MARIA Amalia di Borbone non esitava a definire il Regno di Napoli, dove era stata regina dal 1734 al 1759, «pupilla dei miei occhi, che tengo nel mio cuore». Approdata alla corte di Madrid, al seguito del marito Carlo III, che doveva succedere al padre Ferdinando VI, la regina rifletteva con rimpianto sulle ineludibili ragioni della politica, che le avevano imposto di abbandonare la dolce bellezza della città sul golfo, dove aveva trascorso più di vent'anni. Alla vicenda di questa coppia reale che ha segnato non solo la storia di Napoli ma anche quella della Spagna è dedicato il corposo saggio "Carlo III. Un grande re riformatore a Napoli e in Spagna" dello studioso Giuseppe Caridi. Forte della felice esperienza appena conclusa, Carlo III decise di attuare anche a Madrid la stessa strategia, che aveva reso Napoli prestigioso centro della sua monarchia. Tra le sue più valide intuizioni, infatti, vi era stata quella di voler incidere sugli esiti negativi della fiacca gestione dei viceré, per dare concretezza ad un regno illuminato, ricco, così solido da superare il ricordo della mirabile stagione aragonese. Per assolvere a questo progetto, Carlo aveva stanziato ingenti somme di denaro da investire in straordinarie opere edilizie, che riqualificassero Napoli e sottolineassero le date fondamentali della sua reggenza. Così, in occasione delle sue nozze, fu iniziata la ristrutturazione del Palazzo Reale, ampliato a discapito della stabilità con nuovi corpi. Bonito e Solimena furono ingaggiati per affrescare le pareti degli ampi saloni, dove trovarono collocazio- ne le opere d'arte della collezione Farnese. Attaccato al lato occidentale del Palazzo venne costruito in otto mesi il Teatro San Carlo, inaugurato il 4 novembre 1737, in occasione dell'onomastico del re. Alcuni anni dopo, il viaggiatore inglese Samuel Sharp si soffermava sull'"effetto meraviglioso" procurato dalle "favolose dimensioni del palcoscenico" e dalla "prodigiosa cerchia dei palchi e l'altezza del soffitto", definendo il teatro "la cosa più ragguardevole che uno possa notare nei suoi viaggi". Nella simbolizzazione della totale coincidenza tra sé e la monarchia, nel 1752, per il suo trentaseiesimo compleanno, Carlo fece porre la prima pietra dell'edificio della Reggia di Caserta, il cui immenso perimetro venne tracciato da reggimenti a cavallo. Oltre a questo, il re assunse altri impegni eccezionali: la ripresa degli scavi archeologici, iniziati dagli austriaci e poi lasciati in sospeso, che consentirono il recupero di Pompei ed Ercolano, l'impulso alle manifatture d'arte (la fabbrica delle porcellane di Capodimonte), la costruzione di strade, ponti, fino ad ipotizzare un faraonico canale per collegare Gaeta a Pescara. Ma l'opera nella quale si manifestò più evidentemente il duplice aspetto dell'assolutismo di Carlo, attento al progresso ma arcaicamente paternalistico verso i sudditi, fu il Reale Albergo dei Poveri, gigantesca struttura architettonica per offrire ricovero e una sommaria formazione lavorativa alla moltitudine di mendicanti, che attraversava Napoli. Carlo, che si era nominato unico capo e protettore dell'Albergo, cercava così di tutelare la parte più debole del suo popolo, ottenendone fedeltà e obbedienza.
Un re innovatore che cambiò il volto di Napoli e della Spagna
Maria Amalia di Borbone fu regina del Regno di Napoli dal 1734 al 1759. Il suo marito Carlo III decise di attuare una strategia di riforma a Napoli e in Spagna. Carlo III volle incidere negativi sulla gestione dei viceré e volle dare concretezza ad un regno illuminato. Per questo progetto, Carlo III stanziò ingenti somme di denaro per investirle in opere edilizie. Iniziò la ristrutturazione del Palazzo Reale e costruì il Teatro San Carlo. Nel 1752, Carlo III fece porre la prima pietra dell'edificio della Reggia di Caserta.
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