ASSESSORE Filippo Del Corno, la querelle sull'attribuzione del quadro "Sacra Famiglia" che si trovava alla mostra su Luini a Palazzo Reale ha fatto molto discutere dopo la decisione dell'Ambrosiana di riprendersi il dipinto che aveva dato in prestito. Chi ha sbagliato in questa vicenda? «Per me non ha sbagliato nessuno. I curatori Agostoni e Stoppa sono di livello indiscusso e hanno preso la loro decisione dopo uno studio approfondito che è stato documentato in sei pagine di scheda in cui vengono posti dei dubbi e delle incertezze sull'attribuzione. Dall'altra parte credo che ci sia stato un legittimo momento d'irritazione». Però non si può negare che la vicenda qualche imbarazzo l'abbia creato. «La discussione è stata accesa e questo vuol dire che ne valeva la pena: del quadro ne hanno parlato le prime pagine dei giornali nazionali e non sarebbe successo senza il conflitto sull'attribuzione. Questa mostra ha ricevuto un unanime consenso da parte dei testimoni più significativi del mondo dell'arte e della cultura, da Arbasino a Settis. Si tratta di una mostra destinata a fare storia perché portatrice di un elemento di approfondimento, di ricerca e di trasformazione rispetto a i temi posti». Le posizioni però sembrano inconciliabili. «Vero. Ma a questo punto la battaglia di idee non può essere chiusa dal Comune. E mi lasci dire che sbagliano coloro che richiedono all'amministrazione comunale una censura nei confronti dei curatori. Se lo avessimo fatto avremmo adottato un atteggiamento sovietico, dirigista. Sarebbe stata una presunzione di incompetenza nei confronti dei curatori, cosa che non è pensabile. Al contrario, abbiamo creato le migliori condizioni per un confronto "volteriano" tra le idee». Voi da che parte vi schierate? «Non è il nostro ruolo quello di prendere le parti di uno o dell'altro. Nulla vieta, peraltro, di riportare alla pinacoteca il quadro con l'attribuzione originaria, è già successo altre volte. Io però non avrei mai scelto di forzare i curatori a tornare indietro su un'attribuzione che è frutto di un lavoro scientifico». Quindi tutto è andato liscio? «Il nostro comportamento è stato ineccepibile, in particolare quello di Domenico Piraina, il direttore di Palazzo Reale. Lui ha messo in contatto le parti per farle confrontare sul tema. L'unico rammarico è che se tutto questo fosse avvenuto a mostra appena aperta, la discussione sarebbe stata più costruttiva e forse saremmo riusciti a mantenere il quadro all'interno». Non temete adesso che si siano compromessi i rapporti tra voi e l'Ambrosiana? In ballo c'è anche il prestito del Musicodi Leonardo per la mostra dell'Expo. «Ho troppa stima in monsignor Buzzi e nell'Ambrosiana per credere che possano lasciarsi andare ad atteggiamenti di ritorsione. Siamo su un contesto di dialogo che va ben oltre un episodio del genere. Nel caso del Leonardo i due curatori della mostra saranno Pietro Marani e Maria Teresa Fiorio, molto legati all'Ambrosiana. Sono certo che la presenza di questi due curatori sarà un'ulteriore garanzia del fatto che il loro contributo verrà valorizzato».