Montebello p.zza Foraggi a Trieste. Non mancano neanche esempi di opere necessarie e previste, ma per le quali il problema è rappresentato dalla risorse finanziarie. Risorse che mancano e impediscono l'ammodernamento della linea ferroviaria Torino-Cuneo-Ventimiglia-Nizza o la chiusura dell'anello ferroviario di Roma, dove dal 1990 si aspettano 5 km di collegamento ferroviario per "chiudere il cerchio". Ci sono casi in cui le risorse vengono spostate da un progetto all'altro, come a Torino, dove i fondi stanziati per migliorare il sistema ferroviario metropolitano sono stati utilizzati per coprire gli extracosti legati al completamento della linea 1 della metropolitana, o a Bologna, dove sono stati puntualmente stornati su altri progetti i fondi destinati inizialmente al completamento del Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM). Non mancano ovviamente risorse finanziarie perse o a rischio, soprattutto quelle di origine europea. Come nel caso della ferrovia Roma Nettuno, dove sono ad alto rischio i fondi del POR 2007-2013, o, ancora più drammatico, se possibile, il rischio che in Sicilia si perda quasi un miliardo di fondi europei per fogne e depuratori. In questi casi ci si scontra spesso con l'incapacità progettuale degli enti locali e con la confusione istituzionale, in Veneto come in Sicilia con forti responsabilità della Regione. Ma lo stesso avviene in Basilicata dove, sempre per responsabilità della Regione, è bloccata la bonifica della Val Basento. Sotto il titolo di "inadempienze" della pubblica amministrazione si nascondono molteplici tipologie di blocco. Spesso è l'inerzia dei comuni che dovrebbero progettare, coordinarsi, impegnare i fondi come in Val d'Aosta per il collegamento ferroviario con il Piemonte, o nell'area delle Olimpiadi invernali di Torino, dove i comuni non si accordano su come impegnare i fondi per la riqualificazione energetica delle strutture, o nel Conero dove l'inerzia per il risanamento di un percorso turistico è dettata dalla totale indifferenza del Comune. Non mancano i casi in cui le opere sono bloccate dalla mancanza delle autorizzazioni ministeriali, come per la bonifica di Porto Torres (Ministero dell'Ambiente), o a Taranto dove non si riescono a costruire i 750 metri che mancano per collegare il porto alla rete ferroviaria nazionale perché il soggetto attuatore (RFI) è in attesa di sapere dai ministeri competenti (Ministero dello sviluppo economico e delle Infrastrutture) se per tale opera si debba o meno chiedere la Notifica sugli aiuti di stato da parte della UE. Ma sul terreno dell'inerzia la situazione più paradossale è forse quella del Mar Piccolo a Taranto, dove la bonifica prevista da anni rischia di rimanere congelata dal pensionamento del Commissario, una situazione facilmente prevedibile, ma per risolvere la quale non si è fatto assolutamente nulla nei tempi utili. Ma più spesso ci troviamo di fronte alla guerra delle competenze e al gioco dei rimpalli. In alcuni casi l'opera è bloccata dal passaggio di competenze da un livello istituzionale all'altro, come per la bonifica de La Maddalena, abbandonata dallo Stato con il trasferimento del G8 a L'Aquila ed ora in carico al Comune. Il problema più diffuso sono le competenze che si sovrappongono, non si coordinano, entrano in conflitto tra un livello e l'altro, come per la ciclovia abruzzese, bloccata dalla mancanza di coordinamento tra comuni, province e regione, o il collegamento ferroviario del porto di Gioia Tauro con la rete ferroviaria nazionale, dove l'opera è bloccata dai contrasti tra RFI, autorità portuale, comune, provincia e regione. Oppure si consuma un conflitto suicida tra livelli paralleli, come tra i comuni salentini in guerra per lo sbocco finale di un sistema di depurazione intercomunale ormai completato. Infine c'è il grande blocco provocato da contenziosi infiniti tra ditte e pubblica amministrazione, dove a farne le spese sono i cittadini o l'ambiente. A Lampedusa i lavori di ammodernamento del depuratore sono bloccati dal contenzioso della vecchia ditta che gestiva l'impianto con il Comune, a Posada il contenzioso tra la Maltauro (la ditta recentemente coinvolta nello scandalo expo 2015) e l'ente appaltante, il Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale, blocca ormai da più di tre anni la diga Maccheronis per l'ampliamento del lago sul Rio Posada, o, risalendo lungo la penisola, in Liguria è bloccato il rifacimento della tratta ferroviaria Genova Ventimiglia (quella, per intendersi, del treno sospeso nel vuoto di questo inverno, per una frana che ha colpito la ferrovia), che si sarebbe dovuto concludere nel 2010 ed i cui lavori sono stati interrotti per anni per un contenzioso fra l'ente appaltante (Italferr) e l'impresa spagnola Ferrovial Agroman, che ha portato al sequestro preventivo dei cantieri. Non mancano ovviamente opere bloccate dall'intervento della magistratura, come a Bagnoli, o dalle Soprintendenze, ma forse l'oscar dell'incongruenza lo vince l'impianto eolico off-shore di Termoli previsto a 6 km dalla costa e bloccato dal 2006 grazie alla "congiuntura astrale" di pregiudizi, veti e ricorsi avviati da soprintendenza, comuni e regione: tutti contro uno! Contro un impianto che solo con un buon binocolo sarebbe possibile apprezzare dalla costa.
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20 Giugno 2014
LA SPEZIA-Il grido di Legambiente: "Via dell'Amore desolatamente ferma"
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