TUTTA colpa del patto di stabilità. Ignazio Marino lo ripete da mesi, ogni volta che si parla di bilancio o di opere pubbliche che non si riescono a completare. Ora, con un atto ufficiale, porta le sue rimostranze contro un atto che "imbriglia" gli enti locali, in nome della riduzione dell'indebitamento della pubblica amministrazione, direttamente a Palazzo Chigi. Il sindaco di Roma, nell'ultimo giorno disponibile, raccoglie l'invito lanciato da Matteo Renzi due settimane fa e invia alla presidenza del Consiglio una lista di opere pubbliche ferme in città nell'ambito del provvedimento denominato dal premier "Sblocca Italia". «Sono stato sindaco anche io aveva detto Renzi e come voi ricordo le polemiche: quanti cantieri abbiamo bloccato per la mancanza di un parere, per un diniego incomprensibile di una sovrintendenza, per le lungaggini procedurali». Ecco, per Roma, la maggior parte delle opere sono ferme, secondo Marino, per colpa del patto di stabilità interno. A cominciare da quegli interventi che hanno l'obiettivo di prevenire il rischio idrogeologico che, come si è visto ieri dopo il nubifragio, è sempre meno raro. Sono sette i cantieri che lo ridurrebbero, a cominciare dall'impianto di sollevamento delle acque reflue a Prima Porta, dove a fine gennaio i danni sono stati ingenti. Ci sono gli interventi per il potenziamento delle reti di smaltimento delle acque piovane di 5 municipi esposti al rischio di alluvioni. E, ancora, fermi per il patto di stabilità, secondo la lista invita a Marino a Renzi, ci sono le rotatorie di via Ardeatina (già progettate e aggiudicate per un valore di 7,7 milioni di euro), il sottopasso di via Cristoforo Colombo all'altezza di via di Malafede, la riqualificazione di via Prenestina, da Porta Maggiore a viale Togliatti, la riqualificazione e l'arredo dei cosiddetti "ambiti pedonali" di via Prenestina all'altezza di via del Pigneto e, infine, la manutenzione straordinaria di piazza Valgrisi a Trigoria. Per il resto, ad avere bisogno di "impulsi procedurali", nella lista di 16 opere pubbliche preparata da Marino con l'aiuto degli assessori Guido Improta, Paolo Masini, Giovanni Caudo e Luigi Nieri, c'è ovviamente il cantiere della Metro C sul quale manca un atto da parte del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica che potrebbe sbloccare il finanziamento di 300 milioni per la tratta Colosseo-Piazza Venezia. Ferma è anche la costruzione della Città dello Sport di Tor Vergata sui cui, determinante per l'affidamento all'Università, è la rinuncia da parte del ministero delle Infrastrutture, alla precedente destinazione a piscine. Così come non va avanti il "Campidoglio 2", opera da 145 milioni alla quale manca il completamento della procedura di affidamento definitivo. Tra gli altri cantieri bloccati, c'è quello del raddoppio di via Tiburtina, un intervento da 97 milioni avviato nel 2006, l'allargamento della sede stradale di via Portuense all'altezza del cavalcavia di via Majorana e le complanari Anas del Gra, tra le uscite Casilina e Tor Bella Monaca.