IN CELLA, CON L'EX VICE COMMISSARIO PER LA RICOSTRUZIONE MARCHETTI, ANCHE UNA FUNZIONARIA MIBAC E TRE IMPRENDITORI. I PM: "UN VERO COMITATO D'AFFARI" Una ricostruzione di almeno 700 milioni di euro. È questo il valore delle chiese aquilane distrutte dal terremoto. Una cifra che ha ingolosito molte persone, a partire dal vice di Guido Bertolaso, Luciano Marchetti, vice commissario per la ricostruzione. La cricca puntava a condizionare senza riuscirci l'ex premier Enrico Letta per spingerlo ad affidare l'intero affare alla Curia. E come vedremo, anche la Curia sebbene non conti indagati in questa vicenda vede parecchio sporcata la sua immagine. Ma la chiave di questa storia è tutta in un'intercettazione di appena nove mesi fa. Si parla di un decreto, di una chiesa, di una mazzetta da 180 mila euro e di un misterioso Antonello. "Noi stiamo a tirare con Antonello per il fatto del decreto... fosse altro che va in porto... e... per Santa Maria Paganica... che sono... 180.000 euro". A parlare intercettata nella sua auto è Alessandra Mancinelli, funzionario della Direzione Regionale dei Beni Culturali e Paesaggistici per l'Abruzzo, arrestata ieri dalla procura di L'Aquila. Santa Maria Paganica è una storica chiesa aquilana da ricostruire, un affare da 19 milioni di euro, che aveva ingolosito a tal punto, i protagonisti di questa storia, da spingerli a raggirare un anziano sacerdote, ormai "demente", facendogli firmare atti che verranno persino retrodatati. I 180 mila sono invece il prezzo della mazzetta per affidare i lavori, l'uno per cento preteso secondo l'accusa dalla Mancinelli, che viene persino filmata e perquisiti dopo averne intascati 10 mila. Resta il misterioso "Antonello" e il "decreto" in questione. La spiegazione è a pagina 22 dell'ordinanza di custodia cautelare: parliamo di Antonello Antonellis, uomo molto vicino all'ex premier Enrico Letta, al quale stando alle parole di Mancinelli viene affidato il compito di "tirare" per realizzare un decreto. La Mancinelli si riferisce a un "decreto" fondamentale per la costruzione della sua mazzetta: sarà più semplice ottenere i 180mila euro se la Curia aquilana potrà gestire in maniera diretta i lavori di ricostruzione delle sue chiese, come avviene in Emilia Romagna e in Umbria. Ma per ottenere il risultato è necessario un decreto firmato da Enrico Letta ed è per questo motivo che la "cricca" - come rivelato da Il Fatto Quotidiano sei mesi fa avvia una "trattativa" tra Stato e Chiesa. Il principale ambasciatore, per conto della Mancinelli, è quindi Antonello Antonellis, fedelissimo di Letta junior, mentre monsignor Giovanni D'Ercole come vedremo - scrive a suo zio Gianni, pregandolo di intervenire per modificare la legge. Ad agosto 2013 il monsignore affida due lettere, in busta chiusa, alla Mancinelli: "Una diretta al Presidente del Consiglio Enrico Letta e l'altra diretta all'On. Gianni Letta". "Gentilissimo dottor Gianni Letta scrive D'Ercole profitto della sua cortesia per trasmettere questo plico e questo piccolo dossier... e reiterare la richiesta di essere le nostre diocesi soggetti attuatori della ricostruzione... al riguardo ci sia permesso allegare una proposta di possibile aggiunta dell'articolo 2 della legge del 4 febbraio 2013: un comma bis". Nel frattempo l'imprenditore Nunzio Massimo Vinci commenta con la Mancinelli: "Se fanno sta cosa, là, con Marchetti facciamo Bingo! Eh! Abbiamo Vinto!". Vinci mira all'affare della ricostruzione e sottolinea che con "Marchetti" avrebbe fatto "bingo". Il motivo, secondo l'accusa, è semplice: Marchetti brigava con Vinci per fargli ottenere l'incarico con trattativa diretta. Ed è per questo che Vinci consegna una tranche di 10mila euro a Marchetti che, a sua volta, la gira alla Mancinelli, ritenuta dall'accusa la referente di Marchetti. I tre Vinci, Marchetti e Mancinelli sono finiti ieri agli arresti domiciliari, dopo l'indagine condotta da Squadra Mobile e Guardia di Finanza, sotto la guida dei pm David Mancini e Antonietta Picardi, coordinati dal procuratore capo Fausto Cardella. Nel corso delle indagini gli investigatori scoprono persino che pur di chiudere l'appalto della chiesa di Santa Maria in Paganica gli imprenditori sfruttano l'incapacità del parroco, prossimo a morire e privo di lucidità. È Vinci, amico del vice parroco Stefano Rizzo, che "sfrutta la malattia" del parroco Renzo Narduzzi e il 27 luglio 2011 si fa firmare un atto che gli consente di aggiudicarsi i lavori. A giudicare dagli atti don Stefano Rizzo è consapevole dell'operazione, visto che Vinci viene intercettato mentre decide di retrodatare la scrittura: "il prete mi diceva se potevamo mettere una data almeno antecedente ad un mese fa... quindici venti giorni fa... siccome è dissociato... quindi lo abbiamo quasi accompagnato con la mano a firmare... quindi... la Curia sa... che ha questo problema... mentre un mese e mezzo fa... non ce lo aveva...". L'affare di Santa Maria in Paganica, però, non era l'unico nel mirino della cricca. C'era anche la ricostruzione della chiesa Anime Sante e, in questo caso, Marchetti secondo l'accusa si supera: mentre da funzionario riesce a condizionare la gara, pilotandola verso alcuni costruttori, si auto-nomina "direttore dei lavori", appena due giorni prima di lasciare l'incarico di vice commissario per la ricostruzione. Un incarico dice Marchetti all'imprenditore che deve assumerlo - che "però ...non deve essere superiore a 40mila euro ...". cioè la soglia massima di un affidamento diretto.