ROMA Il grande freddo durava da quasi dieci mesi. Esattamente da metà luglio dello scorso anno, quando Domenico Siniscalco si insediò al ministero dell'Economia, nel giorno del suo cinquantesimo compleanno. Giulio Tremonti si era sentito spodestato dal suo più caro amico, che forse considerava in qualche modo complice della congiura ai suoi danni. E aveva stabilito di punirlo con l'indifferenza. «Sarò superiore», si era ripromesso alla vigilia del giuramento da vicepremier. Ieri, mentre il premier Silvio Berlusconi parlava alla Camera, i due sedevano lontanissimi, sui banchi del governo. Tremonti accanto a Gianfranco Fini, al centro, e Siniscalco all'ultimo posto della fila. Ma sbaglia chi pensa che ciò servisse a rimarcare le distanze. Almeno se è vero che i due hanno fatto la pace. "E' proprio così», conferma Tremonti. Il ramoscello d'ulivo ha assunto la forma di una cravatta commemorativa del semestre spagnolo di presidenza dell'Ue, decorata con il disegno di un piccolo toro, il simbolo della Spagna, appunto. Un oggetto di cui era stato fatto omaggio ai partecipanti ai vertici europei di quel periodo, e per quello anche molto ambito. «Ma Domenico l'aveva persa e io invece ne avevo due. Così ieri gliene ho regalata una», racconta il nuovo vicepresidente dell'Economia. E' accaduto alla fine del consiglio dei ministri e chi ha assistito all'evento ha tirato un sospiro di sollievo come se fosse stata scongiurata una guerra vera. Le premesse per il riavvicinamento c'erano state già nei giorni scorsi, quando Tremonti aveva dato atto a Siniscalco di essersi comportato "lealmente» in occasione della sua designazione alla vicepresidenza del Consiglio. Avendo già messo in chiaro quale sarebbe stata la sua funzione nel Berlusconi ter. «Avrò soltanto un ruolo politico. I ruoli tecnici non mi interessano, tantomeno nella materia economica», è il suo programma di fine legislatura. «E' nell'interesse della coalizione", tiene a sottolineare. Tanto era bastato, evidentemente, per tranquillizzare l'attuale ministro dell'Economia. Ma se sarà una pace vera o un armistizio, è da vedere. Anche perché il ruolo politico del nuovo vicepresidente del Consiglio rischia già di essere quantomeno male interpretato. Come è successo ieri alle sue parole, e forse non a caso. Sostiene Tremonti di aver fatto precedere la proposta da un eloquente «se dipendesse da me». Eppoi precisa: «non ho assolutamente parlato di vendere le spiagge, ma solo di allungare le concessioni, visto che con la situazione attuale lo Stato ha solo gli oneri della proprietà e nessun vantaggio dal ruolo di concedente». Una spiegazione tecnica che ha la sua validità. Peccato però che una tempesta in un bicchier d'acqua si sia trasformata in un'autentica bufera politica. Il commento di Giuseppe Pisanu («abbiamo risolto la questione meridionale») non è esattamente quello che si può definire un caloroso benvenuto al rientrante Tremonti. Che fa il paio con gli evidenti malumori di An. E anche se il vicepresidente del Consiglio preferisce liquidarlo come una «battuta ironica» del suo collega ministro dell'Interno, resta il fatto che l'autore del commento è pur sempre uno dei colonnelli di Forza Italia, cioè del partito di cui l'ex super-ministro dell'Economia è il numero due dopo Berlusconi. Un segnale politico da non sottovalutare, tanto più perché è difficile immaginare che una vecchia volpe come Pisanu abbia potuto equivocare sulla vera portata della sua proposta. Nemmeno è credibile che il neo ministro del Mezzogiorno (il termine tecnico è Sviluppo e coesione territoriale), il potentissimo esponente siciliano di Forza Italia Gianfranco Miccichè, abbia male interpretato l'uscita pubblica di Tremonti. Non fosse altro perché ci ha lavorato insieme per più di tre anni e sa bene che l'ex superministro non vuole vendere le spiagge. Eppure chi ci ha parlato a quattr'occhi in queste ore assicura che è letteralmente fuori dalla grazia di Dio. Non gradisce nel modo più assoluto il fatto che il nuovo vicepresidente del Consiglio indossi i panni del paladino del Sud. Quelli che invece dovrebbe vestire proprio lui. Forse non è stato messo lì apposta per fermare l'emorragia di consensi meridionali per il centrodestra, e soprattutto per Forza Italia? Lui, non Tremonti. E per il Berlusconi bis rischia già di essere il primo problema.
Il vicepremier: non voglio la vendita. La pace della cravatta con Siniscalco
Il vicepresidente del Consiglio, Domenico Siniscalco, e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, hanno fatto la pace dopo una lunga distanza. Tremonti ha regalato a Siniscalco una cravatta commemorativa del semestre spagnolo di presidenza dell'UE, che era stata persa da Siniscalco. La pace è stata raggiunta dopo che Tremonti aveva dato atto a Siniscalco di aver comportato "lealmente" durante la sua designazione alla vicepresidenza del Consiglio. Tremonti ha anche spiegato che il suo ruolo politico sarà limitato e che non si occuperà della materia economica.
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