PER le già malridotte istituzioni culturali di Roma rischia di rappresentare il colpo di grazia: dal Teatro dell'Opera in via di faticoso risanamento all'Accademia di Santa Cecilia, già messa a dura prova dalla riduzione del finanziamento comunale. Una botta tale da costringere alla chiusura di manifestazioni di sicuro richiamo come la Festa del Cinema, il Fiction Fest e le sfilate d'alta moda (giunte probabilmente all'ultima edizione) e a cancellare iniziative più piccole ma assai simboliche come la Notte dei Musei e il Festival della letteratura ebraica. In Camera di Commercio è allarme rosso. La riforma della pubblica amministrazione appena varata dal governo taglia, tra le altre cose, il diritto annuale che le imprese devono pagare agli enti camerali per i servizi resi: un tributo che oscilla fra gli 80 euro di un'azienda a carattere familiare ai 40mila di una multinazionale come l'Eni, abbattuto per decreto del 50. Significa che se finora nelle casse di Via de' Burrò sono entrati 60 milioni l'anno, a una media di 110 euro a impresa (540mila quelle iscritte nella capitale), da adesso in avanti ne arriveranno soltanto 30. Un gettito dimezzato che comporterà l'azzeramento di tutti gli investimenti mirati allo sviluppo dell'economia, a cominciare da quelli sulla cultura, finanziati ogni anno con circa 15 milioni, per limitarsi all'attività minima istituzionale: la tenuta del registro delle imprese e quella di certificazione e regolazione del mercato. È un elenco lungo e dolorosissimo quello stilato in queste ore negli uffici alle spalle di Piazza di Pietra. Poiché il taglio del diritto annuale entrerà in vigore subito, non appena il decreto legge verrà pubblicato, la Camera di Commercio smetterà di erogare tutta una serie di contributi necessari alla sopravvivenza delle più importanti kermesse cittadine. Prima fra tutte la Festa del Cinema, che poggia sin dalla nascita su tre gambe: il Comune, la Regione e la Cciiaa, appunto, che ogni anno versano poco più di un milione e centomila euro a testa. Se dovesse venire a mancare un terzo del budget, la chiusura sarebbe inevitabile: tanto più che di recente è stato chiesto un ulteriore esborso di 600mila euro, in aggiunta alla quota normale, per tappare il buco aperto nel bilancio 2013. Stesso discorso per il Fiction Fest, finanziato con un milione di euro, mentre la Regione ne versa 1,3. E Roma dovrà dire addio pure alle storiche passerelle di moda che, in quasi mezzo secolo hanno resistito all'esodo dei grandi stilisti, alla crisi mondiale dell'haute couture, all'incerta gestione degli ultimi tempi, ma non riusciranno ad andare avanti senza il milione e 800mila euro messo a disposizione ogni anno dall'ente guidato da Giancarlo Cremonesi. Un destino che rischia di accomunare le maggiori istituzioni culturali della città. La Fondazione Musica per Roma, cui il Campidoglio ha già tagliato oltre 2 milioni di contributi, dovrà pure fare a meno del milione finora erogato dalla Camera di Commercio; la stessa cifra che verrà a mancare all'Accademia di Santa Cecilia e al Teatro dell'Opera, anch'esse assai penalizzate dalla crisi del bilancio comunale. Come il RomaEuropaFestival, che perderà 150mila euro. Sul fronte delle manifestazioni minori, invece, il Festival della letteratura ebraica e quello della cucina kosher potrebbero non farcela senza i 200mila euro di Via de' Burrò, decisa ad azzerare pure i 400mila euro dati alla Notte dei Musei. Anche se la vera disfatta arriverà con la cancellazione della Maker fair, la grande fiera internazionale dedicata all'innovazione, alla creatività e al saper fare, finanziata con la bellezza di 2 milioni di euro. Si continuerà ad organizzare ovunque - da San Francisco a Parigi e Londra - ma non a Roma: per mancanza di soldi. Un'autentica débâcle.