ROMAI fotogrammi del Pisanu-day partono da una battuta sarcastica, e dagli effetti velenosi, con cui il ministro dell'Interno trancia già dal mattino la proposta del vice premier Giulio Tremonti di vendere le spiagge del Sud per rilanciare l'economia: «Finalmente la questione meridionale si risolve ai pubblici incanti! I padri del meridionalismo italiano, da Guido Dorso a Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Antonio Gramsci, Luigi Sturzo, Giulio Pastore e Ugo La Malfa, Pasquale Saraceno e Manlio Rossi Doria possono ora riposare in pace». Ed è solo il primo colpo. Poi alle 18, mentre il premier sta per iniziare il suo discorso davanti ai deputati, Beppe Pisanu si attarda fuori dall'aula e quando entra si trova tra i ministri che non hanno trovato posto nel banco del governo. Letizia Moratti e Stefania Prestigiacomo vengono gentilmente ospitate nel settore di An. Invece, Pisanu prende posto di fronte al banco del governo, da dove può guardare in faccia il collega Tremonti. Il film dell'ira di Pisanu continua nel cortile. E così mentre Giulio Tremonti viene inchiodato accanto a un divanetto del Transatlantico dal presidente del Wwf, Fulco Pratesi, che gli chiede conto della vendita delle spiagge, il ministro può radunare le sue truppe in cortile. Tremonti è solo davanti alla foga verbale del leader ambientalista, mentre Pisanu è attorniato da una quindicina di deputati azzurri che fanno la fila per stringergli la mano. Si fa avanti il calabrese Giancarlo Pittelli. Poi il ministro prende sotto braccio il presidente della commissione Affari Costituzionali Donato Bruno. E solo a quel punto, Pisanu torna sulla questione delle spiagge: «Una volta c'era la Venchi Unica, producevano dolci...», rievoca rispolverando la bancarotta dell'industria torinese per la quale furono processati il finanziere Alberto Rapisarda e Alberto Dell'Utri, fratello del senatore di Forza Italia. Un'altra battuta velenosa. Dicono che Pisanu abbia anche voluto manifestare la sua insofferenza contro l'asse Berlusconi-Tremonti-Scajola che, come primo assaggio, avrebbe cassato dalla lista dei sottosegretari un suo fedelissimo: il romano Gigi Muratori. Quando però un'agenzia di stampa mette in relazione la battuta sulla Venchi Unica con il partito unico, il Viminale rettifica: «II ministro è uno dei più convinti sostenitori della costituzione del partito unico dei moderati che si riconoscono nel Ppe». Nel giorno dell'ira di Pisanu, a Tremonti non è andata bene anche su altri fronti. La sua proposta, oltre a suscitare battute dei sindaci del Sud sul «governo balneare giunto all'ultima spiaggia» e proposte sulla vendita delle Alpi e dell'acqua piovana, provoca la reazione severa dell«Osservatore Romano»: «Dopo una crisi di governo scandita da fibrillazioni e incertezze giunge ora una proposta che si configura come stravagante per il rilancio del Sud». E va male anche con il neo ministro Gianfranco Miccichè: «Il Sud ha bisogno di maggiore concretezza e di meno fantasia. Se si decidesse di vendere il lago Maggiore, anche noi potremmo mettere sul mercato le spiagge del Sud». Condivide il governatore della Sicilia, Totò Cuffaro: «Le spiagge della Sicilia non sono in vendita». In serata, il vicepremier va in televisione dove precisa la sua formula: non vendita delle spiagge ma solo allungamento delle concessioni. Poi rivela che il governo ha allo studio un progetto per detassare gli aumenti salariali.
Spiagge e Mezzogiorno, Pisanu boccia Tremonti. L'ironia: la questione meridionale si risolve all'incanto. Miccichè: basta fantasie, allora cedete il lago Maggiore
Il ministro dell'Interno, Beppe Pisanu, ha lanciato una serie di battute sarcastiche e velenose contro il vicepremier Giulio Tremonti e il governo, in particolare sulla proposta di vendere le spiagge del Sud per rilanciare l'economia. Pisanu ha anche criticato il governo per la sua mancanza di concretezza e di realismo nella proposta. Il vicepremier Tremonti ha risposto con un discorso davanti ai deputati, in cui ha precisato che il governo non intende vendere le spiagge, ma solo allungare le concessioni. Inoltre, il governo ha anche lo studio di un progetto per detassare gli aumenti salariali.
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