Luce, calore, umidità, gas inquinanti e impurità provocano l'ingiallimento della carta. Gli scienziati sono riusciti a quantificare la concentrazione degli insiemi di atomi che danno "colore" alla carta invecchiata, detti "cromofori", che assorbono la luce. I cromofori, responsabili del processo d'ingiallimento, sono la chiave per comprendere il processo di degrado visivo delle opere su cellulosa, perché sono i prodotti chimici sviluppati dall'ossidazione durante l'invecchiamento. I ricercatori sono quindi riusciti a calcolare la concentrazione di cromofori presenti nella carta usata da Leonardo più di cinquecento anni fa. Ripetendo le misurazioni tra qualche anno si potrà sapere se il degrado continuerà e se il documento è conservato in modo corretto. Il nuovo metodo diagnostico potrebbe avere un importante impatto sul restauro di libri antichi del nostro paese. Claudia Violante, 26enne e dottoranda al dipartimento di Fisica di Tor Vergata, è la più giovane del team e ha spiegato a Repubblica come è nata la ricerca. "L'idea della ricerca è nata nel 2011, in seguito all'incontro casuale, avvenuto a una conferenza, tra Adriano Mosca Conte, fisico teorico dell'università di Roma Tor Vergata, e Mauro Missori, fisico sperimentale dell'Istituto Sistemi Complessi del Cnr di Montelibretti. L'idea dei due è stata quella di combinare esperimenti di riflessione della luce con raffinati metodi teorici basati sulla meccanica quantistica al fine di studiare il processo di degradazione della carta a livello nanoscopico. Nel marzo 2012, Mauro Missori ha avuto l'onore di effettuare esperimenti sul prezioso autoritratto di Leonardo da Vinci e da lì è nata l'idea di applicare il nostro metodo di ricerca al capolavoro, per poter dare un reale contributo alla sua salvaguardia". Quali sono ora i vostri progetti per far sì che il vostro metodo venga messo in pratica? "Il nostro metodo è puramente diagnostico ma può essere un prezioso strumento per la messa a punto di nuove tecniche di restauro. Tale obiettivo può essere raggiunto in collaborazione con gruppi di ricerca e industrie private a livello europeo. Per avviare questa collaborazione però, sono necessari dei finanziamenti che abbiamo richiesto alla Comunità europea tramite la sottomissione di un progetto scientifico". Dal 2011 ad oggi quanto è costata questa ricerca e chi vi ha finanziato? "C'è da precisare che non sono stati stanziati fondi specifici per la ricerca su Leonardo. Ci sono stati però fondi istituzionali e sono stati dati in parte dal Cnr e in parte dal ministero dei Beni Culturali per l'acquisizione e il mantenimento delle apparecchiature sperimentali per la carta antica. In più, fin dall'inizio, lo European Theoretical Spectroscopy Facility (Etsf), un'istituzione di ricerca sperimentale che fornisce supporto per lo studio dei materiali nel campo della spettroscopia teorica, ha finanziato il contratto a tempo determinato di Adriano Mosca Conte. In questo modo, lo scienziato ha potuto sviluppare il modello teorico per l'interpretazione degli spettri sperimentali della carta dell'autoritratto".
Salvare i libri antichi, c'è una nuova tecnica
Un team di ricercatori ha sviluppato un nuovo metodo diagnostico per quantificare la concentrazione di cromofori presenti nella carta usata da Leonardo da Vinci più di cinquecento anni fa. I cromofori sono i prodotti chimici sviluppati dall'ossidazione durante l'invecchiamento, responsabili del processo d'ingiallimento della carta. Il metodo diagnostico è stato applicato all'autoritratto di Leonardo e ha permesso di calcolare la concentrazione di cromofori presenti nella carta. Il team di ricerca, guidato da Adriano Mosca Conte, ha richiesto finanziamenti alla Comunità europea per avviare la collaborazione con gruppi di ricerca e industrie private per applicare il metodo diagnostico al restauro di libri antichi.
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